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Lo sai che? Volume insufficiente sul palloncino dell’alcol: che rischio

Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2017

Scatta la guida in stato di ebbrezza anche quando lo scontrino dell’alcoltest segna la dicitura «volume insufficiente».

Sei stato fermato dalla volante della polizia: il sospetto degli agenti è che tu abbia bevuto un bicchiere di troppo e ora ti hanno chiesto di sottoporti al test del “palloncino”. Magari hai davvero bevuto qualche birra e, sinceramente, non ti sei chiesto se quel sorso in più ti potrebbe costare la sospensione della patente. Così stai già pensando a qualche scappatoia. La prima, quella tradizionale, è verificare se i poliziotti ti avvertono della possibilità di farti assistere da un avvocato durante le operazioni: un diritto questo che, se violato, renderebbe la multa nulla. Se però tutto è andato secondo regola, sarà inutile fare i furbi e fingere asma o altri problemi di tipo respiratorio per evitare di spingere aria dentro la prova del “palloncino”. Difatti quando lo scontrino emesso dall’apparecchio contiene la dicitura «volume insufficiente» è vero che ciò significa che di aria ne è stata “sparata” poca, ma è anche vero che non si evita la contestazione per guida in stato di ebbrezza. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere cosa si rischia se sul test dell’alcol compare la scritta «volume insufficiente».

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Le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza

Le sanzioni che rischia il conducente trovato positivo al test dell’alcol variano a seconda di quanto ha bevuto il conducente. In particolare:

  • tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8%: scatta la sanzione amministrativa da euro 500 a 2.000 e la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. In questo caso, quindi, non si è in presenza di un reato, ma di un illecito amministrativo che non comporta procedimenti in tribunale, né macchia la fedina penale. Nessuno potrà mai sapere della sanzione perché non risultante dal casellario giudiziario;
  • tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5%: in questo caso si rientra nel penale e la legge prevede l’arresto fino a sei mesi, l’ammenda da 800 a 3.200 euro; all’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;
  • tasso alcolemico superiore a 1,5%: siamo nell’ambito della soglia penale più grave. La condotta è punita con l’arresto da sei mesi a un anno, l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e la sospensione della patente da uno a due anni. Il provvedimento giudiziale di condanna determina, inoltre, la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.

La collaborazione del conducente al test dell’alcol

L’alcoltest si basa sull’analisi del volume di alcol contenuto nel sangue dell’automobilista per il quale è necessaria la collaborazione di quest’ultimo. Il conducente che si rifiuta di sottoporsi all’alcoltest, pur potendolo fare, viene sanzionato come chi viene trovato con il più alto tasso di ubriachezza (quello cioè con tasso alcolemico superiore a 1,5%).

Inoltre, come chiarito dalla Cassazione, è ugualmente configurabile il reato di guida in stato di ebbrezza anche quando lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico in misura superiore alle previste soglie di punibilità, contenga la dicitura «volume insufficiente», qualora l’apparecchio non segnali la presenza di un errore. Ciò deriva dalle previsioni contenute nel decreto ministeriale del 1990 [2] ove è precisato che, laddove l’apparato di misurazione alcolimetrica non dia un inequivocabile messaggio di errore, la misurazione deve ritenersi correttamente effettuata, anche nell’ipotesi in cui compaia un messaggio di servizio teso ad evidenziare che l’espirazione è stata effettuata con ridotto volume d’aria. Spetta allora al conducente dimostrare che l’alcoltest è “guasto” e ha prodotto un errore: ma la prova è estremamente difficile.

C’è comunque da dire che, anche in presenza di volume insufficiente di aria, gli agenti della polizia possono procedere ugualmente all’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza tramite una valutazione della sintomatologia dell’automobilista: ossia sulla base della risposta agli stimoli e dei riflessi, dell’odore dell’alito, della capacità di reggersi in piedi e camminare in modo diritto, ecc.

I precedenti

Non è la prima volta che la Cassazione ritiene colpevoli gli automobilisti sottoposti a test dell’alcol il cui responso abbia fornito la dicitura «volume insufficiente» anche se vi è qualche precedente di segno contrario, favorevole invece al conducente. Qui di seguito riportiamo alcuni dei più recenti precedenti.

