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Multa sbagliata: cosa fare?

18 Settembre 2017


Multa sbagliata: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Settembre 2017



Vizi formali per fare ricorso contro una multa: quando c’è possibilità che il ricorso venga accolto.

Per presentare un ricorso contro una multa bisogna avere delle valide e serie ragioni. Ognuno di noi è quasi sempre convinto di avere ottimi motivi per posteggiare in divieto di sosta, sorpassare dove non è consentito, per andare veloce o per passare col rosso. Ma poiché la legge ammette eccezioni solo in casi eccezionali (ad esempio l’urgenza di accompagnare un malato in ospedale per un malore improvviso che non consente ritardi), in tutte le altre ipotesi non resta che sperare in un errore da parte dei verbalizzanti nel redigere la multa. Già, perché anche i vigili sbagliano e, anzi, a giudicare dal contenzioso, non di rado. Così, anche gli errori di tipo formale possono consentire l’annullamento della contravvenzione, ma devono essere talmente gravi da compromettere la possibilità di difesa dell’automobilista. Ad esempio, un errore corretto successivamente a penna dal verbalizzante non è causa di nullità della multa quando non si tratta di uno scarabocchio di difficile comprensione [1]. E l’errata indicazione del colore dell’auto non finisce per invalidare il verbale. Diversa la soluzione se si viene multati in un luogo o in una città dove non si è mai stati. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa fare in caso di multa sbagliata.

Per comprenderci subito: le cause di nullità delle multe possono essere di natura sostanziale o formale. Nel primo caso vi rientrano, ad esempio, l’omessa contestazione immediata della violazione laddove possibile in base al tipo di strada e al traffico, l’erronea indicazione della velocità percorsa dall’automobilista, la mancata presenza di un cartello che avvisa gli automobilisti della presenza dell’autovelox, l’omessa taratura dell’autovelox, ecc.

Gli errori di tipo formale, invece, sono quelli che incidono sul documento, ossia su quanto scritto sul verbale, rendendo di fatto la multa sbagliata.

Il regolamento di attuazione del codice della strada sancisce uno specifico contenuto formale dell’atto. In particolare il verbale deve indicare:

  • il giorno, l’ora e la località nei quali la violazione è avvenuta;
  • le generalità e la residenza del trasgressore e, ove del caso, l’indicazione del proprietario del veicolo, o del conducente se diverso dal primo;
  • gli estremi della patente di guida;
  • il tipo di veicolo;
  • la targa dell’auto;
  • la sommaria esposizione del fatto
  • l’indicazione della norma violata che ha determinato la multa
  • le eventuali dichiarazioni del trasgressore solo se questi richiede che siano riportate a verbale.

Il verbale deve inoltre fornire al trasgressore ragguagli circa la modalità per addivenire al pagamento in misura ridotta, quando sia consentito, precisando l’ammontare della somma da pagare, i termini del pagamento, l’ufficio o comando presso il quale questo può essere effettuato ed il numero di conto corrente postale o bancario che può eventualmente essere usato a tale scopo.

Laddove possibile pagare con lo sconto del 30% nei primi 5 giorni è necessario che il verbale ne dia menzione.

Infine la multa deve indicare l’autorità competente a decidere ove si proponga ricorso: quindi si tratta del Prefetto o del Giudice di Pace della zona.

Nei casi in cui uno di questi elementi sia errato saremo sì in presenza di una multa sbagliata, tuttavia non sempre questo consente di ottenerne l’annullamento. Difatti un’eventuale imprecisione può consentire di impugnare la contravvenzione solo se l’anomalia può causare incertezza sugli elementi dell’illecito e, quindi, pregiudicare il diritto di difesa dell’automobilista. Ci spiegheremo meglio con qualche esempio.

