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Chi può fare opposizione a un matrimonio

26 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2017



Quali sono gli impedimenti per non celebrare le nozze, chi li può presentare, dove fare ricorso ed entro quando dopo le pubblicazioni.

Avete presenta la scena, no? «Se qualcuno è a conoscenza di un impedimento per questo matrimonio, parli ora o taccia per sempre». Silenzio imbarazzato, fidanzati che guardano a destra e a sinistra sperando che il silenzio duri in eterno. È una scena da film o può esistere nella realtà? Chi può fare opposizione ad un matrimonio, magari con gli sposi già sull’altare, lei di bianco vestita, lui in elegante abito scuro, parenti schierati, chiesa addobbata, fotografi pronti ad immortalare il tutto, coro e organista accordati sul «la»? È il codice civile a permettere di guastare la festa a chi non ha i requisiti adatti per pronunciare il «sì» e fare lo scambio degli anelli.

Le pubblicazioni di matrimonio

Chi si deve sposare deve farlo sapere attraverso le pubblicazioni di matrimonio. Non tanto per una questione di gossip, ma per permettere a chi sa che se quel matrimonio «non s’ha da fare» lo possa dire. Sono tenuti a farlo anche i personaggi famosi, a beneficio dei paparazzi (di solito ci pensano i loro uffici stampa ad anticipare le pubblicazioni di matrimonio, cosa che non accade con noi comuni mortali).

Le pubblicazioni devono essere affisse sulla bacheca del Comune di residenza di ciascuno degli sposi per almeno otto giorni. Trascorsi altri tre giorni (siamo a 11) è possibile celebrare il matrimonio, civile o religioso che sia. Purché la cerimonia avvenga entro i 180 giorni successivi. Altrimenti, siamo punto e a capo: bisogna ricominciare dalle pubblicazioni e attendere altri 11 giorni. Si prega i fidanzati di avere le idee ben chiare prima di inviare le partecipazioni agli invitati.

I motivi per fare opposizione a un matrimonio

Ma perché mai qualcuno potrebbe arrivare a dire che io e la mia fidanzata non ci possiamo sposare? Che cosa può fare opposizione a un matrimonio?

Le ragioni sono:

  • che uno dei due sposi sia minorenne [1], a meno che abbia compiuto 16 anni ed abbia il consenso del Tribunale per i minorenni;
  • che almeno uno dei due sposi abbia un’infermità mentale [2];
  • che tra i fidanzati ci sia un legame di parentela non dichiarato (esistono delle dispense per un matrimonio tra cugini, ad esempio, ma bisogna dirlo);
  • che uno dei due sposi sia già coniugato;
  • che il matrimonio derivi da un delitto: non posso sposare una donna se, per poterlo fare, ho ucciso suo marito;
  • che ci sia un divieto temporaneo di nuove nozze [3].

Quest’ultimo punto può sembrare strano, ai giorni nostri, ma è così. Il Codice civile recita: «Non può contrarre matrimonio la donna, se non dopo 300 giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Sono esclusi dal divieto i casi in cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio siano stati pronunciati in base alla legge [4] e nei casi in cui il matrimonio sia stato dichiarato nullo per impotenza, anche soltanto a generare, di uno dei coniugi».

Non solo: il Tribunale può autorizzare il matrimonio «quando è inequivocabilmente escluso lo stato di gravidanza o se risulta la sentenza passata in giudicato che il marito non ha convissuto con la moglie nei 300 giorni precedenti lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il divieto cessa dal giorno in cui la gravidanza è terminata».

Per capirci. Una donna che ha ottenuto l’annullamento del matrimonio deve aspettare per legge 10 mesi circa (300 giorni) per potersi sposare di nuovo. E non deve aver convissuto con il fidanzato. E non deve essere incinta.

Se ne deduce che un uomo può sposarsi il giorno dopo aver ottenuto l’annullamento, anche se ha convissuto con una donna mai sposata: la legge cita la donna, non l’uomo. Che, ovviamente, non avrà il terzo impedimento, cioè quello di rimanere «incinto».

D’altra parte, l’uomo è già punito dal decimo comandamento: «Non desiderare la donna degli altri». Le Tavole di Mosè, a stare a guardare, non vietano alla donna di desiderare l’uomo delle altre.

Chi può fare opposizione a un matrimonio

Appese in Comune le pubblicazioni, sta ai «guardiani del quartiere» controllare chi si sposa e se ne hanno i requisiti per, eventualmente, fare opposizione a un matrimonio. Se il passaparola (che funziona sempre) arriva alle orecchie di chi non dovrebbe arrivare, scatta l’allarme. Ma alle orecchie di chi? Cioè, chi può fare opposizione?

Sempre secondo il Codice civile [5] possono fare opposizione:

  • i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti e collaterali entro il terzo grado di parentela;
  • il tutore o il curatore, se uno degli sposi fosse soggetto a questo regime;
  • il coniuge di uno degli sposi che vuole contrarre matrimonio con un’altra persona;
  • l’ex marito (o suoi parenti) della donna che non ha rispettato i 300 giorni dall’annullamento del precedente matrimonio o che ha convissuto con il nuovo fidanzato o che è rimasta incinta.

È possibile fare opposizione a un matrimonio presentando un ricorso al presidente del Tribunale del luogo in cui sono state esposte le pubblicazioni. Il Tribunale può sospendere la cerimonia finché non decida di rimuovere con decreto l’opposizione.

note

[1] Art. 84 cod. civ.

[2] Art. 85 cod. civ.

[3] Art. 89 cod. civ.

[4] Art. 3, legge n. 898/1970.

[5] Art. 102 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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