Cassazione penale, sez. IV, 04/04/2017, n. 22604

In tema di guida in stato di ebbrezza, è onere dell’imputato allegare circostanze in grado di inficiare la valenza probatoria dell’alcoltest qualora lo scontrino riportante l’indicazione del tasso alcolemico, in misura superiore alle previste soglie di punibilità, contenga la dicitura “volume insufficiente” e l’apparecchio non segnali espressamente la presenza di un errore.

Cassazione penale, sez. IV, 19/01/2017, n. 6636

La rilevazione del tasso alcolemico con etilometro è valida anche quando l’apparecchio segnala “volume insufficiente”, ovvero che il guidatore non ha soffiato nel boccaglio abbastanza aria per consentire una misurazione ottimale. A sostenerlo è la Cassazione che rifacendosi al Dm 196/1990, che detta i requisiti di omologazione degli etilometri, chiarisce che la misurazione deve reputarsi corretta ogniqualvolta il display dell’apparecchio indica il valore rilevato. Di conseguenza, il fatto che sullo schermo appaia anche la scritta “misurazione insufficiente” “prova solo il fatto che la quantità d’aria” soffiata è stata “minore di quella occorrente per una misurazione ottimale”. La scritta, dunque, va interpretata solo come un “messaggio di servizio” e non come un “inequivocabile messaggio di errore”. Inoltre, afferma la Corte, se si ritenesse non utilizzabile il valore misurato, si dovrebbe configurare il reato di rifiuto del test: “in assenza di patologie che abbiano impedito di effettuare al meglio il test”, dovendo in tal caso trattarsi di un comportamento volontario”.

In tema di guida in stato di ebbrezza, premesso che costituisce onere della difesa dell’imputato, qualora l’accertamento strumentale del tasso alcolemico abbia dato esito positivo, fornire la prova della inattendibilità dello strumento di misurazione, deve anche ritenersi che non valga ad inficiare la validità di detto accertamento il solo fatto che l’indicazione del tasso alcolemico riscontrato sia accompagnata dalla dicitura “volume insufficiente”, atteso che tale dicitura prova soltanto che la quantità d’aria espirata, pur se minore di quella occorrente per una misurazione ottimale, è stata comunque sufficiente a fornire un dato affidabile, dovendosi altrimenti giungere alla conclusione che, in assenza di patologie che abbiano impedito di effettuare al meglio l’esame, la riscontrata insufficienza del volume sia dovuta ad un volontario comportamento dell’interessato, con conseguente configurabilità, a carico di quest’ultimo, del reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, previsto dall’art. 186, comma 7, c.strad.

Configurabile il reato di guida in stato di ebbrezza anche quando lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico in misura superiore alle previste soglie di punibilità, contenga la dicitura “volume insufficiente”, qualora l’apparecchio non segnali espressamente l’avvenuto errore. (In motivazione, la Corte ha precisato che tale principio è evincibile dall’esame della disciplina relativa al funzionamento degli strumenti di misura della concentrazione di alcool nel sangue, inserita nell’allegato al d.m. 22 maggio 1990, n. 196, laddove è precisato che, qualora l’apparato non dia un inequivocabile messaggio di errore, la misurazione deve ritenersi correttamente effettuata, anche nell’ipotesi in cui compaia un “messaggio di servizio” teso ad evidenziare che l’espirazione è stata effettuata con ridotto volume di aria).

Cassazione penale, sez. IV, 15/07/2016, n. 40709

È configurabile il reato di guida in stato di ebbrezza anche quando lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico in misura superiore alle previste soglie di punibilità, contenga la dicitura ”volume insufficiente”, qualora l’apparecchio non segnali espressamente l’avvenuto errore. (In motivazione la Corte ha precisato che tale principio è evincibile dall’esame della disciplina relativa al funzionamento degli strumenti di misura della concentrazione di alcool nel sangue, inserita nell’allegato al d.m. 22 maggio 1990, n. 196, laddove è precisato che, qualora l’apparato non dia un inequivocabile messaggio di errore, la misurazione deve ritenersi correttamente effettuata, anche nell’ipotesi in cui compaia un “messaggio di servizio” teso ad evidenziare che l’espirazione è stata effettuata con ridotto volume di aria).