Multa sbagliata: gli errori che comportano nullità

L’errore formale su uno degli elementi essenziali del verbale comporta la nullità della multa nei seguenti casi:

  • se nella via indicata non è possibile il verificarsi della violazione accertata (per es., un divieto di sosta contestato in una via dove la sosta è libera su ambo i lati);
  • se manca il numero civico: in questo caso la multa è nulla solo se la strada è particolarmente estesa tanto da non consentire l’individuazione del luogo dell’infrazione (si pensi alle strade che congiungono più comuni e che, spesso, sono lunghe decine di chilometri);
  • se l’errore riguarda la data in cui è stata commessa la multa se ciò impedisce all’automobilista di comprendere. In questo caso, il vero problema deriva dal fatto che spetta all’automobilista dimostrare l’errore e sarà suo onere dimostrare che, in quella specifica data, ad esempio, era a casa ammalato o altrove;
  • se viene indicato un numero diverso di targa, sempre che dal resto della contravvenzione non sia chiaramente identificabile il conducente (ad esempio l’errore su un singolo numero, in presenza dell’esatta indicazione del modello dell’auto, del conducente e dei dati della relativa patente potrebbe non essere sufficiente a impugnare il verbale);
  • se l’errore ricade sul tipo di autovettura (se autocarro, autoveicolo, ciclomotore, velocipede, ecc.);

Multa sbagliata: gli errori che non comportano nullità

Al contrario l’errore sulla multa non ne determina la nullità nei seguenti casi:

  • quando l’errore riguarda la data di nascita del trasgressore, ma questi è correttamente identificato da altri elementi (codice fiscale, nome e cognome, residenza);
  • se manca l’indicazione del modello dell’auto o del colore, ma è stata correttamente indicata la targa;
  • se manca l’indicazione del numero civico, ma si tratta di una via molto ristretta;
  • quando l’errore riguarda il nome della via, quando la strada cambia nome senza soluzione di continuità, passando da via “Rossi” a via “Verdi”, in quanto diretto prolungamento non intervallato da intersezioni o altri elementi stradali;
  • quando l’errore è facilmente rilevabile con la diligenza e la capacità dell’uomo medio [2];
  • quando manca l’indicazione del giudice presso il quale si può far valere il ricorso: in tal caso, se il cittadino presenta ricorso all’autorità sbagliata, ciò potrà, a tutto voler concedere, riaprire i termini per la presentazione del ricorso medesimo.

I termini di notifica della multa

Un altro errore di tipo formale che rende la multa sbagliata riguarda i tempi della notifica. Se la multa non viene contestata immediatamente al conducente, la raccomandata gli deve essere consegnata dal postino entro 90 giorni da quando ha commesso la violazione.

La notifica inesistente

Un tempo un motivo di ricorso tipico era la consegna della multa tramite un servizio postale privato. La recente legge sulla concorrenza ha eliminato a Poste Italiane l’esclusiva sulle notifiche di atti giudiziari e contravvenzioni per cui questo motivo di ricorso è venuto definitivamente meno.

Multa in luogo dove non sono mai stato

La multa è illegittima se l’errore ricade sulla strada o sul giorno. Spetta tuttavia all’automobilista dimostrare che, in quella precisa data o luogo indicato in verbale, non si trovava né lui, né i suoi familiari. Sempre che non vi siano fotografie a dimostrare il contrario (dalle quali, peraltro, potrebbe risultare un’eventuale clonazione della targa, nel qual caso la multa dovrà ugualmente essere annullata), il proprietario del mezzo potrà fornire qualsiasi tipo di prova a supporto del fatto che l’auto, in quel preciso momento e/o luogo, si trovava altrove.

La polizia ha indicato un colore errato dell’auto: posso fare ricorso?

L’indicazione non corretta del colore dell’auto non è motivo di impugnazione della multa se tutti gli altri elementi del veicolo sono ben identificati (targa, proprietario).

Non è stato indicato l’articolo di legge violato: posso fare ricorso?

Se il verbale non indica la norma violata dall’automobilista è chiaramente nullo perché non consente di fare ricorso. Tuttavia, al posto dell’indicazione dell’articolo di legge violato, l’agente può indicare la condotta (ad esempio «passaggio con il rosso», «eccesso di velocità di oltre… km/h rispetto al limite», «parcheggio in sosta vietata», ecc.).

Non è indicato l’importo da pagare: posso fare ricorso?

