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Versare soldi in nero in banca: quali rischi?

17 Settembre 2017


Versare soldi in nero in banca: quali rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Settembre 2017



Cosa rischia il contribuente che fa un versamento di contanti sul conto corrente: l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Se hai letto tutte le guide sull’uso dei contanti che abbiamo pubblicato sul nostro giornale, non avrai bisogno di leggere anche quest’ulteriore articolo. Ma poiché la sintesi e la semplificazione sono tra le doti più apprezzate quando si parla di fisco, è meglio fare il punto della situazione e spiegare, ancora una volta, e con qualche suggerimento pratico, quali rischi si corrono nel versare soldi in nero in banca.

Accertamenti bancari validi per tutti i contribuenti

La prima cosa da dire quando si depositano soldi contanti sul conto corrente è che tutti i contribuenti sono uguali (una volta tanto!). In altri termini, non c’è differenza tra lavoratore dipendente, pensionato, autonomo, professionista o imprenditore: tutti sono soggetti alle medesime regole (che tra breve illustreremo).

Il limite di contanti non vale per i versamenti in banca

La seconda cosa da dire quando si tratta di versamenti di soldi in banca è che, in questo caso, non opera la regola dei limite di 3.000 euro per volta. Difatti, il divieto di trasferire contanti per cifre superiori a 2.999,99 euro vale solo quando la proprietà dei soldi si trasferisce tra due soggetti diversi: invece, nel caso del deposito o del prelievo dal conto, il denaro resta sempre di proprietà del correntista, mentre la banca è una semplice depositaria.

Leggi anche Prelievi e versamenti: come evitare il fisco

Per quanto tempo conservare le prove scritte

La terza e principale informazione da conoscere quando si tratta di versare soldi in nero in banca è che si rischia sempre fino a cinque anni. Tale infatti è il termine entro cui l’Agenzia delle Entrate può accertare eventuali irregolarità e incompletezze nella dichiarazione dei redditi. Se, quindi, il fisco dovesse pensare che il denaro versato sul conto è frutto di evasione, ma il movimento è avvenuto oltre il 31 dicembre del 5 anno successivo a quello in cui è stato materialmente eseguito, non è più possibile sollevare contestazioni e il piccolo evasore è salvo.

Prima dell’accertamento il contribuente può difendersi

Il quarto punto da tenere in considerazione è che, in caso di versamenti sospetti sul conto corrente non ti arriverà mai un accertamento fiscale direttamente a casa: il fisco ti darà prima la possibilità di difenderti, invitandoti a fornire giustificazioni scritte circa la provenienza dei soldi. È chiaro, quindi, che se i soldi che hai ricevuto sono solo il frutto di una vendita di un bene di seconda mano (ad esempio il motorino o dei libri vecchi) o i regali del tuo compleanno, potrai sempre fornire la prova di ciò. Sempre meglio però avere, in tutti questi casi, un documento scritto visto che l’Agenzia delle Entrate – come il processo tributario – non accetta prove testimoniali.

Come si accorge il fisco di un versamento sospetto

La quinta questione da non farsi sfuggire è che non è detto che versare soldi in nero in banca comporti il rischio di un accertamento fiscale. Di solito ciò avviene quando si tratta di importi di un certo peso rispetto alla tua dichiarazione dei redditi, così come potrebbe essere che l’Agenzia di chieda chiarimenti anche per poche centinaia di euro. Di fatto, una cosa è certa: il fisco è sempre in grado di sapere quanto hai sul conto e quando ce l’hai versato. Non è certo l’impiegato di banca a dirglielo, né è tenuto a farlo, né mai potrebbe farlo. Esiste al contrario un sistema informatico (che opera automaticamente), dal nome «Anagrafe dei rapporti finanziari». Esso fa un po’ da …spia: rivela cioè, in tempo reale, all’Agenzia delle Entrate tutti i saldi e le movimentazioni dei conti correnti degli italiani (uno strumento di indagine così penetrante non è presente in gran parte dei Paesi europei). Ma come se ne accorge materialmente il fisco? Non può certo andare a vedere ogni giorno tutte le operazioni fatte dai contribuenti! Non di certo. Però a fine anno, sul conto, c’è di certo un saldo disponibile che non può sforare una certa percentuale rispetto al reddito dichiarato. Che penseresti se un contribuente che dichiara 600 euro al mese avesse, come saldaconto al 31 dicembre, 100mila euro? Anche il risparmio, peraltro, è sotto la lente del fisco.

