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Divorzio breve: come funziona

19 Settembre 2017


Divorzio breve: come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Settembre 2017



Regole, tempi e procedura per il divorzio breve. La separazione è un gradino intermedio non sempre necessario.

Da quando è entrata in vigore la riforma sul divorzio breve, non è più necessario aspettare tre anni per dirsi definitivamente addio. Il tempo massimo è di 1 anno che può essere ridotto a 6 mesi se la precedente separazione è avvenuta in modo consensuale. Resta però l’obbligo del “gradino intermedio” costituito appunto dalla separazione. È infatti da questo momento che iniziano a decorrere i termini per divorziare. Ma procediamo con ordine e vediamo, allo stato attuale, come funziona il divorzio breve. Qui troverai una guida sulla procedura da seguire e sui “tempi di attesa”. Peraltro, sull’argomento, è intervenuta anche una importante sentenza della Cassazione lo scorso 10 maggio che ha modificato anche le modalità in base alle quali viene erogato l’assegno di divorzio, quello che viene comunemente detto «mantenimento». Ma procediamo con ordine.

Prima del divorzio la separazione

La prima cosa da sapere sul divorzio breve è che esso non può essere eseguito se prima la coppia non si separa. La separazione resta quindi obbligatoria salvo alcune eccezioni. In particolare è possibile divorziare senza prima separarsi nei seguenti casi (per maggiori informazioni leggi Si può divorziare senza separazione?):

  • per mancata consumazione del matrimonio;
  • se si verificano determinate situazioni di carattere penale (che a breve vedremo);
  • a seguito di annullamento o scioglimento del matrimonio celebrato all’estero;
  • in caso di rettifica di attribuzione di sesso.

Perché allora si chiama divorzio breve se la separazione resta sempre necessaria? Perché, prima della riforma, era necessario attendere 3 anni per passare dalla separazione al divorzio, mentre oggi al massimo 1 anno (per come a breve si dirà).

A cosa serve la separazione?

A questo punto ci si potrebbe chiedere «a cosa serve la separazione» se poi la coppia finisce sempre per divorziare? L’originario scopo è quello di prevedere un gradino intermedio, durante il quale dare alla coppia il tempo per ripensarci. Ecco perché la separazione non cancella definitivamente il matrimonio, ma sospende gli obblighi ad esso connessi. Infatti con la separazione cessa il dovere di fedeltà, di convivenza, di reciproco sostegno morale. Resta in piedi solo l’obbligo del «sostegno materiale» da parte del coniuge con il reddito più alto nei confronti di quello con il reddito più basso; in particolare, il primo è tenuto a versare al secondo il cosiddetto assegno di mantenimento, rivolto a garantire a quest’ultimo «lo stesso tenore di vita che aveva durante l’unione». Che significa? Che se, ad esempio, il marito guadagnava tanto e così consentiva alla moglie uno stile di vita abituato ai consumi, questo stesso tenore di vita deve essere garantito, nei limiti del possibile, anche con la separazione. L’assegno di mantenimento non è dovuto solo se il coniuge che lo richiede è stato ritenuto responsabile dal giudice della violazione di uno dei doveri del matrimonio e ha subito il cosiddetto «addebito» (ad esempio: tradimento, abbandono del tetto coniugale, violenze e vessazioni, ecc.).

Come vedremo però a breve, l’obbligo di provvedere al sostegno materiale cessa definitivamente con il divorzio; anche l’assegno di mantenimento viene meno, per dar spazio invece all’assegno di divorzio. Quest’ultimo, secondo le nuove linee guida della giurisprudenza, è notevolmente ridimensionato e serve non più a garantire lo stesso tenore di vita, ma solo l’autosufficienza economica, il «minimo indispensabile» per vivere.

Come ci si separa?

Per comprendere come funziona il divorzio breve è necessario chiarire come ci si può separare. Due sono essenzialmente le forme della separazione:

