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Col contrassegno invalidi si può entrare nelle Ztl?

9 Dicembre 2019
Col contrassegno invalidi si può entrare nelle Ztl?

Col contrassegno invalidi si può transitare nelle zone a traffico limitato se è anche autorizzato l’accesso a veicoli di trasporto pubblico senza bisogno di comunicare entro 48 ore l’avvenuto passaggio.

Come fa l’invalido, che già ha difficoltà a deambulare e che, proprio a causa di ciò, ha ottenuto il contrassegno invalidi, ad arrivare al centro città se sono accesi i varchi delle Ztl, le zone a traffico limitato? Un problema di non poco conto soprattutto per chi vive nelle grandi metropoli dove anche l’utilizzo dei mezzi pubblici non è così semplice. Così sulla questione è intervenuta la giurisprudenza a chiarire un dubbio che, evidentemente, in molti automobilisti si sono posti prima di incorrere in spiacevoli multe: col contrassegno invalidi si può entrare nelle Ztl?

Accesso invalidi alle Ztl

Secondo la Cassazione [1], il transito nella Ztl è permesso ai possessori del contrassegno invalidi. La legge [2] prescrive, in maniera chiara ed indubbia, che ai possessori del contrassegno speciale per disabili è permessa la circolazione e la sosta nelle cosiddette «zone a traffico limitato», nonché nelle aree pedonali urbane, qualora nelle medesime aree sia autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli di trasporto di pubblica utilità. Ovviamente, la possibilità di transitare nelle zone con le Ztl per le auto con il contrassegno invalidi vale sia se il disabile è il conducente, sia se è il passeggero, mentre a guidare è un’altra persona.

L’obbligo per il conducente di comunicare al Comune, entro le 48 ore successive, l’accesso alla Ztl serve solo per agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi, ma la sua violazione non rende illegittimo l’accesso e, quindi, non giustifica alcuna multa.

Dunque, secondo la sentenza in commento, la condizione che permette il transito nella Ztl per le auto munite di contrassegno invalidi è che, nella zona, sia permesso il passaggio di veicoli adibiti al pubblico servizio.

Già in passato la Cassazione aveva affermato che il possesso del contrassegno invalidi consente all’automobilista di circolare sulle Ztl di tutto il territorio nazionale, con qualsiasi veicolo, con il solo obbligo di esporre il contrassegno, adempimento che denota la destinazione attuale dello stesso al suo servizio, senza necessità che lo stesso faccia riferimento alla targa del veicolo sul quale in concreto si trovi a viaggiare. Nessuna deroga alla previsione normativa risulta stabilita relativamente alle zone a traffico delimitato nei centri abitativi.

Basta il contrassegno disabili per accesso alle ztl?

Il giudice di pace di Ischia [4] ha stabilito che basta il contrassegno disabili esposto sull’auto a legittimare il disabile ad accedere e sostare nelle ztl su tutto il territorio nazionale. Nessuna norma gli impone di comunicare il transito alla polizia municipale, prima o dopo il suo passaggio.

È stata la Cassazione [1], infatti, a stabilire che il Comune non può limitare «il diritto incondizionato» del disabile a entrare con l’auto autorizzata nella ztl soltanto perché ha esigenze organizzative legate al funzionamento dei varchi di rilevamento elettronici; decisione peraltro confermata dall’ordinanza 7630/19, che ha annullato la compensazione delle spese di giudizio a danno dell’automobilista sanzionato. Con la sentenza 2310/17 la Suprema Corte ha confermato che l’auto con contrassegno per invalidi ben può accedere alla ztl in cui l’accesso è limitato ai mezzi del trasporto pubblico locale.


note

[1] Cass. sent. n. 21320/17 del 14.09.2017.

[2] Art. 11 d.P.R. n. 503/1996 recante norme in merito alla eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, negli spazi e servizi pubblici.

[3] Cass. sent. n. 719/2008.

[4] Gdp Ischia sent. n. 1033/19.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 19 giugno – 14 settembre 2017, n. 21320
Presidente Petitti – Relatore Correnti

