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Lo sai che? Cosa fare con soldi falsi

Lo sai che? Pubblicato il 19 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 settembre 2017

È possibile avere un risarcimento per chi consegna soldi falsi? E che si rischia se si possiede una banconota contraffatta ma non la si spende?

Tutti abbiamo sperimentato, almeno una volta, quel senso di trepidazione che si prova nel momento in cui, pagando alla cassa, la banconota di taglio grosso consegnata all’addetto viene inserita nello scanner a infrarossi per la verifica dei soldi falsi. Trovarsi di fronte alla brutta sorpresa di un rifiuto impone al possessore degli obblighi di legge che, ovviamente, lo portano a perdere tanto il biglietto, quanto il relativo valore. Non esiste nessuno, infatti, che rimborsa per i soldi falsi e risarcisce l’ignaro possessore (se così fosse, i falsari avrebbero trovato il modo di arricchirsi alla luce del sole). Tuttavia, la legge punisce solo lo scambio doloso di moneta falsa e non anche il semplice possesso (tanto più se in buona fede); per cui nessun poliziotto potrà chiederci spiegazioni del perché abbiamo in tasca o a casa uno o più biglietti falsi. Detto ciò cerchiamo di capire cosa fare con soldi falsi.

Cosa rischia chi possiede soldi falsi?

Esistono diversi trucchi per scoprire se una banconota è vera o è falsificata. Li abbiamo elencati in Come riconoscere i soldi falsi. Tuttavia nessuno di noi, quando riceve il resto al supermercato o preleva al bancomat, esegue tali controlli. Si tratta di un’attività che effettuano più che altro i negozianti, a continuo contatto con il contante. Ed è proprio da questi che si riceve, il più delle volte, la brutta notizia: «Mi spiace, la banconota è falsa» (ad esempio quando vai a fare benzina, quando vai dal droghiere o al negozio di abbigliamento). Lo stesso però potrebbe capitare al momento del versamento dei soldi in banca tramite lo sportellista o il bancomat. Esistono strumenti di precisione che, in pochi secondi, rivelano la presenza di soldi falsi. Ma cosa rischia chi possiede delle banconote contraffatte? Come abbiamo detto in partenza, non esiste il reato di detenzione di soldi falsi. Questo scatta solo nel momento in cui la detenzione rivela l’intento di spacciare le banconote. In termini pratici questo significa che nessuno può essere punito se ha nel portafogli un pezzo da 100 contraffatto, ma se il quantitativo dei biglietti contraffatti è tale da escludere la buona fede ed evidenziare, invece, un intento fraudolento (si pensi a un soggetto trovato con 100 pezzi da 100 euro tutti falsi), allora è più facile risalire all’intento fraudolento.

Cosa rischia chi spaccia in malafede soldi falsi?

Quali sono gli obblighi del possessore di biglietti contraffatti? Innanzitutto, conoscendone la falsità, non può rimetterli in circolazione. Così, se un commerciante si accorge che i 50 euro che gli abbiamo dato sono falsi, commettiamo un crimine se, entrando in un altro negozio, sfruttiamo la distrazione o la fretta del commesso di turno per rilasciargli quello stesso biglietto con la scusa di un acquisto. Il nostro compito è invece di strapparli o di consegnarli alle autorità (ma di questo parleremo a breve).

Tornando al problema di cosa rischia chi spaccia in malafede soldi falsi, ricordiamo che il codice penale [1] stabilisce che chi spaccia monete contraffatte o alterate, o le spende o le mette altrimenti in circolazione, commette reato; la sanzione può arrivare sino alla reclusione.

