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Caduta per distrazione: posso chiedere il risarcimento?

17 settembre 2017


Caduta per distrazione: posso chiedere il risarcimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 settembre 2017



Caduta e risarcimento danni: anche la presenza di una pietra, una buca o un oggetto nascosto sulla strada non eliminano l’obbligo per il pedone di prestare attenzione.

Non c’è certamente bisogno di chiamare un avvocato per sapere se ha diritto al risarcimento chi cade a terra a causa della propria distrazione, magari perché inciampa sul laccio della propria scarpa, non si accorge di un gradino sul marciapiede, non guarda dove mette i piedi e finisce su una grata. I dubbi potrebbero però arrivare quando, insieme alla distrazione, c’è anche un ostacolo imprevisto che, invece, non dovrebbe esserci: ad esempio, una buca, un tombino divelto, una fioriera in mezzo alla strada, un grosso sasso trascinato da un nubifragio. In caso di caduta per distrazione è possibile chiedere i danni magari con un concorso di colpa e risarcimento dimezzato? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza.

Partiamo da un principio. I tempi dei filosofi che camminavano con la testa guardando l’universo sono finiti. È infatti vero che il custode della strada è tenuto alla manutenzione del suolo e a evitare pericoli che possano danneggiare i passanti. Ma è anche vero che non si può pretendere un risarcimento tutte le volte in cui si incappa in un ostacolo che, per quanto imprevisto, può essere evitato usando una normale cautela e attenzione. Il principio che regola le norme sul risarcimento della strada pretende la prudenza: prudenza per chi cammina come – ancor di più – per chi guida. Ed allora, se l’uso di questa prudenza minima può evitare un danno, non c’è possibilità di pretendere indennizzi.

In che misura deve essere questa prudenza? È qui che si gioca tutta la partita del risarcimento del danno. La giurisprudenza dice che hanno diritto a essere risarciti solo coloro che cadono a causa di una «insidia o trabocchetto», cioè tutto ciò che non può essere previsto e prevedibile anche usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto delle capacità fisiche del danneggiato. Come dire:

  • una buca molto grande: qui il risarcimento è pressoché impossibile perché è difficile sostenere di non aver visto l’ostacolo;
  • una buca coperta in una strada poco illuminata: in questo caso è molto più facile ottenere i danni;
  • una buca in una strada che si percorre tutti i giorni: la conoscenza del luogo rende edotto il passante del pericolo e quel giorno che si distrae e se ne dimentica non può che prendersela con sé stesso;
  • una buca che poteva essere evitata con un rapido movimento: qui dipende dal danneggiato. Da un giovane si può pretendere un arresto improvvisto; da un anziano molto meno;
  • una buca coperta di pioggia: anche qui bisognerà vedere caso per caso. Da un lato, infatti, non si può pretendere che l’automobilista eviti l’acqua sull’asfalto, ma laddove è evidente che sotto la piscinetta si nasconde un cratere, il gusto di vedere l’acqua schizzare da tutti i lati non può poi consentire il risarcimento del danno.

Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Il fatto però che unifica tutti questi casi è sempre lo stesso: laddove il danno sia stato determinato anche dalla distrazione del passante, il risarcimento è negato completamente.

note

[1] Cass. ord. n. 20779/2017 del 5.09.2017.

Autore immagine: 123rfcom

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 2 febbraio – 5 settembre 2017, n. 20779
Presidente Amendola – Relatore Armano

Fatti del processo

La Corte di appello di Brescia, con sentenza del 30-7-2015, ha confermato il rigetto della domanda proposta da Pa. Ma. Es. nei confronti del condominio Casa Mia e della Fondiaria Sai Assicurazioni, volta ad ottenere ex art.2051 c.c. il risarcimento dei danni riportati a causa di una caduta su una fioriera con un bambino in braccio.
Gli intimati non si difendono.
La causa è stata trattata nella camera di consiglio non partecipata della sesta sezione civile a seguito di proposta di inammissibilità formulata dal relatore.

Ragioni della decisione

1. La sentenza di secondo grado ha affermato, riportandosi per relazione anche alla motivazione della sentenza di primo grado che ha condiviso, che la causa esclusiva dell’infortunio è riconducibile alla condotta della Pa., la quale non ha percepito la presenza della fioriera , ben visibile per le sue dimensioni e nota alla donna abituale frequentatrice di quel condominio, distratta dal bambino che aveva in braccio.
2. Con il primo motivo si denunzia violazione dell’art.2051 c.c. in ordine alla ritenuta idoneità della condotta della Pa. ad interrompere il nesso eziologico tra la cosa e l’evento Con il secondo motivo si denunzia violazione degli artt.115 e 116 c.p.c.
3. I due motivi si esaminano congiuntamente per la connessione logico-giuridica che li lega e sono inammissibili La ricorrente solo formalmente denunzia vizio di violazione di legge, ma in realtà richiede una nuova valutazione dell’accertamento in fatto operato della Corte di appello.
Viene censurata la decisione assunta perché non è stata considerata la posizione delle fioriera al centro del passaggio pedonale, confermata dai testimoni, le circostanze temporali ed il fatto che la Pa. aveva in braccio un bambino.
La Corte di appello ha omesso di considerare le prove offerte dalla ricorrente ,il buio e la pioggia, lo stato dei luoghi come risultante dalle fotografie prodotte.
4. Si ricorda che il vizio di motivazione oggi denunciabile in sede di legittimità, in virtù dell’applicazione al procedimento del nuovo art.360 n.5 c.p.c in considerazione della data di ‘pubblicazione della sentenza, ha limiti ben precisi che la ricorrente non ha rispettato.
A fronte di motivazione adeguata ,non ha indicato il fatto decisivo, oggetto di discussione fra le parti, che la Corte dell’impugnazione avrebbe omesso di valutare, richiedendo nella sostanza una inammissibile rivalutazione di merito.
Conclusivamente il ricorso deve dichiararsi inammissibile.
Nulla spese stante l’assenza degli intimati.

P.Q.M

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma I-bis dello stesso articolo 13.

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