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Rata mutuo troppo alta: come sospenderla


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 settembre 2017



La legge di stabilità 2015 ha messo a disposizione dei debitori la possibilità di sospendere la rata del mutuo al ricorrere di alcuni requisiti. 

 Sono migliaia gli Italiani che ricorrono ad un prestito bancario per finanziare gli acquisti più importanti per sé e per la propria famiglia: la casa; l’automobile; la ristrutturazione di una proprietà. L’istituto di credito, ovviamente, concede il prestito solamente quando ritenga che vi siano garanzia idonee per poter recuperare le somme, maggiorate degli interessi. Allo stesso modo, il cliente accende un mutuo cercando di ottenere condizioni cui possa far fronte: in primo luogo, baderà che le singole rate non siano troppo pesanti. Tuttavia, le previsioni non vengono sempre rispettate e un particolare momento di difficoltà economica può impedire di onorare il proprio debito. Per fortuna, esistono alcuni strumenti volti a fronteggiare queste situazioni d’emergenza. Vediamo allora come sospendere una rata del mutuo troppo alta.

La moratoria

La legge di stabilità 2015 [1] ha introdotto una speciale moratoria a favore dei debiti bancari contratti dalle famiglie e dalle piccole e medie imprese. Con questo strumento i mutuatari (cioè coloro che hanno contratto un mutuo) potranno beneficiare di una sospensione del pagamento della sola quota capitale delle rate. La moratoria fa perno sull’accordo tra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e le associazioni dei consumatori che, già a partire dal 2009, avevano predisposto questo strumento. La legge di stabilità non ha fatto altro che prorogare la moratoria anche per il triennio 2015-2017; ciò significa che, salvo ulteriori novità nella legge di stabilità per il 2018, c’è tempo ancora per tutto il 2017 per chiedere l’agevolazione. La moratoria è valida per dodici mesi e solo per mutui ipotecari prima casa; si può accedere soltanto nel caso di perdita del posto di lavoro, morte o infortunio grave dell’intestatario, o anche soltanto se si è verificata una sospensione o riduzione dell’orario di lavoro a causa della crisi, per almeno trenta giorni consecutivi.  La moratoria, inoltre, non prevede il pagamento di commissioni o interessi di mora. C’è il rovescio della medaglia: la sospensione riguarda soltanto la quota capitale, non gli interessi, che dovranno essere pagati. La scadenza del mutuo, inoltre, slitterà in avanti di tanti mesi quanti sono quelli coperti dalla moratoria.

Il Fondo di solidarietà per l’acquisto della prima casa

La moratoria è solo una delle frecce all’arco del debitore. Già nel 2013, infatti, era stato istituito il Fondo di solidarietà il quale consente di sospendere tutta la rata fino a diciotto mesi. Durante questo periodo il Fondo provvede a versare la quota d’interessi alla banca, ma alla scadenza il debitore dovrà tornare a rimborsare il debito residuo. Il Fondo, quindi, è un vero e proprio sussidio concesso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (il quale lo gestisce). I requisiti per poter accedere al Fondo di solidarietà sono: perdita del lavoro, decesso o riconoscimento di invalidità civile dell’intestatario; mutuo erogato non superiore a 250 mila euro per l’acquisto di un’immobile non di lusso adibito ad abitazione principale; rate pagate per tutto il primo anno; reddito dell’intestatario non superiore ai 30 mila euro.

Il Piano famiglie

Antesignano degli strumenti concessi ai debitori delle banche è stato il Piano famiglie, frutto dell’accordo avvenuto nel 2009 tra l’Associazione bancaria italiana e le associazioni dei consumatori. Esso consisteva nella sospensione delle rate del mutuo per almeno dodici mesi in caso di eventi quali morte, perdita dell’occupazione o ingresso in cassa integrazione. Il Piano famiglie ha cessato di esistere dal 2013.

La richiesta

Per ottenere una delle agevolazioni sopra indicate, il debitore dovrà presentare alla banca mutuante documentazione idonea a provare il possesso dei requisiti esposti. L’istituto di credito è tenuto a rispondere con un parere positivo o negativo entro venti giorni lavorativi.

note

[1] Art. 1, comma 246, legge n. 190/2014 del 23.12.2014.

Autore immagine: Pixabay.com

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