Cassazione penale, sez. IV, 19/02/2016, n. 23520

In materia di alcooltest, la prova dello stato di ebbrezza rischia di non essere raggiunta se colui che si sottopone al test soffia un volume d’aria insufficiente. Per la Cassazione, infatti, la dicitura “volume insufficiente” riportata sugli scontrini dell’alcoltest può non bastare ad affermare la responsabilità penale del conducente, anche in presenza di elementi sintomatici, quali l’alito vinoso, l’andatura a zig zag e gli occhi lucidi. La Corte così sottolinea l’importanza di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio il superamento delle soglie penalmente rilevanti.

Ai fini della configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza, qualora lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico, contenga la dicitura “volume insufficiente”, è necessario accertare, attraverso una compiuta verifica delle modalità di funzionamento della macchina, se l’insufficienza del volume abbia o meno inficiato il risultato del test espresso dai parametri numerici.

Cassazione penale, sez. IV, 29/01/2015, n. 22363

È configurabile il reato di guida in stato di ebbrezza anche quando lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico in misura superiore alle previste soglie di punibilità, contenga la dicitura “volume insufficiente”, la quale, in assenza di patologia respiratorie, attesta soltanto la mancata adeguata espirazione da parte dell’imputato.

Cassazione penale, sez. IV, 24/10/2013, n. 1878

È configurabile il reato di guida in stato di ebbrezza anche quando lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico in misura superiore alle previste soglie di punibilità, contenga la dicitura “volume insufficiente”, la quale, in assenza di patologia respiratorie, attesta soltanto la mancata adeguata espirazione da parte dell’imputato.

note

[1] Cass. sent. n. 41965/17 del 14.09.2017.

[2] Allegato al d.m. 22 maggio 1990, n.196.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 18 gennaio – 14 settembre 2017, n. 41965
Presidente Izzo – Relatore Cenci

Ritenuto in fatto

1.La Corte di appello di Salerno il 3 maggio 2016 ha integralmente confermato la sentenza del Tribunale di Nocera inferiore del 26 marzo 2015 con cui T.V. era stato ritenuto responsabile del reato di guida in stato di ebbrezza, fatto commesso il (omissis) , e, per l’effetto, condannato alla pena stimata di giustizia, sospesa condizionalmente.
2.Ricorre tempestivamente per la cassazione della sentenza l’imputato, tramite difensore, che si affida a quattro motivi di ricorso.
2.1. Con il primo motivo denunzia omissione di pronunzia, per non avere la Corte territoriale fornito alcuna risposta alla richiesta di applicazione della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen., che era oggetto del primo motivo di appello.
2.2. Analoga la doglianza svolta con il secondo motivo, relativamente alla richiesta di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale mediante perizia, essendo la Corte territoriale rimasta silente anche sul punto.
2.3. Con il terzo motivo di ricorso censura mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione e violazione del principio di offensività, per avere la Corte di appello affermato la penale responsabilità dell’imputato in una concreta situazione in cui le rilevazioni effettuate mediante alcooltest superavano di pochi centesimi i valori consentiti (0,85 e 0,87 grammi / litro, essendo il limite minimo di rilevanza penale 0,8 g / l) ed il conducente, che aveva peraltro subito e non già causato il tamponamento per cui era intervenuta la polizia giudiziaria, non presentava segni di alterazione comportamentale, come riferito dall’agente di polizia giudiziaria D.M.G. , escusso all’udienza del 13 marzo 2013.
2.4. Con l’ultimo motivo si denunziano promiscuamente violazione di legge e difetto di motivazione per avere i giudici di merito fondato l’affermazione di penale responsabilità esclusivamente sulle risultanze dell’alcooltest, nonostante lo scontrino del secondo esame riportasse la dicitura “volume insufficiente”, richiamandosi al riguardo una recente pronunzia di legittimità (Sez. 4, n. 23520 del 19/02/2016, Bessega, Rv. 266948, secondo cui: “Ai fini della configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza, qualora lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico, contenga la dicitura “volume insufficiente”, è necessario accertare, attraverso una compiuta verifica delle modalità di funzionamento della macchina, se l’insufficienza del volume abbia o meno inficiato il risultato del test espresso dai parametri numerici”).
Si chiede, dunque, l’annullamento della sentenza.

