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Se il lavoratore si dà sempre malato può essere licenziato?


Se il lavoratore si dà sempre malato può essere licenziato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 settembre 2017



Il licenziamento per scarso rendimento non può avvenire se le assenze per malattia non superano il periodo di comporto. 

Un lavoratore che prende troppi giorni di malattia e che, a causa di questa intermittenza lavorativa, non è in grado di svolgere un servizio proficuo all’azienda, può essere licenziato per scarso rendimento? Si sa: in alcuni casi il lavoro richiede presenza continua sulla scrivania, contatto diretto con le pratiche, coi fascicoli e, non in ultimo, coi clienti. Chi alterna due giorni di lavoro a uno di malattia finisce per non completare mai i propri compiti e, se non li rallenta, quantomeno ne scarica l’onere sui colleghi. La sua prestazione, insomma, diventa quasi inutile all’imprenditore che, a quel punto, potrebbe ben essere tentato di mandarlo per sempre a casa sostituendolo con uno più produttivo. La malattia, certo, non è una colpa, ma quando diventa così continua – al di là delle cause che la provocano – può diventare un danno per l’azienda. Da queste argomentazioni è normale chiedersi: se il lavoratore si dà sempre malato può essere licenziato? La risposta è stata fornita dalla Corte di Appello di Milano con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

Come abbiamo spiegato nell’articolo Si può licenziare per malattia, la legge prevede che il dipendente possa darsi malato per un limite massimo di giorni nell’arco di un anno. Questo tetto – stabilito e indicato nello specifico contratto collettivo di lavoro di appartenenza e quindi diverso a seconda del tipo di lavoro svolto – viene detto «periodo di comporto». Superato il periodo di comporto il dipendente può essere licenziato anche per un solo giorno di malattia in più. Dunque, in linea di principio non si può licenziare il dipendente malato se il comporto non è stato ancora superato.

C’è però chi la pensa diversamente. Nella specie, si tratta della Cassazione che, con una sentenza dell’anno scorso [2], ha detto che chi prende troppi giorni di malattia, intervallando lunghi periodi a casa con brevi rientri sul lavoro, rendendo così la sua presenza in azienda del tutto sporadica, può essere licenziato anche se non ha superato il periodo di comporto. Leggi Malattia e continue assenze: si al licenziamento per inefficienza. Si tratta di una sorta di licenziamento per scarso rendimento, una figura a cui la giurisprudenza si sta gradatamente aprendo: scatta quando la presenza del dipendente non è di aiuto per l’azienda e la sua efficienza è notevolmente inferiore rispetto alla media dei colleghi (leggi Si può licenziare per scarso rendimento?).

La sentenza della Corte di Appello di Milano qui in commento sposa però l’opposta interpretazione. Il licenziamento per scarso rendimento – dicono i giudici lombardi – è sì possibile, ma per valutare il calo di efficienza del lavoratore non si possono contare i giorni in cui questi è stato a casa per malattia se il periodo di comporto non è stato superato. Infatti, lo scarso rendimento è caratterizzato da colpa del lavoratore, mentre le assenze dovute a malattia non lo sono. In tale ultima ipotesi, il recesso, invece, è giustificato solo quando si sia esaurito il periodo di comporto.

In definitiva, una cosa sono le norme che regolano il licenziamento per colpa del dipendente (e tale è lo scarso rendimento), un’altra sono quelle per superamento di comporto; e, sicuramente, la malattia non è una “colpa” del lavoratore. Quindi se il lavoratore si dà sempre malato può essere licenziato solo ed esclusivamente se supera il periodo di comporto fissato dal proprio contratto collettivo nazionale. E non importa se le sue assenze “a macchia di leopardo” pregiudicano la produzione dell’azienda.

note

[1] C. App. Milano, sent. n. 903/2017 del 18.04.2017.

[2] Cass. sent. n. 12592/16 del 17.06.16.

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1 Commento

  1. salve da antonella, per me e alquanto atroce e assurdo quello che ho subito, in poche parole la mia azienda di lavoro la a.s.l. ta\1 mi ha obblicato a fare tanta malattia per sottomettermi o a un licenziamento o a una pensione di fame < lavoravo da infermiera professionale < ,ma essendo sola al mondo senza alcun aiuto morale e burocratico non ho potuto fare nulla per oppormi a tali situazioni assurde, a oggi prendo una pensione da fame di 600€ al mese, non ho una casa, ma la mia lotta non e finita non mollo fino alla morte, prima o poi qualcuno mi aiutera a vedere dove sta la verita e il tanto accanimento nei miei confronti, e se la legge e uguale per tutti sono del parere che chi e veramente malato non deve lavorare ed essere aiutato a una vera e giusta pensione o altro, e non come tanti furbetti che marciando molto su patologie psichiatriche ma essendo sani prendono una pensione da capogiri o finti pensionati, ci vorrebbe piu controllo in italia almeno sui posti i lavori.

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