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Regalare denaro a parenti e familiari in modo sicuro

18 Settembre 2017


Regalare denaro a parenti e familiari in modo sicuro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Settembre 2017



Evitare contestazioni dell’Agenzia delle Entrate o degli eredi nel caso di donazioni di denaro.

Paradossalmente un gesto di solidarietà e altruismo come una donazione, invece di essere incentivato dallo Stato, viene guardato con sfiducia e sospetto. Il rischio che, dietro di esso, si nasconda il trasferimento di denaro “in nero” o una retribuzione non dichiarata obbliga ad adottare cautele particolari in modo da evitare future indagini. Peraltro non c’è solo il fisco a controllare i regali di denaro tra parenti o amici, ma anche i futuri eredi del benefattore i quali, da un tale atto, potrebbero subire un pregiudizio: ad essi la legge infatti riserva delle quote minime del patrimonio del defunto (cosiddetta «legittima»), quote che eventuali donazioni fatte in vita non possono mai ledere. Ad esempio, un padre non può – quando ancora vivo – regalare tutti i propri beni a un’associazione o a un amico, poiché alla sua morte tali atti potranno essere revocati dai figli e dal coniuge. Alla luce di ciò cerchiamo di capire come regalare denaro a parenti e familiari in modo sicuro.

Come donare denaro senza segnalazioni del fisco

Come noto, la legge consente il trasferimento di denaro contante purché non sia di importo pari o superiore a 3.000 euro. Dopo tale soglia bisogna farlo con assegni non trasferibili o bonifici. Ciò nonostante, è sempre meglio che i regali di denaro ricevuti da parenti e familiari, se finalizzati all’acquisto di beni di rilevante importo (un’auto, un motorino, la casa, ecc.) siano eseguiti con strumenti che lascino una traccia dell’operazione. La strada maestra è quella del bonifico bancario o dell’assegno non trasferibile, meglio ancora se è riportata la causale (per esempio «Donazione per acquisto casa»). L’utilizzo di strumenti tracciabili per le donazioni deve essere la regola per quanto riguarda i familiari non conviventi o, se conviventi, non appartenenti allo stretto nucleo familiare costituito dal coniuge, i figli e i genitori. Diversamente, chi spende del denaro di cui non riesce a provare la provenienza con una documentazione scritta rischia l’accertamento fiscale. Invece, per i regali di denaro tra genitori, figli e coniuge, purché conviventi, la giurisprudenza adotta una maggiore elasticità: in questi casi è normale (e quindi non sospetta) la donazione per contanti. Secondo la Cassazione è usuale che, nell’ambito di una famiglia, ci si aiuti a vicenda con regali di denaro nell’ottica di uno spirito di reciproco sostegno e solidarietà. È del resto impensabile che, se il padre vuol aiutare il figlio a pagare la rata dell’assicurazione, lo faccia davanti a un notaio o con un assegno o con bonifico, ma aprirà il portafogli e gli darà direttamente le banconote che ha appena prelevato col bancomat. Sicché se un contribuente dovesse godere di un tenore di vita superiore rispetto alla propria dichiarazione dei redditi, prima di un accertamento fiscale l’Agenzia delle Entrate deve tenere conto del reddito dichiarato anche dagli altri familiari conviventi. Se così non fosse, tutti i giovani ancora disoccupati, che vivono a casa dei genitori, non potrebbero acquistare nulla senza rischiare un accertamento.

Diverso il discorso nel caso in cui, ad esempio, il figlio risiede in un’altra città e non sta più coi genitori. Qui il bonifico risulta fondamentale per vincere la presunzione di evasione fiscale.

Oltre al bonifico o all’assegno c’è un’altra strada per regalare denaro a parenti e familiari in modo sicuro: quella della scrittura privata registrata. Sempre che la somma sia inferiore a 3mila euro, si possono trasferire i soldi in contanti e firmare un documento in cui tale scambio viene formalizzato, specificando che si tratta, appunto, di donazione (non quindi di prestito). L’atto va poi portato all’Agenzia delle Entrate per la registrazione che gli garantisce la data certa. Una tale scrittura evita la possibilità di contestazioni da parte del fisco.

La presenza del notaio

Il codice civile stabilisce che le donazioni di «valore modico» possono avvenire anche con la semplice consegna del denaro, senza bisogno di documenti scritti. Per quelle invece di valore superiore è necessario il notaio. Se la donazione ha un valore scarso o meno lo decide, in caso di contestazioni, il giudice, riferendosi al tenore di vita sia del donante che del donatario (quindi, ciò che è modico per una persona benestante non lo è per chi è poco agiato).

La presenza del notaio non serve a garantire la trasparenza dell’operazione da un punto di vista fiscale. Come detto, l’Agenzia delle Entrate non può sollevare contestazioni se vi è traccia di un bonifico con una adeguata causale.

Invece, l’atto pubblico notarile serve per rendere valido l’atto da un punto di vista civilistico. Significa che se qualcuno intende impugnare la donazione potrebbe farlo in qualsiasi momento, senza termini di scadenza. Non c’è neanche bisogno di uno specifico interesse a impugnare la donazione nulla: a farlo potrebbe essere anche il fratello invidioso.

Il regalo di una somma di denaro davanti al notaio fatta tra genitori e figli o tra coniugi non sconta imposte se è inferiore a un milione di euro. Si pagherà però la tassa per la registrazione dell’atto e per il compenso al notaio.

Gli eredi e la riduzione di legittima

Gli eredi che hanno subito un pregiudizio dalla donazione (si pensi al caso del padre che, in vita, abbia regalato tutti i soldi del conto corrente a un solo figlio, lasciando gli altri “al secco”) possono impugnarla. Lo devono fare entro 10 anni dall’apertura della successione o entro 20 anni dalla donazione medesima. Sono termini assai dilatati. Gli eredi possono però rinunciare per iscritto all’impugnazione, così rendendo valido l’atto e salvo da eventuali contestazioni. Questo diritto viene riservato solo ai figli, ai genitori o al coniuge: sono i cosiddetti «legittimari»  coloro cioè a cui la legge riconosce sempre una parte del patrimonio del defunto.


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1 Commento

  1. Mia madre rimasta vedova,. Siamo due sorelle, lei gia prende I giolelli li regala,ai figli di mia sorella,I ho pure due figli eppure vuole dare wualcosa alla sua morte.A noi figli vuole dividere l’ oro a modo suo,a discapito mio grazie

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