Considerato in diritto

1.Va premesso che la richiesta di rinvio dell’udienza in cassazione avanzata dal difensore il 17 gennaio 2017 per motivi di salute non è stata ritenuta accoglibile (v. ordinanza contenuta nel verbale di udienza del 18 gennaio 2017), non emergendo l’assoluta impossibilità del richiedente a partecipare all’udienza.
2. Ciò posto, il reato, contestato come commesso il (omissis) , non è prescritto, dovendosi tenere conto del periodo di sospensione della prescrizione, rilevabile dagli atti (rinvio disposto all’udienza del 13 marzo 2014).
3. Ciò posto, si passa ad esaminare i motivi di ricorso.
Infondati sono il secondo, il terzo e l’ultimo.
3.1. Può e deve, infatti, ritenersi esistere implicita risposta negativa alla questione posta con il secondo motivo di ricorso, incentrata sulla omessa perizia da parte del Giudice di appello, cui era stata solo genericamente sollecitata, non essendo peraltro configurabile un diritto della parte in tal senso (infatti, “La rinnovazione dell’istruttoria nel giudizio di appello, attesa la presunzione di completezza dell’istruttoria espletata in primo grado, è un istituto di carattere eccezionale al quale può farsi ricorso esclusivamente allorché il giudice ritenga, nella sua discrezionalità, di non poter decidere allo stato degli atti”: così Sez. U, n. 12602 del 17/12/2015, dep. 2016, Ricci, Rv. 266820).
3.2. Altrettanto dicasi quanto alla pretesa violazione del principio di offensività, questione cui la Corte territoriale offre sufficiente risposta alle pp. 34 della sentenza impugnata, da leggersi congiuntamente alle pp. 1-3 della decisione di primo grado.
3.3. In relazione al quarto motivo di ricorso, ritiene il Collegio di dover dare continuità al principio secondo cui “È configurabile il reato di guida in stato di ebbrezza anche quando lo scontrino dell’alcoltest, oltre a riportare l’indicazione del tasso alcolemico in misura superiore alle previste soglie di punibilità, contenga la dicitura “volume insufficiente”, qualora l’apparecchio non segnali espressamente l’avvenuto errore (In motivazione la Corte ha precisato che tale principio è evincibile dall’esame della disciplina relativa al funzionamento degli strumenti di misura della concentrazione di alcool nel sangue, inserita nell’allegato al D.M. 22 maggio 1990, n. 196, laddove è precisato che, qualora l’apparato non dia un inequivocabile messaggio di errore, la misurazione deve ritenersi correttamente effettuata, anche nell’ipotesi in cui compaia un “messaggio di servizio” teso ad evidenziare che l’espirazione è stata effettuata con ridotto volume di aria)” (Sez. 4, n. 40709 del 15/07/2016, Cantagalli, Rv. 267779; in senso conforme, v. Sez. 4, n. 1878 del 24/10/2013, dep. 2014, Di Giovanni, Rv. 258179).
3.4. Fondato è, invece, il primo motivo di ricorso.
La Corte di appello, infatti, pur dopo avere riferito i motivi svolti in appello (pp. 2-3 della sentenza impugnata, ove si indica l’art. 131-bis cod. pen. come art. 132-bis cod. pen.), ha trascurato di fornire qualsiasi risposta alla richiesta di applicazione all’imputato della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen., previsione che, in quanto inserita dall’art. 1 comma 2, del d. lgs. 16 marzo 2015, n. 28, non era applicabile in primo grado.
Si tratta, all’evidenza, di una omissione di pronunzia ritualmente eccepita: la difesa, infatti, non solo aveva tempestivamente chiesto l’applicazione dell’istituto ma aveva anche fornito degli elementi fattuali ipoteticamente significativi nel senso auspicato (assoluta incensuratezza dell’imputato, assenza di pendenze giudiziarie, condotta di guida corretta, dinamica dell’incidente: p. 1 del ricorso e pp. 1-2 dell’atto di appello), elementi che, in conseguenza della mancata risposta da parte della Corte di appello di Salerno, dovranno essere valutati dal giudice del rinvio, da individuarsi nella Corte di appello di Napoli (art. 623, lett. d, cod. proc. pen.).
Discende la decisione in dispositivo.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al punto concernente l’applicazione dell’art. 131-bis cod. pen., con rinvio alla Corte di Appello di Napoli. Rigetta il ricorso nel resto.


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