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Impresa familiare: quanto costa donare un capannone?

7 ottobre 2017


Impresa familiare: quanto costa donare un capannone?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 ottobre 2017



Se decido di donare una parte di un capannone di una ditta individuale a mio padre a che costi andrei incontro, oggi e in futuro?

La legge, in generale, prevede agevolazioni fiscali solo nel caso dei passaggi generazionali di azienda, dunque il caso descritto non rientrerebbe nel disposto delle norme vigenti. Esistono, tuttavia, strumenti giuridici a disposizione dei disponenti e dei beneficiari per poter contenere il costo fiscale delle operazioni necessarie per raggiungere lo scopo desiderato. Rispetto a quanto sopra precisato, la situazione descritta è anomala, infatti nel quesito si prevederebbe un passaggio di proprietà parziale di un bene strumentale (capannone) intestato ad una impresa familiare (titolare il figlio e collaboratore familiare il padre), dal figlio al padre. Le motivazioni dell’esecuzione di tale passaggio sembrerebbero risiedere in:

  • riconoscimento dell’operato del padre negli anni di lavoro prestato a favore dell’impresa del figlio (che, per altro, egli avrebbe comunque maturato essendo suo diritto ottenere, al momento dello scioglimento della impresa familiare, una indennità di avviamento calcolata in base al lavoro effettivamente prestato a favore dell’impresa familiare stessa);
  • possibile protezione del patrimonio dell’imprenditore contro eventuali problematiche future che dovessero insorgere in capo all’impresa (debiti);
  • risoluzione preventiva di eventuali contrasti personali che potrebbero insorgere fra padre e figli, permettendo al padre di “controllare” le eventuali intenzioni del figlio di consumare il patrimonio aziendale creato con il lavoro di entrambi.

A fronte di questi molteplici obiettivi il richiedente propone come soluzione la esecuzione di un atto di donazione di parte dell’immobile aziendale al padre. La soluzione proposta non convince per i seguenti motivi:

  • la donazione generalmente è un atto con il quale si passa la proprietà di beni fra padre e figli (passaggio generazionale) per usufruire di un trattamento fiscale agevolato e per disporre, in vita, di assi ereditari da trasmettere ai futuri eredi o a terzi, considerando quelle che sono le residue aspettative di vita dei protagonisti della operazione;
  • la donazione comporta, sull’immobile o sulla parte dell’immobile donato, una riduzione del valore ed un affievolimento della libera circolazione del bene, infatti se un domani l’immobile dovesse essere messo in vendita, i potenziali acquirenti potrebbero eccepire che, essendo stato oggetto di donazione, i chiamati all’eredità potrebbero su di esso esercitare l’azione di riduzione e far valere il proprio diritto di legittima;
  • la donazione comporta comunque il passaggio di proprietà di un bene che, al momento, è strumentale, dunque, trasferendo detto diritto di proprietà, seppur parziale, ad un soggetto che non è imprenditore (il padre) si configurerebbe una sorta di assegnazione di bene aziendale, con la conseguenza della destinazione a finalità estranee rispetto all’impresa, che sarebbe sottoposta a tutte le norme ordinarie in materia di Iva ed imposte dirette, con la conseguente tassazione;
  • la donazione al padre non sembra costituire una valida protezione patrimoniale potendo comunque essere impugnata dai creditori aziendali, inoltre il bene potrebbe comunque essere aggredito anche da eventuali creditori del padre; senza contare infine, che, comunque, il bene, seppure il più tardi possibile, sarebbe destinato a rientrare in capo agli eredi e potrebbe essere aggredito dai creditori ugualmente.

Certamente la soluzione della estromissione agevolata dell’immobile, pur essendo di rilevante importo, costituirebbe un importante passaggio per giungere ai risultati attesi. Infatti, l’inserimento dell’immobile nel patrimonio dell’impresa individuale costituisce un ostacolo difficile da superare senza un costo fiscale, più o meno elevato, salvo l’eccezione del conferimento della impresa individuale in società di capitali. Pertanto, nel caso esposto nel quesito, la soluzione, alternativamente, potrebbe essere la seguente:

  1. estromissione dell’immobile e vendita del solo diritto di usufrutto al padre da parte del figlio a ristoro dell’indennità di avviamento che il padre ha maturato quale collaboratore familiare, in modo che non si ponga in futuro il problema del debito del figlio verso il padre, in ottica successoria; si otterrebbe così anche il risultato che, al momento, il più tardi possibile, in cui l’usufruttuario dovesse mancare, l’usufrutto si riunirebbe gratuitamente ed automaticamente alla nuda proprietà, ripristinando in capo al figlio la piena proprietà del capannone;
  2. per evitare l’estromissione dell’immobile, conferimento dell’impresa individuale in società di capitali, nella quale al padre verrà assegnata una quota di partecipazione proporzionata all’indennità di avviamento maturata in forza della sua collaborazione familiare e, per maggiore prudenza, calcolata da perito nella stesura della perizia di conferimento;
  3. sottoscrizione di un riconoscimento di debito da parte del figlio nei confronti del padre, con riserva di pagamento del debito in soluzioni rateali o sotto la forma di rendita perpetua o a termine.

La soluzione 1. comporta la spesa di cui alla estromissione (da verificare), il costo di un atto notarile e dell’imposta di registro proporzionale, per il passaggio del diritto di usufrutto.

La soluzione 2. comporta il costo della perizia, dell’atto notarile di conferimento e dell’imposta di registro.

La soluzione 3. comporta, qualora il riconoscimento di debito venga effettuato con atto notarile, la sottoposizione ad imposta di registro nella misura massima del 3% dell’importo indicato oltre al costo dell’atto notarile, che, per altro, non è obbligatorio per legge.

 

Articolo tratto da una consulenza del dr. Mauro Finiguerra

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