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Lo sai che? Si può ritirare il figlio da una scuola e trasferirlo senza motivo?

Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2017

Io e mio marito abbiamo deciso di ritirare nostro figlio di 14 anni dal convitto, per via di atti di bullismo da lui subìti. Lo abbiamo iscritto ad una scuola distante 40 km da casa e pertanto ora, vorremmo toglierlo da lì avvalendoci dell’art. 731 c.p. per giusti motivi. Possiamo farlo?

Se lo scopo dei lettori è quello di trasferire il figlio da un istituto ad un altro, non c’è alcun bisogno di fare riferimento all’articolo 731 del codice penale.

Basterà, così come lo stesso Ministero dell’Istruzione chiarisce:

1) presentare una domanda al dirigente scolastico della scuola in cui il ragazzo intende trasferirsi spiegando i motivi della richiesta di trasferimento;

2) presentare al dirigente scolastico della scuola frequentata una domanda documentata di rilascio di nulla osta di passaggio tra scuole (il “nulla osta” è il documento rilasciato dalla scuola frequentata e che deve essere presentato alla nuova scuola per l’effettiva iscrizione);

3) successivamente l’istituto di provenienza invia la documentazione alla scuola di arrivo prescelta. Se, invece, l’intenzione dei lettori è quella di ritirare il figlio e non fargli più frequentare nessuna scuola, dovete considerare che:

1) la Corte di Cassazione ha di recente chiarito (sentenza n. 4.520 del 2017) che la norma penale di cui all’articolo 731 del codice penale non si applica ai genitori se il mancato adempimento dell’obbligo scolastico non riguarda la scuola elementare (cioè il reato esiste solo se non si frequenta la scuola “elementare”);

2) ciò, però, vuol dire che non far frequentare la scuola dell’obbligo (negli anni successivi alla scuola elementare) non costituisce per i genitori reato, ma non significa che l’obbligo della frequenza viene meno: l’obbligo esiste sempre per cui il figlio dei lettori dovrà concludere, secondo quanto stabilisce la legge, il corso obbligatorio di studi (in mancanza il sindaco potrà ammonirvi e potrebbero poi avviarsi segnalazioni al servizio di assistenza sociale);

3) il figlio dovrà quindi o trasferirsi in altro istituto anche privato (secondo le modalità indicate all’inizio nella presente consulenza) oppure i genitori potranno provvedere direttamente alla sua istruzione dimostrando di averne la capacità tecnica dandone comunicazione anno per anno alla competente autorità (che poi provvederà agli opportuni controlli) secondo quanto prevede l’articolo 1, comma 4, del decreto legislativo n. 76 del 2005.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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