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Lo sai che? Divorzio e separazione: trattamento fiscale degli assegni

Lo sai che? Pubblicato il 19 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 settembre 2017

Vediamo come funziona il trattamento fiscale degli assegni che il coniuge più debole ha diritto di percepire in caso di separazione o divorzio.

Come noto, in caso di separazione personale fra i coniugi o di divorzio è possibile – a date condizioni – che uno dei coniugi sia obbligato dal giudice a corrispondere all’altro coniuge, economicamente più debole, un assegno per contribuire alle sue esigenze ed al suo mantenimento.

L’assegno disposto in caso di divorzio o separazione consiste nel trasferimento mensile di una somma di danaro dall’uno all’altro coniuge.

Bisogna quindi capire come l’assegno di separazione o di divorzio è trattato dal fisco: comprendere il trattamento fiscale dell’assegno di separazione o divorzio è infatti importante per evitare errori e la notifica di avvisi di accertamento.

Trattamento fiscale del coniuge che eroga l’assegno di separazione o di divorzio

Innanzitutto, bisogna dire che il coniuge obbligato al pagamento periodico dell’assegno al coniuge economicamente più debole ha diritto a dedurlo dalle tasse: infatti, il versamento periodico della somma disposta dal tribunale in favore del coniuge nelle ipotesi di divorzio o separazione (consensuale o giudiziale) è a tutti gli effetti, per la legislazione fiscale [1], un onere deducibile.

È importante ricordare che può esserci la deducibilità dell’assegno di divorzio o di separazione perché vi è un provvedimento giudiziario che lo impone: dunque, non c’è deducibilità nelle ipotesi di separazione di fatto fra i coniugi, in cui i coniugi stessi volontariamente ma senza l’intervento del giudice decidono di vivere separati. In quest’ultimo caso le somme che spontaneamente e senza ordine giudiziale un coniuge versa all’altro non sono deducibili.

La deducibilità dell’assegno di divorzio o di separazione segue il principio di cassa: potranno quindi essere dedotte le somme versate a titolo di assegno di separazione o di divorzio in un dato periodo di imposta.

Se il provvedimento del giudice impone l’adeguamento Istat dell’assegno, anche queste somme potranno essere dedotte dal coniuge che le paga [2].

Trattamento fiscale del coniuge che riceve l’assegno di separazione o di divorzio

Il coniuge che riceve l’assegno di separazione o di divorzio deve invece dichiarare le somme che a tale titolo percepisce nella propria dichiarazione dei redditi. Le somme che si percepiscono a titolo di assegno periodico di separazione o divorzio, infatti, sono considerate equivalenti alle cifre che si percepiscono come stipendio dal datore di lavoro: quindi vanno dichiarate e sono tassate.

Anche per il coniuge che percepisce l’assegno di separazione o di divorzio vale il principio di cassa: quindi egli deve dichiarare le somme che percepisce come assegno di separazione o di divorzio in un dato periodo di imposta per non incorrere in avvisi di accertamento.

Trattamento fiscale dell’assegno versato in unica soluzione

I principi esposti si riferiscono al versamento periodico, ovvero mensile, dell’assegno di separazione o divorzio.

Quando invece l’assegno di separazione o divorzio è versato in unica soluzione, queste  sono le regole ribadite anche di recente dalla giurisprudenza [3]:

  • il coniuge che versa l’assegno di separazione o divorzio in unica soluzione non può dedurlo dalle tasse
  • il coniuge che riceve l’assegno di separazione o di divorzio in unica soluzione non deve dichiararlo come reddito percepito

Queste regole si applicano anche quando i coniugi o il giudice dispongono il pagamento dell’assegno di separazione o di divorzio in unica soluzione, ma poi le parti si accordano per una dazione rateale di questa cifra.

note

[1] Art. 10, comma 1, lett. c, del D.P.R. 917/1986.

[2] Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 448/E/2008 del 19.11.2008.

[3] Cass. sent. n. 9336/2015 del 08.05.2015.

Autore immagine: Pixabay


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