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Che fare se ho ristrutturato casa e ora va in eredità ad altri?

30 settembre 2017


Che fare se ho ristrutturato casa e ora va in eredità ad altri?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 settembre 2017



Ho acquistato e ristrutturato una casa con difetti di costruzione. L’avente diritto è morta e gli eredi vogliono a rinunciare alla eredità. Come posso procedere?

I fatti esposti conducono innanzitutto a valutare gli obblighi che la legge impone al venditore [1]. Quest’ultimo è tenuto, fra le altre cose, a garantire il compratore dai vizi della cosa, cioè quelli che la rendono inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore. Il contenuto di tale garanzia è dato dalla possibilità per l’acquirente di richiedere alternativamente la risoluzione del contratto di compravendita – ossia la restituzione del prezzo, il rimborso dei pagamenti fatti per la vendita e la riconsegna dell’immobile – oppure una riduzione del prezzo [2], fatto salvo il risarcimento del danno a carico del venditore a meno che quest’ultimo provi di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa [3]. A giudicare da quanto riportato nel quesito, pertanto, il lettore ha titolo per far valere la garanzia suesposta nei confronti di chi gli ha venduto l’appartamento, trattandosi di un bene privo di quegli interventi edilizi per i quali era stato stipulato un appalto e ottenuti i relativi contributi. Trattandosi di immobile privo di certificato di agibilità – che invece avrebbe dovuto esser rilasciato a seguito dei lavori in oggetto –potrebbe chiedere il risarcimento del danno al venditore solo per la mancata consegna di questo documento, come sancito da una sentenza della Corte di Cassazione [4]. In secondo luogo e tenuto conto della ristrutturazione che avrebbe dovuto esser fatta nell’immobile, si devono prendere in esame eventuali responsabilità dell’appaltatore e/o verso il committente e i suoi aventi causa. La legge, infatti, accorda tanto al committente dell’appalto – cioè colui che ha dato l’incarico per l’esecuzione dei lavori – quanto ai suoi aventi causa – cioè coloro che nel frattempo sono subentrati nella proprietà dell’immobile – una specifica garanzia nel caso in cui l’immobile presenti gravi difetti nel corso di dieci anni dal compimento dei lavori, purché si faccia denuncia all’appaltatore di tali difetti entro un anno dalla loro scoperta e si agisca contro l’appaltatore entro un anno dalla suddetta denuncia quantomeno con una lettera di diffida e messa in mora [5]. La giurisprudenza ha chiarito infatti che sono gravi difetti quelli che incidono sulla sostanza e stabilità dell’opera, anche se non determinano minaccia di crollo immediato o evidente pericolo di rovina. La suddetta azione consiste nella richiesta di un risarcimento del danno e può essere estesa anche al progettista o comunque a coloro che hanno concorso, col loro comportamento, a causare il danno ascrivibile alla mancata/errata/cattiva esecuzione dell’opera. Venendo da ultimo alla circostanza consistente nella morte dell’originario venditore/committente e alla paventata rinuncia all’eredità da parte dei chiamati all’eredità di quest’ultimo, va evidenziato che una rinuncia all’eredità non potrebbe essere compiuta a distanza di oltre due anni dalla morte laddove i chiamati all’eredità del defunto fossero nel possesso dei beni di quest’ultimo, poiché tale ultimo dato comporta che essi siano già divenuti automaticamente eredi dopo tre mesi dalla morte. Ciò comporterebbe che le eventuali azioni giudiziarie sopra elencate potrebbero essere intentate nei confronti degli eredi dell’originario venditore.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Enrico Braiato

note

[1] Art. 1476 cod. civ.

[2] Art. 1492, co. 1, cod. civ.

[3] Art. 1494 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 23157 dell’11.10.2013.

[5] Art. 1669 cod. civ.

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