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Lo sai che? Cartello autovelox poco visibile, multa nulla

Lo sai che? Pubblicato il 18 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 settembre 2017

La segnaletica che anticipa agli automobilisti la possibilità di controllo elettronico della velocità non deve essere nascosta.

Cosa rende legittima la multa con l’autovelox mobile” (quello sul treppiedi, tanto per intenderci)? Innanzitutto la segnaletica con l’avviso preventivo, che deve essere situata a una distanza congrua dalla postazione di rilevamento elettronico della velocità. Poi la visibilità della pattuglia di polizia che procede alle operazioni di montaggio, smontaggio e controllo dell’apparecchio, che non può infrattarsi tra i cespugli o dietro le auto civetta. Infine il fatto che l’autovelox deve essere soggetto a revisione almeno una volta all’anno: per cui, se negli ultimi 365 giorni la taratura non è stata eseguita, la multa è nulla. Una recente sentenza del giudice di Pace di avvisa gli automobilisti della presenza del controllo elettronico della velocità, cartello che, se poco visibile, rende la multa nulla. Ma procediamo con ordine.

Il cartello con l’avviso «Controllo elettronico della velocità»

Questa estate è uscita la famosa direttiva Minniti che ha stabilito come deve essere un autovelox a norma (leggi Autovelox e tutor: nuove regole). Tra i tanti aspetti affrontati dal ministero vi è quello della segnaletica stradale con l’avviso «attenzione: controllo elettronico della velocità».

Innanzitutto, in presenza di una postazione mobile, il cartello di avviso piantato stabilmente al suolo è sufficiente ad avvertire gli automobilisti solo se il rilevamento in quello specifico luogo avviene in modo periodico. Se invece i poliziotti si collocano in quel tratto di strada in via saltuaria, è necessario anche un ulteriore cartello mobile.

Quanto alla distanza minima tra il cartello e l’autovelox, se la Cassazione si limita a dire che si deve trattare di una distanza adeguata in relazione al tratto di strada, al traffico e alla velocità media. Invece, secondo il ministero, la distanza si può dire adeguata nei seguenti casi:

  • autostrade e strade extraurbane principali: m. 250;
  • strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento (con velocità superiore a 50 km/h): m. 150;
  • altre strade: m. 80.

Quanto alla distanza massima tra il cartello e l’autovelox, la Cassazione ritiene che vi possano essere anche 4 km. Anche se, in tale tratto, si inseriscono delle intersezioni (per cui chi si immette da queste sulla via principale non ha visto il precedente cartello), la segnaletica non va ripetuta. Dopo 4 km vi deve essere però un nuovo cartello con l’avviso di controllo elettronico della velocità.

Le altre prescrizioni

Il codice della strada [2] stabilisce che le postazioni di rilevamento della velocità tramite autovelox devono essere «preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del codice della strada».

Un decreto del Ministero dei Trasporti del 2007 [3] precisa inoltre che la segnaletica informativa deve essere installata con adeguato anticipo.

La Cassazione infine ha sottolineato [4] che «la postazione deve risultare visibile all’automobilista con un adeguato anticipo per la presenza di segnali, anche luminosi».

Il cartello deve essere visibile

La sentenza in commento precisa infine che il cartello di avviso circa la presenza dell’autovelox non può essere “generico”, le lettere devono essere chiare e visibili, né può essere oscurato da vegetazione (ad esempio dai rami di un albero posto nelle vicinanze); non può essere nemmeno rovinato da atti vandalici o da scritte con bombolette spray (leggi Come annullare la multa per segnaletica non visibile). Infine il cartello con la segnaletica relativa al controllo elettronico della velocità non può essere posto sullo stesso palo che regge una insegna pubblicitaria, poiché in tal caso ne sarebbe pregiudicata la sua leggibilità.

note

[1] GdP Alessandria, sent. n. 794/2017.

[2] Art. 142 cod. str.

[3] Art. 2 Dm Min. Trasporti del 15.08.2007.

[4] Cass. sent. n. 5997/2014.


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