In particolare i reati sono due:

  • quello di chi riceve soldi falsi in buona fede [2], ma poi, avendo avuto conoscenza della falsità, tenta di rimetterli in circolazione per scaricare la perdita su un’altra persona. In questo caso la consapevolezza della contraffazione è successiva alla ricezione del denaro (che, come detto, avviene in perfetta buona fede), ma c’è ugualmente la volontà dello spaccio;
  • quello di chi, consapevolmente, detiene moneta falsa al solo scopo di metterla in circolazione. Anche in questo caso il reato non scatta per il semplice possesso del denaro, ma solo se vi è l’effettiva intenzione di spacciarlo. Chi raccoglie da terra un biglietto falso e, nonostante sappia che non ha valore, lo tiene nel portafogli senza però l’intenzione di consegnarlo ad altri, non commette alcun crimine [3]. Non commette neanche un crimine chi riceve da una persona dei soldi falsi e li detiene magari solo per fare uno scherzo o per collezionismo [4]. Il reato di detenzione in malafede di denaro falso è configurabile solo se vi sia l’intenzione del soggetto agente di mettere in circolazione le banconote contraffatte ricevute in malafede, volontà che – come detto – può essere desunta da varie circostanze (da una intercettazione telefonica, dal fatto di avere un eccessivo numero di banconote false da far escludere il fattore casuale; ecc).

Cosa rischia chi spaccia in buona fede soldi falsi?

Non commette alcun reato chi, invece, inconsapevole di avere tra le mani una banconota falsa, la spaccia. Manca infatti la volontarietà di commettere il reato. Insomma, per far scattare l’illecito penale ci deve essere la consapevolezza. Non può essere punito chi, per colpa, distrazione, fretta o semplice negligenza, non ha controllato, prima di dare una banconota, se questa è vera o falsa.

Ma come fare a capire se c’è buona fede o meno? E soprattutto, una volta appurato che la banconota è falsa, cosa bisogna fare? A queste due domande daremo risposta separata qui di seguito. E se sulla banconota ci sono scarabocchi e disegni di vario genere? A questa domanda abbiamo risposto in Se sulla banconota ci sono delle scritte è valida?

Come stabilire se il possessore di soldi falsi è in buona fede?

Immaginiamo un uomo che voglia pagare un capo di abbigliamento. Ha davanti a sé il cassiere e, in bella vista, c’è lo scanner a infrarossi per il rilevamento dei biglietti contraffatti. Ciò nonostante dà la banconota per il pagamento. Difficile pensare che, in questo caso, ci sia malafede perché il cliente sa già che il biglietto verrà sottoposto alla verifica.

In un altro caso famoso [5] il giudice ha assolto un uomo che aveva pagato il biglietto del treno presso lo sportello di una stazione ferroviaria, e pur trovandosi al di là dello sportello e, dunque, completamente libero di defilarsi in assoluto anonimato, aveva deciso di recarsi presso gli uffici della polizia ferroviaria per l’identificazione.

Si è proceduto inoltre all’assoluzione per mancanza di dolo nei confronti di un uomo che, al momento della spendita della banconota, poi risultata falsa, aveva lasciato a garanzia la copia del proprio autentico documento di riconoscimento, denotando un simile comportamento la buonafede del soggetto agente [6].

Che fare se la banconota è falsa?

Chi ha la certezza di avere tra le mani soldi falsi non può spenderli e dovrebbe strapparli. Se invece c’è il dubbio che si possa trattare effettivamente di una banconota contraffatta, bisogna recarsi presso uno sportello di banca, delle poste o una filiale della Banca d’Italia. Lì il biglietto viene esaminato attraverso appositi scanner. Se la banconota è effettivamente falsa, il dipendente della banca deve impossessarsene sottraendola quindi al possessore che, a fronte di ciò, non riceve alcun indennizzo; gli deve però essere consegnato un verbale e una copia della banconota.

La banconota viene trasmessa all’amministrazione centrale della Banca d’Italia e sottoposta a verifica del Nac (Nucleo di analisi per le banconote sospette di falsità). Se il Nac ritiene che la banconota non è falsa, rimborsa l’importo al suo possessore con un vaglia cambiario della Banca d’Italia. Diversamente nulla è dovuto al possessore. Chi ha consegnato la banconota può chiedere informazioni sull’esito dell’accertamento Nac tramite le filiali della Banca d’Italia.

note

[1] Art. 455 cod. pen.

[2] Art. 457 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 25500/2007.

[4] Cass. sent. n. 25500/2007.

[5] Trib. Trani, sent. del 24.02.2005.

[6] Trib. Terni, sent. n. 36 del 12.01.2012.

Autore immagine: 123rf com


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