  • la separazione giudiziale: è quella a cui si ricorre quando marito e moglie non trovano un accordo sui punti essenziali del distacco (ad esempio: divisione dei beni, mantenimento, collocazione dei figli). In tal caso, l’unica carta da seguire è presentare un ricorso al giudice. Si instaura una causa, ma prima di questa si passa davanti al Presidente del tribunale, in un’udienza a “porte chiuse”. Qui il Presidente prova a mettere d’accordo le parti (si tratta di un tentativo più formale che sostanziale) e, in caso di esito negativo, fissa i provvedimenti provvisori per regolare i rapporti tra marito e moglie finché non esce la sentenza definitiva di separazione (ci potrebbero volere anni). Così il Presidente stabilisce la misura del mantenimento, autorizza i coniugi a vivere separati e stabilisce la regole sull’affidamento, collocazione, visite e mantenimento dei figli. Infine, il Presidente rinvia le parti a una successiva udienza davanti al giudice istruttore per il vero e proprio giudizio, durante il quale si dovrà lasciar spazio agli avvocati, alle prove, ai testimoni, agli scritti difensivi, ecc.
  • la separazione consensuale: è quella che si fa di comune accordo tra marito e moglie, quando hanno trovato l’intesa su tutti gli aspetti del distacco. La separazione consensuale può essere effettuata in tre modi diversi:
  1. in tribunale: in questo caso, si va davanti al Presidente del Tribunale con un ricorso già scritto e condiviso dalle parti; il Presidente tenta una conciliazione e poi “ratifica” l’accordo. Bisogna pagare le tasse (il contributo unificato) e l’onorario all’avvocato (che può essere anche unico per la coppia);
  2. in Comune: vi si può procedere quando non vi sono figli e beni da dividere. Le parti si presentano una prima volta in Comune per tentare una conciliazione e, dopo 30 giorni, viene confermato l’accordo di separazione. In entrambi i casi non è necessario l’avvocato. Si paga sono un contributo di 16 euro;
  3. davanti ai reciproci avvocati, con il meccanismo della cosiddetta «negoziazione assistita» la quale è possibile anche in presenza di figli e di divisione di beni. A sbrigare tutte le pratiche per la convalida dell’accordo in tribunale saranno gli avvocati stessi. Bisogna pagare gli onorari degli avvocati che devono essere almeno uno per parte.

Cos’è il divorzio breve

Veniamo ora al divorzio breve vero e proprio. Dopo la separazione, per dirsi definitivamente addio, c’è bisogno di divorziare. Il divorzio cancella definitivamente tutti i legami tra i coniugi (per cui, se uno dei due muore, l’altro non è suo erede, cosa che invece succede durante la separazione). Questo significa che cessa l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento. Se però uno dei due coniugi non è in grado di mantenersi da solo e non ha le condizioni di salute o di età per trovare un’altra occupazione, ha diritto all’assegno di divorzio (o «assegno divorzile»). Quest’ultimo, al contrario dell’assegno di mantenimento, non è rivolto a garantire il tenore di vita che la coppia aveva durante la convivenza, ma solo l’autosufficienza, ossia l’indipendenza economica. Vien da sé che se il coniuge più povero ha già un proprio reddito che gli consente di sopravvivere (e il limite è stato ritenuto coincidente in circa mille euro al mese) non avrà diritto all’assegno di divorzio anche se l’ex è molto più ricco.

Dopo quanto tempo si può divorziare?

Come detto, la separazione è un gradino intermedio necessario per passare al divorzio. Il divorzio si può ottenere:

  • dopo 6 mesi dalla separazione se questa è stata consensuale. Il termine inizia a decorrere dalla udienza davanti al Presidente del tribunale o dalla firma dell’accordo in Comune o dalla firma dell’accordo con gli avvocati;
  • dopo 1 anno dalla separazione se questa è stata giudiziale. Il temine inizia a decorrere dalla data dell’udienza presidenziale preliminare, quella che fissa le condizioni di separazione in attesa della sentenza definitiva.

La sospensione del termine

Il decorso del termine di separazione personale necessario per il divorzio si interrompe:

  • in caso di riconciliazione tra i coniugi separati;
  • con qualunque fatto interruttivo, sia esso una dichiarazione espressa o un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione. Ad esempio la convivenza può interrompere il termine solo se non è temporanea, ma idonea a ricostituire concretamente il preesistente vincolo coniugale, nella sua essenza materiale e spirituale.

Il termine inizia nuovamente a decorrere da una nuova separazione legale.

L’interruzione della separazione può essere eccepita dal coniuge convenuto nel giudizio di divorzio.

Il decorso del termine di certo non si interrompe se l’altro coniuge si trova in carcere: è stata respinta la tesi della moglie che aveva eccepito la riappacificazione con il coniuge, il quale aveva utilizzato temporaneamente la casa coniugale ma solo in occasione della sua uscita dal carcere.

Come ci si divorzia?

Come per la separazione, anche il divorzio può essere giudiziale o consensuale. Valgono le stesse regole analizzate nel paragrafo della separazione. In particolare:

  • divorzio giudiziale: avviene davanti al giudice con una causa vera e propria. Sono necessari gli avvocati;
  • divorzio consensuale: può avvenire 1) in Comune; 2) con un atto firmato davanti ai rispettivi avvocati; 3) in tribunale in un’udienza presidenziale.

Leggi sul punto: Come divorziare.

Da quanto detto sino ad ora, si può comprendere che il concetto di divorzio breve non attiene certo alla procedura che resta quella di sempre (e, se si tratta di divorzio giudiziale, può essere particolarmente lunga e costosa), ma ai tempi che separano la separazione dal divorzio.

Si può divorziare se un coniuge non vuole?

Il divorzio, così come la separazione, può avvenire anche se a richiederlo è un solo coniuge. In tal caso però sarà necessaria una causa.

note

Autore immagine: 123rf com


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