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Editoriali Ispezioni fiscali a casa: quali autorizzazioni?

Editoriali Pubblicato il 18 settembre 2017

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> Editoriali Pubblicato il 18 settembre 2017

La guardia di finanza può arrivare a casa del contribuente e, senza un mandato, eseguire dei controlli per cercare denaro contante frutto di evasione?

Se hai dei contanti e non vuoi depositarli in banca e, invece di metterli in una cassetta di sicurezza in banca, hai preferito il vecchio materasso (o le pagine di un libro nascosto nella scaffalatura) è probabile che ti stia chiedendo se sono o meno possibili ispezioni fiscali a casa e quali autorizzazioni ci vogliono per consentire alla Guardia di Finanza di accedere al domicilio di un contribuente. Le regole per i controlli all’interno dell’abitazione sono diverse, e sicuramente più severe, rispetto al luogo di lavoro dove, invece, l’ispezione è una normale prassi quando è necessario ricercare le prove dell’evasione fiscale.

Se hai letto il nostro articolo Ispezione della Guardia di Finanza: cosa fare? saprai di certo che, per i controlli sul luogo di lavoro (l’ufficio, lo studio, l’azienda) è sempre necessario che gli agenti della finanza siano muniti del cosiddetto ordine di accesso: si tratta di una autorizzazione che viene rilasciata dal funzionario dirigente dell’ufficio o dal comandante del reparto della Guardia di Finanza. Il contribuente ha diritto a chiedere di visionare l’ordine di servizio e di ottenerne una copia. Come facile intuire, l’emissione di un ordine di servizio, non coinvolgendo organi come la magistratura, è di facile emissione, ragion per cui le ispezioni sono più frequenti e probabili. Diverso è, invece, il discorso per quanto attiene alle ispezioni fiscali a casa del contribuente o quando il domicilio viene adibito a «uso promiscuo» (ossia con una o più stanze a uso studio/ufficio e le altre a uso abitativo. In queste ipotesi, le autorizzazioni devono provenire “dai piani alti”, in modo da garantire il rispetto del principio costituzionale della libertà del domicilio e la privacy. Vediamo quindi cosa succede in questi casi.

Ispezioni a casa

Quando la Guardia di Finanza intende effettuare un’ispezione nella casa dove vive il contribuente, i suoi familiari, l’amministratore o i soci di una azienda, o ancora quando vuole accedere in altri luoghi non di pertinenza del luogo di lavoro (come garage e cantine), è necessario che ricorrano due fondamentali presupposti:

  • ci deve innanzitutto essere l’autorizzazione della Procura della Repubblica: in pratica, l’ufficio deve prima rivolgersi al tribunale e lì presentare la domanda per avere il consenso a eseguire i controlli a domicilio. L’eventuale autorizzazione deve essere esibita al contribuente;
  • la presenza di gravi indizi di violazioni di norme tributarie. Quindi, la finanza non può chiedere l’autorizzazione alla Procura della Repubblica solo per eseguire dei controlli “a campione” nelle abitazioni dei contribuenti o a fini preventivi o, peggio ancora, se ha il semplice sentore – non supportato da prove concrete e gravi – che lì vi si trovi denaro contante o altri beni frutto di evasione fiscale. Deve prima argomentare e motivare la richiesta di autorizzazione esplicitando le ragioni per cui ritiene necessario procedervi. Solo se il Procuratore ritiene che vi siano tali gravi indizi concede l’autorizzazione; diversamente la nega.

Il “mandato” deve essere sempre esibito al contribuente che può chiederne una copia. Anche per le ispezioni a domicilio valgono le stesse norme su quelle presso il luogo di lavoro. La finanza deve cioè rispettare le norme contenute nello Statuto del contribuente (elencate in Ispezione della Guardia di Finanza: cosa fare?) e rilasciare un verbale con le operazioni eseguite.

Ispezioni a casa adibita ad uso promiscuo

Vediamo ora cosa succede se, nell’abitazione, vi è anche una stanza usata dal contribuente come sede del proprio lavoro. Si parla, a riguardo, di «immobili a uso promiscuo», per tali intendendosi i medesimi luoghi utilizzati sia per lo svolgimento dell’attività, sia per abitarvi e, ancora, i locali comunicanti, anche se differenti e separati. Qui la disciplina delle autorizzazioni è diversa sia da quella per i luoghi di lavoro puri e semplici (dove, come abbiamo visto, è sufficiente solo l’«ordine di accesso» firmato dal capo ufficio) che dall’abitazione (dove è necessaria la presenza di gravi indizi e l’autorizzazione del magistrato).

Se i locali sono adibiti a uso promiscuo è necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica che può essere però rilasciata anche se non vi sono i gravi indizi. Tuttavia va detto a questo proposito, che, per giurisprudenza consolidata, questa tipologia di autorizzazione è ritenuta di carattere amministrativo, quasi una sorta di atto dovuto da parte del Pm il quale deve solo limitarsi a verificare che il controllo fiscale debba essere svolto, a richiesta dei funzionario dei militari, in un luogo utilizzato “promiscuamente” dal contribuente da ispezionare.


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