Versamenti: la giustificazione serve per vincere la presunzione di nero

Ultimo aspetto da tenere in considerazione, che si ricollega direttamente al primo: in caso di indagini bancari, vige quella che tecnicamente si chiama «presunzione a favore dell’Agenzia delle Entrate». Funziona pressappoco così. Se tu non dimostri da dove provengono i soldi versati in banca, il fisco è autorizzato a ritenere che si tratti del frutto dell’evasione e, quindi, te li tassa anche se sono già stati tassati e provengono da fonte lecita. Di tanto abbiamo già parlato in I contanti versati sul conto corrente vanno tassati. La prova – lo abbiamo detto poc’anzi – deve essere necessariamente documentale. Quindi, è sempre bene conservare tutte le carte che dimostrano la fonte del denaro. Vuoi un esempio pratico? Lo trovi qui: Versamenti sul conto: vanno giustificati?

Ma siccome questo articolo è dedicato proprio ai versamenti dei soldi in nero, il problema della giustificazione non si pone a monte. Il nostro lettore vuole sapere cosa rischia. E lo diciamo senza altri freni: rischia che tali soldi vengano tassati e, con le tasse, applicate anche le sanzioni. In pratica: se dovesse risultare un versamento di 10mila euro non giustificato, questi verranno tassati con l’aliquota Irpef ordinaria, oltre all’applicazione delle sanzioni: come dire perderli quasi completamente.

Quali scuse fornire per un versamento in banca?

Scommetto che mentre stavi leggendo questo articolo già pensavi a quali scuse dire al fisco in caso di accertamento: i soldi me li ha dati un amico; sono un prestito; sono la restituzione di un prestito; sono un regalo del compleanno. Ma non tutte le scuse possono servire. Vediamo le principali:

  • «Me li ha dati un amico». Possibile, ma quanti amici al giorno d’oggi prestano soldi senza una garanzia scritta di restituzione? E perché mai l’amico ha preferito i contanti e non il bonifico che, invece, gli avrebbe dato la certezza di poter dimostrare, un domani, davanti a un giudice, il prestito? Infine, qual è il motivo per cui l’amico avrebbe dato questa somma? Sono domande a cui sarebbe difficile rispondere. La scusa insomma non regge.
  • «È un regalo di un familiare». Ci può anche stare ma sappi che, secondo la Cassazione, non vanno dimostrati solo i soldi provenienti dal coniuge e dai figli o genitori purché conviventi. E sempre ammesso che il loro reddito consenta di fare questi regali. Invece le donazioni provenienti da altre persone, anche se conviventi, ma non rientranti nello stretto nucleo familiare, vanno dimostrati attraverso bonifico. In quel caso sarà opportuno che vi sia una giusta causale come ad esempio «regalo di compleanno», «contributo acquisto auto», «regalo di nozze», «sostegno per prime spese matrimonio», ecc.
  • «È la restituzione di un prestito»: attento, perché a quel punto dovresti dimostrare non solo il prestito, ma anche il fatto che quel prestito non ti ha fruttato un reddito, ossia gli interessi. Insomma, meglio darsi una zappata sul piede che sostenere questa tesi;
  • «È il regalo a titolo di riconoscenza di una persona a cui ho fatto un piacere» Tra tutte è la scusa meno opportuna. Facile presumere che si tratti, in realtà, di un vero e proprio corrispettivo che, quindi, come tale, va fatturato o comunque dichiarato al fisco. Certo, se un medico fa una visita gratuita il paziente è solito regalargli il panettone a Natale o anche un orologio alla prima occasione, ma non gli dà certo la bustarella coi soldi. «Cà nissun’è fesso» diceva un comico famoso…;
  • «Ho vinto alle carte». Bravo, questa è una buona scusa. Ma attento perché se si tratta di un gioco autorizzato, devi conservare il biglietto della vincita.

note

Autore immagine: 123rf com


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