Ritenuto in fatto

A.P. proponeva ricorso in opposizione a sanzione amministrativa dinanzi al Giudice di Pace di Busto Arsizio, al fine di vedersi annullare n. 21 verbali emessi nei suoi confronti dalla Polizia Locale di Busto Arsizio per violazione degli artt. 7 e 9 C.d.s.: al ricorrente veniva contestato il transito in più occasioni in una zona a traffico limitato nel periodo maggio-agosto 2009.
Il Giudice di Pace di Busto Arsizio rigettava il ricorso e confermava i provvedimenti sanzionatori.
Avverso la sentenza del Giudice di Pace veniva proposto gravame, mediante il quale il sig. A.P. denunciava la nullità della sentenza impugnata per errata e insufficiente motivazione.
Il Tribunale di Busto Arsizio accoglieva l’appello.
Il sig. A.P. era infatti possessore del Contrassegno Invalidi n. 144, rilasciato dal Comune di Busto Arsizio il 1 gennaio 2006 e valido fino al 1 gennaio 2011. Tale contrassegno permetteva all’appellante il transito nella zona a traffico limitato in oggetto poiché, ai sensi dell’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996, la circolazione e la sosta sono consentite nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane qualora è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento dei servizi di trasporto di pubblica utilità. Tale condizione ricorreva nel caso di specie, poiché una delibera del Comune di Busto Arsizio permetteva il transito nella zona in questione a veicoli adibiti al pubblico servizio.
In secondo luogo, secondo il Tribunale lombardo, non aveva rilevanza la violazione, da parte dell’appellante, dell’obbligo di comunicazione telefonica del transito entro le 48 ore successive: la violazione di tale prescrizione non inficiava la legittimità dell’accesso alla zona dell’utente dotato di contrassegno disabili, ma aveva il solo scopo di evitare la notifica di contravvenzioni ad utenti legittimati all’accesso, agevolando la speditezza dei controlli amministrativi.
Il Comune di Busto Arsizio propone ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale. Il ricorso consta di cinque motivi.
Resiste con controricorso A.P. .
Con relazione ex art. 380 bis cpc si era proposto di dichiarare il ricorso manifestamente infondato ma con ordinanza interlocutoria 10.12.2013 la causa è stata rimessa alla pubblica udienza.

Ragioni della decisione

Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 11 del d.P.R n. 503 del 1996 poiché, a differenza di quanto ritenuto dal Tribunale di Busto Arsizio, non sussisterebbero nel caso concreto le condizioni per l’applicazione di tale norma, in quanto la zona in oggetto non era aperta incondizionatamente al transito di veicoli espletanti servizio di trasporto pubblico, essendo permesse le sole operazioni di prelievo ed accompagnamento di persone nel tratto in oggetto (delibera Giunta Comunale n. 37631 del 2008).
Con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente si duole ex art. 360 n. 3) cod. proc. civ. della violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e 38 del d.lgs. n. 285 del 1992, poiché il Tribunale di Busto Arsizio avrebbe mal interpretato e applicato le norme in questione, non riconoscendo forza cogente all’obbligo di comunicare il transito entro le 48 ore successive, come chiaramente indicato nel pannello integrativo al segnale di divieto di transito posto all’ingresso della zona a traffico limitato, anzi interpretando tale prescrizione quale modalità di agevolazione della correttezza e speditezza dei controlli amministrativi.
Con il terzo motivo, il Comune di Busto Arsizio lamenta, ex art. 360 n. 5) cod. proc. civ., insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: la sentenza impugnata motiverebbe in maniera illogica e contraddittoria l’esclusione della forza cogente dell’obbligo di comunicazione entro le 48 ore successive al transito.
Con il quarto motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 35 e 36 d.lgs. n. 285 del 1992 laddove la sentenza impugnata ha rilevato la mancata produzione in atti della delibera posta a base della regolamentazione dell’accesso nella zona a traffico limitato.
Infine, con il quinto motivo, viene censurata la violazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., poiché la sentenza impugnata ha ingiustamente posto in capo all’odierno ricorrente l’onere di provare un fatto pacifico e non contestato, e cioè la delibera che prescriveva l’obbligo di comunicazione entro le 48 ore dal transito: tale delibera non era mai stata contestata dall’odierno intimato, né in primo grado né in appello.
Il primo motivo di ricorso è infondato. L’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996 è stato correttamente interpretato ed applicato dal Tribunale di Busto Arsizio. La norma in questione prescrive, in maniera chiara ed incontrovertibile, che ai possessori del contrassegno speciale per disabili è permessa la circolazione e la sosta nelle “zone a traffico limitato” e nelle “aree pedonali urbane” qualora è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento di servizi di trasporto di pubblica utilità. Nel caso di specie, il fatto che l’autorizzazione ad accedere fosse stata concessa a tali veicoli ai soli fini di prelievo ed accompagnamento e non in maniera incondizionata, non può avere rilevanza per far venir meno il diritto di transito ai possessori del contrassegno speciale. L’accesso concesso ai veicoli adibiti al trasporto pubblico, per qualsiasi motivo questo avvenga, è sufficiente per ritenere legittimo, ai sensi dell’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996, l’accesso al possessore del contrassegno di cui all’art. 12 dello stesso decreto.
Il secondo ed il terzo motivo di ricorso, da trattare congiuntamente, non meritano accoglimento. L’obbligo di comunicazione del transito entro le 48 ore successive posto a carico del possessore del contrassegno speciale, come ha giustamente osservato il Tribunale di Busto Arsizio, non può rendere illegittimo l’accesso effettuato da chi ne abbia diritto, ma serve ad evitare di comminare sanzioni a soggetti legittimati all’accesso ex art. 11 d.P.R. n. 503 del 1996. Il fatto che tale obbligo operi ex post (entro le 48 ore successive al transito) deve essere letto in questo senso: se tale prescrizione rispondesse alla finalità di ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, come addotto dal ricorrente, avrebbe senso solo se imposto ex ante, in modo da poter permettere all’Ente Comunale l’effettivo controllo degli accessi nella zona a traffico limitato. Laddove tale obbligo sia invece imposto, come nel caso di specie, ex post, sembra chiaro che esso risponda all’esigenza di agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi, onde evitare la notifica di contravvenzioni ad utenti legittimati all’accesso; tale finalità è stata correttamente individuata nella motivazione della sentenza impugnata, che appare dunque immune dalle censure proposte dal ricorrente nel terzo motivo.
La pronuncia sul secondo e terzo motivo comporta l’assorbimento dei successivi.
In definitiva, la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate in Euro 700 di cui 200 per spese vive, oltre accessori e spese forfettarie nel 15%.


