Pensioni: novità

19 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 settembre 2017



Le principali novità per anticipare la pensione che potrebbero diventare legge nei prossimi mesi: Dall’Ape donne alla pensione minima di garanzia.

Pensione minima di garanzia per i giovani, sconto di 3 anni di contributi per l’Ape sociale donne, riduzione degli importi soglia per ottenere la pensione di vecchiaia e anticipata contributiva e blocco dell’età pensionabile: sono queste le principali novità in materia previdenziale che dovrebbero entrare nella prossima finanziaria e diventare operative dal 2018.

Probabilmente, a causa delle scarse risorse economiche disponibili, non tutte le proposte saranno attuate ed alcune misure saranno realizzate “a metà”. Ma vediamo subito quali potrebbero essere i principali cambiamenti in materia di pensione.

Ape sociale donne

L’Ape sociale donne, o Ape sociale rosa, consisterà nella possibilità di aumentare le lavoratrici beneficiarie dell’Ape sociale, facendo loro ottenere l’anticipo pensionistico a 63 anni con 27 o 33 anni di contributi, anziché con 30 o 36 anni. Questo, perché sarà previsto uno sconto pari a 1 anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 3 anni (secondo altre proposte, lo sconto dovrebbe ammontare a 6 mesi di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni).

L’Ape social donne, nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria, sarà un anticipo della pensione, cioè un assegno che “accompagnerà” l’interessata dalla data di uscita dal lavoro, che potrà avvenire a un’età minima di 63 anni, sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia (dal 2018 66 anni e 7 mesi per tutti, uomini e donne). A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, però, la prestazione sarà pari alla futura pensione e non deriverà da un prestito bancario: l’Ape rosa social, difatti, come l’Ape social sarà erogata direttamente dallo Stato. Per questo motivo, non comporterà trattenute sulla futura pensione, in quanto l’interessata non dovrà restituire alcun finanziamento.

Proroga dell’opzione donna

Meno probabile appare, invece, la possibilità di prorogare l’opzione donna, cioè l’opzione, per le sole lavoratrici, che consente di pensionarsi a 57 anni con 35 anni di contributi. Ricordiamo che, ad oggi, possono fare domanda di pensione di anzianità con opzione donna le lavoratrici che possiedono i seguenti requisiti:

  • 57 anni e 7 mesi di età compiuti entro il 31 luglio 2016, se lavoratrici dipendenti (58 anni e 7 mesi è invece il requisito di età valido per le lavoratrici autonome);
  • 35 anni di contributi accreditati al 31 dicembre 2015;
  • la pensione è liquidata in 18 mesi per le autonome e in 12 mesi per le dipendenti, a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito (si tratta del cosiddetto periodo di finestra).

In cambio di questo consistente anticipo dell’uscita dal lavoro, la lavoratrice accetta il ricalcolo della pensione col sistema contributivo: si tratta di un metodo di calcolo bastato sui contributi effettivamente accreditati e non sugli ultimi stipendi, come il sistema retributivo. Per questo, nella generalità dei casi, il ricalcolo contributivo determina delle penalizzazioni sulla pensione abbastanza pesanti e non ha convenienza economica.

Pensione minima di garanzia

La pensione minima di garanzia sarà un’integrazione del trattamento spettante a coloro la cui pensione si calcola col sistema esclusivamente contributivo. Nel dettaglio, con la pensione di garanzia i lavoratori soggetti al calcolo integralmente contributivo della pensione avranno diritto a un trattamento minimo di 650 euro mensili, con almeno 20 anni di contributi accreditati. Per ogni anno di contributi in più rispetto al 20°, dovrebbero spettare 30 euro mensili in aggiunta sulla pensione, sino a un massimo di 1.000 euro.

Secondo una più recente proposta, invece, la pensione di garanzia funzionerà come una maggiorazione della pensione contributiva, dando la possibilità di cumulare la prestazione con l’assegno sociale (448 euro) nel limite del 50 %, ossia sino a 224 euro.

La cumulabilità di un terzo dell’assegno sociale è, in realtà, una misura già esistente, ma non operativa, in concreto, per gli effetti scaturiti dalla riforma Fornero.

Grazie alla maggiorazione dovuta alla cumulabilità tra pensione e assegno sociale, coloro il cui trattamento sarà calcolato col sistema interamente contributivo potranno ottenere un assegno da 650-680 euro, anziché, come avverrebbe nella maggior parte dei casi, sotto i 500 euro.

Niente assegno minimo per la pensione di vecchiaia

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia (il cui requisito d’età, come anticipato, sarà pari a 66 anni e 7 mesi per tutti nel 2018), non molti sanno che questa può essere ottenuta solo se superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, per coloro il cui calcolo della pensione è effettuato col sistema interamente contributivo. In pratica, coloro che subiscono il calcolo contributivo della pensione, penalizzante di per sé, non possono percepire alcuna pensione se questa è inferiore a 672 euro mensili.

Per rimediare a questa ingiusta penalizzazione, si vorrebbe eliminare l’ammontare minimo dell’assegno richiesto per l’accesso alla pensione o, almeno, limitarlo a 1,2 volte l’assegno sociale, cioè a 538 euro. Chi non può percepire la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi di età deve attendere il compimento di 70 anni e 7 mesi, quindi ulteriori 4 anni (o un periodo ancora maggiore, nel caso in cui l’età pensionabile aumenti).

Niente vincoli per la pensione anticipata a 63 anni

Esiste un vincolo ancora più severo, relativo all’ammontare dell’assegno, per la pensione anticipata contributiva (calcolata esclusivamente col sistema contributivo), che si può raggiungere con:

  • 63 anni e 7 mesi di età;
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (1254,60 euro).

Anche in questo caso l’esecutivo vorrebbe abolire il limite relativo all’ammontare dell’assegno, o almeno ridurlo a 2 volte l’assegno sociale.

Nessun aumento dell’età pensionabile

Un’altra proposta in materia previdenziale riguarda l’età pensionabile: in particolare, si vorrebbero bloccare gli adeguamenti automatici alla speranza di vita, che dovrebbero scattare nel 2019 e determinare un aumento di 4 mesi nei requisiti per la pensione.

Dal 2019, cioè, la pensione di vecchiaia dovrebbe essere raggiunta con 66 anni e 11 mesi di età e la pensione anticipata con 43 anni e 2 mesi di contributi (42 anni e 2 mesi per le donne).

Col blocco dell’età pensionabile, invece, non dovrebbe aumentare alcun requisito. Non mancano, sull’argomento, nette prese di posizione: da una parte il presidente dell’Inps, che reputa il provvedimento seriamente pregiudizievole per i conti pubblici, dall’altra i sindacati, che ritengono l’aumento dei requisiti per la pensione d’impatto sociale fortemente negativo.

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1 Commento

  1. In questo marasma di leggi e leggine mi rimane sempre un dubbio.Ho quarant’anni di contributi versati di cui 17 anni in Germania, e 23 in Italia allo stato attuale ho usufruito di tutti gli ammortizzatori sociali in quanto disoccupato dal 2013 dopo un licenziamento per giusta causa. Domanda posso richiedere il diritto all’Ape social , Grazie per una risposta.

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