Professionisti La Scia in sanatoria annulla l’ordine di demolizione?

Professionisti Pubblicato il 16 settembre 2017

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> Professionisti Pubblicato il 16 settembre 2017

La presentazione di un’istanza di SCIA edilizia in sanatoria (Segnalazione Certificata di Inizio attività) al Comune può annullare la precedente ordinanza di demolizione emessa dal Comune in relazione ad un abuso edilizio? Il privato può paralizzare tramite il deposito di un nuovo progetto di sanatoria i poteri sanzionatori già esercitati dalla pubblica amministrazione tramite l’ordine di rimozione di opere abusive?

Il privato può determinare l’annullamento e la paralisi degli effetti di un provvedimento amministrativo quale un’ordinanza di demolizione presentando al Comune che ha emanato l’ordinanza una SCIA edilizia in sanatoria per regolarizzare il precedente abuso edilizio.

Un privato qualora commettesse un abuso edilizio stando all’attuale indirizzo del Consiglio di Stato (giurisdizione superiore amministrativa) potrebbe -semplicemente presentando una nuova pratica di SCIA in sanatoria al Comune competente- far venire meno gli effetti di una precedente ordinanza di demolizione di opere abusive. Questo significa che il privato potrebbe paralizzare con il suo intervento i poteri sanzionatori della pubblica amministrazione (P.A.) determinandosi a carico del primo una posizione di supremazia nei confronti del secondo, il che lascia perplessi sul piano del costante perseguimento dell’interesse pubblico da parte della P.A.: principio assoluto e incontrovertibile che giustifica sempre e comunque sul piano sanzionatorio l’emanazione di ordinanze anche a carattere afflittivo. Difatti, il perseguimento dell’interesse pubblico da parte della P.A. è sempre superiore al diritto di proprietà e al connesso diritto di costruire del privato e, in generale, risulta superiore a qualunque tipo di diritto opponibile nei confronti della P.A. da parte del privato. In sostanza si potrebbe sostenere che la P.A. ha sempre ragione.

Questo principio, tuttavia, si scontra con un altro consolidato principio espresso in più sentenze dal 2010 in avanti da parte del Consiglio di Stato che ha stabilito che l’esercizio della facoltà di regolarizzare la propria posizione da parte del privato impedisce l’esercizio del potere repressivo dell’amministrazione almeno sino a quando la stessa non si pronunci in senso negativo sull’istanza di SCIA in sanatoria presentata dal privato. Questo sul piano pratico significa che la precedente ordinanza di demolizione emessa dal Comune verrebbe momentaneamente sospesa in attesa di una decisione definitiva sulla nuova istanza di SCIA edilizia in sanatoria presentata all’uopo dal privato per sanare l’abuso edilizio che qualora fosse positiva andrebbe ad annullare la precedente ordinanza ma qualora, al contrario, fosse negativa cosa provocherebbe? A ragion di logica si penserebbe che il Comune in questione possa dare avvio alla demolizione mettendo in esecuzione la precedente ordinanza di demolizione (la prima in ordine temporale) ma così non è poiché lo stesso Consiglio di Stato ha precisato che il privato debba attendere l’emanazione della nuova ordinanza di demolizione (seconda in ordine temporale) con la quale il Comune respinga la domanda di SCIA in sanatoria e disponga nuovamente la demolizione dell’opera abusiva.

Immaginiamo che l’esito dell’istanza di SCIA in sanatoria sia negativa: questo che cosa comporterebbe? Evidentemente la conseguenza sarebbe l’immediata demolizione delle opere abusive ma in realtà il privato potrebbe presentare una nuova istanza di SCIA in sanatoria e di nuovo bloccare l’ordinanza di demolizione in attesa di una provvedimento del Comune di accoglimento o di rigetto dell’istanza e andare avanti così per sempre.

Risulta evidente che stando così le cose si è creato un meccanismo di circolo vizioso che lascia impunito l’abuso edilizio sino a data da destinarsi e ricorda molto il famoso proverbio del gatto che si morde la coda.

L’unica soluzione allo stato attuale è che il privato presenti un’istanza di SCIA in sanatoria con dei progetti urbanistici che siano conformi alla prescrizioni del Piano urbanistico del Comune e che segua scrupolosamente le indicazioni tecniche impartite dallo stesso atte a regolarizzare l’abuso e a determinare un accoglimento dell’istanza di SCIA in sanatoria.

Nel frattempo il nostro amico a gatto sarà riuscito a mordersi la coda?

Di Avv. LORENZA TASSI

C.so Italia 43, Milano


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