6 Commenti

  1. Il contrassegno invalidi, esposto sulla parte anteriore di un’autovettura che trasporta la persona invalida, denotando la destinazione del veicolo al servizio del disabile, rende legittimo l’accesso dell’autovettura nelle zone a traffico limitato di tutto il territorio nazionale.

  2. Non si tratta di sostituzione di persona la condotta di colui che, al fine di accedere all’interno di una zona a traffico limitato e percorrere le corsie preferenziali di un centro urbano, esponga sul parabrezza dell’auto un contrassegno per invalidi rilasciato ad altra persona che non si trova a bordo del veicolo, laddove non vi siano stati da parte dell’agente comportamenti idonei a trarre in errore, circa il suo stato di falso invalido, il personale preposto all’accertamento ed al controllo.

  3. Vorrei ricordare che poiché il permesso di circolazione di veicoli a servizio invalidi con deficit ambulatorio non è vincolato ad uno specifico veicolo ed ha validità sull’intero territorio nazionale, il titolare del permesso non è onerato della richiesta di autorizzazione preventiva al Comune ove insistano zone z.t.l., giacché la vigente disciplina intende garantire ai veicoli con portatori di handicap piena libertà di accesso nelle zone a traffico limitato.

  4. Per quanto la parola varco significhi “passaggio”, quando in corrispondenza delle Ztl (zone a traffico limitato) trovi scritto varco attivo non devi passare. Questa infelice dizione viene usata per indicare proprio l’esatto contrario di ciò che la lingua italiana intende: il varco è tutt’altro che libero. Ad essere “attiva” è invece la telecamera che, se superi la linea ideale costituita dalla proiezione a terra del cartello, è pronta a fotografarti. Di conseguenza, scatta la multa per il passaggio nonostante la Ztl.Proprio per questo equivoco generato dal non corretto uso del vocabolario da parte degli amministratori locali, alcuni giudici di pace hanno iniziato ad annullare le multe quando il Comune ha predisposto i cartelli con la scritta “Varco attivo”. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Varco attivo: che significa? Si potrebbe quindi tentare la carta del ricorso.

  5. Il nuovo proprietario dell’automobile può usare il passo per le zone a traffico limitato già rilasciato dal Comune al vecchio intestatario del mezzo?

    1. Secondo la Corte, l’autorizzazione concessa dal Comune per l’accesso con mezzo di trasporto privato in una zona a traffico limitata è sì identificata dalla targa, ma resta comunque riferita solo alla persona. Ciò significa che la cessione del veicolo – sia che si tratti di vendita, donazione, comodato, ecc. – non può riguardare anche il permesso per la cosiddetta ZTL. In pratica, nel momento del passaggio di proprietà, il nuovo intestatario del mezzo non “eredita” anche il permesso a transitare sotto i varchi.La concessione al passaggio sulle ZTL è rilasciata sempre per ragioni di residenza o di lavoro: chi abita o ha l’attività in centro deve essere libero di passare senza lasciare l’auto lontana. Venendo però meno questo presupposto, non c’è più ragione di mantenere l’autorizzazione comunale che, pertanto, decade automaticamente, senza bisogno di un provvedimento espresso.È solo per una questione di praticità che il permesso ZTL viene collegato a una targa: difatti la telecamera montata in prossimità dei varchi attivi riesce più facilmente a rilevare il veicolo piuttosto che il conducente. Sarebbe troppo complicato fotografare l’automobilista e rilevare se l’immagine corrisponde a quella di chi ha ottenuto il permesso dal Comune. Il metodo più facile per effettuare le verifiche sui pass resta ancora il controllo della targa. Ciò però non toglie che il permesso ZTL è legato alla persona e non all’auto. Dunque, in caso di cessione dell’auto, viene meno anche il pass ZTL.

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