La multa è nulla non solo se non viene indicato l’importo da pagare, ma anche la misura scontata al 30% da corrispondere nei primi 5 giorni (sempre che si rientri nei casi in cui tale facoltà è concessa dalla legge).

Non è presente la foto nel verbale: la multa è valida?

Per legge la foto non può essere spedita a casa, ma è a disposizione dell’automobilista presso l’organo accentratore, al fine di rispettare la sua privacy. L’automobilista può prenderne visione in qualsiasi momento.

note

[1] Cass. ord. n. 21377/2017 del 15.09.2017.

[2] Cass. sent. 11.03.1966.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 6 luglio – 15 settembre 2017, n. 21377
Presidente Amendola – Relatore Graziosi

Fatto e diritto

La Corte:
rilevato che il Tribunale di Asti, con sentenza del 4 febbraio 2016, ha respinto l’appello proposto da M.P. avverso sentenza n. 304/2015 con cui il giudice di pace di Alba aveva rigettato la sua opposizione avverso verbale, redatto dai carabinieri, di contestazione di violazione dell’articolo 184, commi primo e ottavo, d.lgs. 285/1992 (Codice della Strada);
rilevato che il Tribunale ha osservato che in tale verbale, nella parte prestampata relativa alle modalità di estinzione dell’ammenda inflitta, i termini per proporre ricorso ai sensi dell’articolo 203 CdS alternativamente al giudice di pace o al prefetto presentano l’indicazione di 60 giorni, sbarrata a penna con correzione, sempre scritta a mano, nella misura di 30; al riguardo il giudice di secondo grado ha ritenuto non condivisibile la censura dell’appellante nel senso che si tratterebbe di una mero “scarabocchio”, che verrebbe a ledere la tutela del diritto di difesa, affermando invece che non sussiste un incolpevole affidamento nel previgente termine di 60 giorni in capo alla attuale ricorrente, per cui non sarebbe neppure applicabile l’articolo 153 c.p.c., e che comunque dinanzi ad una evidente correzione a penna sarebbe stato onere della M. attivarsi, in caso di suo dubbio, per verificare il contenuto della previsione normativa;
rilevato che avverso tale sentenza M.P. ha proposto un ricorso articolato in due motivi, e che l’intimata Prefettura di Cuneo non si è costituita;
rilevato che il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 203 e 204 bis CdS, dell’articolo 383 reg. esec. CdS e dell’articolo 2699 c.c., adducendo che il verbale di contestazione è un atto pubblico, cui è quindi applicabile l’articolo 2699 c.c., e che l’articolo 383 reg. esec. CdS prevede che deve essere conforme al modello VI.1 allegato e che deve contenere stampata l’indicazione di giorni 30 per proporre il ricorso al giudice di pace e 60 per proporlo al prefetto: pertanto non avrebbe potuto essere corretto con uno sbarramento a penna; sarebbe inoltre errata anche la correzione a mano relativa ai 30 giorni indicati pure per il ricorso al prefetto;
rilevato che il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 203 e 204 bis dell’articolo 383 reg. esec. CdS, perché la correzione indicante 30 giorni come termine unico per l’opposizione verrebbe a violarli;
ritenuto che i due motivi, visto il loro contenuto, possano essere vagliati congiuntamente;
ritenuto altresì che il Tribunale di Asti, come sopra si è sinteticamente esposto, ha in sostanza operato una valutazione fattuale in ordine alla idoneità o meno del verbale di contestazione corretto a mano nella parte prestampata di indurre in errore l’attuale ricorrente, e ha escluso ciò sulla base appunto di argomenti meramente fattuali, nel senso che il significato della correzione era del tutto evidente e pertanto non poteva non essere percepito nel caso concreto dalla persona che riceveva attraverso il verbale la contestazione di violazione e l’indicazione delle vie per opporvisi;
ritenuto, pertanto, che quel che in ultima analisi la ricorrente persegue è una valutazione alternativa fattuale, preclusa al giudice di legittimità;
ritenuto che quindi il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, non essendovi luogo a pronuncia sulle spese del grado;
ritenuto altresì che sussistono ex articolo 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/2012 i presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e non luogo a provvedere sulle spese processuali.
Ai sensi dell’articolo 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.


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