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Lo sai che? Disoccupato: come spendere senza essere segnalato al fisco

Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2017

Un disoccupato può spendere i risparmi accumulati negli anni precedenti oppure rischia un accertamento fiscale?

Se tanto guadagni, tanto puoi spendere. Se così non fosse vorrebbe dire che qualcuno ti sta regalando i soldi o te li sta prestando; in entrambi i casi, però, sei tu a doverlo dimostrare. Diversamente aspettati pure un accertamento fiscale. Detto in parole molto povere e semplici, è questo il funzionamento del redditometro che mette, su un lato della bilancia, il reddito indicato nella dichiarazione inviata all’Agenzia delle Entrate e, sull’altro piatto, le spese e il tenore di vita del contribuente. Se il secondo pesa di più del primo (lo sfasamento deve superare almeno il 20%) allora ci sono i presupposti di un accertamento fiscale. Accertamento che può essere dimostrato solo con la prova contraria da parte del contribuente, dimostrando cioè di aver potuto spendere grazie – ad esempio – a donazioni, redditi non dichiarati perché esenti o perché già tassati alla fonte. In tutto questo come deve comportarsi un disoccupato? Può spendere i soldi sul conto, frutto di risparmi accumulati negli anni precedenti, senza essere segnalato al fisco?

La soluzione potrebbe apparire semplice e scontata: tutti sono liberi di fare ciò che vogliono con il proprio denaro: anche fare come la cicala senza preoccuparsi del futuro. Tuttavia bisogna sempre prestare attenzione a non acquistare beni che poi necessitano di essere mantenuti e che comportano ulteriori cosi perché, in tal caso, i conti potrebbero non tornare più. Il disoccupato che ha 40mila euro sul conto corrente, frutto di un lascito del padre ormai deceduto, può anche comprare una Bmw, ma chi glielo paga poi il bollo? E la manutenzione? E il tagliando? E l’assicurazione? E la benzina? Se dovesse fare una scelta del genere, chiunque lo riterrebbe una persona poco assennata; il fico, invece, può ritenerlo un evasore? La risposta è negativa, ma solo per l’anno dell’acquisto del bene. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Immaginiamo un disoccupato. Che vende un vecchio magazzino e incassa una cifra che deposita sul conto corrente. L’anno successivo, pur non lavorando, acquista un’auto di lusso. Rischia un accertamento con redditometro? No. Egli può tranquillamente giustificare la spesa effettuata quell’anno dimostrando di avere utilizzato i denari ricavati dalla vendita del bene, ovviamente facendo vedere che i depositi del conto corrente sono diminuiti. Infatti uno dei casi in cui l’accertamento tramite redditometro può essere schivato è il disinvestimento, ossia la vendita di beni usati il cui ricavato, non comportando un incremento di ricchezza, non va dichiarato al fisco, ma costituisce una riserva di liquidità che ben può giustificare l’acquisto di altri beni, anche di lusso (come appunto la Bmw nell’esempio di poc’anzi).

Dunque, nel caso rappresentato, il contribuente nulla deve temere. Difatti l’esistenza di un decremento del risparmio pregresso giustifica tranquillamente la spesa (corrente o per investimenti) anche dell’anno durante il quale non si sia conseguito alcun reddito. Ma attenzione: il problema potrebbe sorgere negli anni successivi. Nell’Anagrafe tributaria infatti risulterà che il contribuente corrisponde un’assicurazione di più di mille euro annui, un bollo di diverse centinaia di euro e circa 10 ingressi (e uscite) dal casello autostradale (pagati con la carta di credito), viaggi che a loro volta richiedono l’acquisto della benzina. Il fisco verosimilmente potrebbe chiedere al contribuente con quali soldi mantiene questi beni se ormai il conto corrente è svuotato. E lì, a meno che non viva ancora con mamma e papà e dimostri che il loro reddito consente di aiutarlo con “sovvenzioni” periodiche, l’accertamento fiscale sarà più che scontato.

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Autore immagine: 123rf com


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