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Lavoro a chiamata, il limite d’età è legittimo?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2017



Contratto di lavoro intermittente: è giusto che la legge stabilisca l’esclusione dei lavoratori sopra i 24 e sotto i 55 anni di età?

Il lavoro a chiamata, che in questo periodo ha conosciuto una notevole crescita a causa dei forti limiti imposti dai nuovi voucher, taglia fuori un ampio numero di lavoratori: non è possibile attivare questo tipo di contratto, difatti, se il lavoratore ha compiuto i 24 anni di età (se il contratto è stato attivato prima, può svolgere prestazioni lavorative sino al compimento del 25° anno di età) o se ha meno di 55 anni.

Ci si chiede allora se quest’esclusione basata sull’età, disciplinata dalla legge, non sia in realtà discriminatoria nei confronti dei lavoratori e contraria alla normativa comunitaria, volta a rendere effettivo negli Stati europei il principio della parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro [1].

A mettere fine alle discussioni su questo argomento è una recente sentenza della Corte europea [2], che ha confermato la legittimità della normativa italiana sul lavoro a chiamata. Vediamo perché.

Favorire l’accesso dei giovani e degli anziani al mercato del lavoro

Secondo la Corte Europea, il lavoro a chiamata, pur non essendo accessibile ai lavoratori di età tra i 25 e i 54 anni, non è discriminatorio. Questo, perché ha la finalità di favorire l’accesso dei giovani al mercato del lavoro, nonché l’accesso delle persone più anziane, fasce normalmente escluse dal mondo dell’impiego: persegue dunque uno scopo legittimo e conforme ai principi antidiscriminatori della normativa comunitaria.

La carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e la normativa comunitaria in materia di discriminazione sul lavoro, in particolare, stabiliscono soltanto un quadro generale sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. La parità di trattamento non si realizza con condizioni lavorative formalmente uguali per tutti, anzi, è proprio “calibrando” le disposizioni di legge sulle diverse categorie di lavoratori che si può realizzare un’uguaglianza sostanziale.

Il contratto a chiamata, perseguendo la finalità di promuovere l’occupazione dei più giovani e degli anziani normalmente esclusi dal mercato, non è dunque discriminatorio, in quanto l’impossibilità di assumere i lavoratori dai 25 ai 54 anni persegue una finalità legittima di politica del lavoro e del mercato del lavoro.

Abolizione dei limiti di età del contratto a chiamata

Chiarito che, allo stato attuale, i limiti d età per accedere al lavoro a chiamata sono legittimi, bisogna comunque osservare la crescente esigenza di far ricorso a questo strumento, uno dei pochi contratti flessibili che si possono utilizzare per le prestazioni discontinue. I nuovi voucher (contratto di lavoro occasionale), difatti, hanno diversi limiti che rendono difficile la loro attivazione, mentre il contratto di lavoro part time richiede una continuità nello svolgimento dell’attività lavorativa, anche se minima.

Sono dunque state presentate diverse proposte di legge per abolire i limiti di età nel lavoro a chiamata, il cui iter, però, è attualmente fermo.

note

[1] Dir. 2000/78/CE.

[2] Corte di Giustizia UE, sez. I, sentenza n° C‑143/16 del 19/07/2017.

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