HOME Articoli

Lo sai che? Spese portone in condominio: i negozi pagano?

Lo sai che? Pubblicato il 19 settembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 19 settembre 2017

La ripartizione delle spese relative alle parti comuni si ripartisce per millesimi tra tutti i condomini ivi compresi i proprietari di negozi e magazzini.

Chi ha un negozio all’interno di uno stabile condominiale non ha interesse a usare il portone dell’edificio; egli infatti accede ai propri locali tramite la porta apposita del magazzino. Pertanto, quando si tratta di contribuire alle spese di gestione del portone o dell’androne del palazzo tenta puntualmente di sottrarsi. Ha ragione? Per le spese del portone in condominio i negozi pagano? La risposta è contenuta nel codice civile [1]. Cerchiamo di capire dunque cosa prevede la legge.

Il codice elenca una serie di parti dell’edificio che appartengono a tutti i condomini in proporzione dei rispettivi millesimi. Tra queste vi sono le scale, i portoni di ingresso, l’androne, i portici, i cortili. La comproprietà scatta nel momento stesso in cui si diventa condomini e, quindi, a prescindere dall’uso che si fa della parte in questione. Così, è comproprietario della terrazza e deve pagare le spese ad essa inerenti anche chi non vi sale mai; deve contribuire alla manutenzione dell’ascensore anche chi fa le scale a piedi, e così via. Pertanto, anche i proprietari dei magazzini e dei negozi posti al piano terra di un edificio in condominio devono pagare le spese del portone. Il regolamento di condominio può prevedere però diversamente ed esentarli da tale onere.

La spesa di manutenzione o di sostituzione del portone d’ingresso o di sue componenti va ripartita fra i condomini in proporzione ai millesimi di proprietà. È tenuto a contribuirvi (salvo che il regolamento disponga altrimenti) anche il condomino la cui unità immobiliare abbia un ingresso separato da quello comune agli altri condomini, trattandosi di un elemento necessario alla configurazione del fabbricato [2].

Per la sostituzione del sistema di apertura manuale del portone con uno automatizzato è richiesto il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all’assemblea, in rappresentanza di almeno 500/1.000. Non è invece consentita la trasformazione dell’apertura da automatizzata a manuale, in quanto determina un’evidente compressione della facoltà di godimento della cosa comune da parte di chi dovesse soffrire di gravi limitazioni fisiche [3].

Come detto, ogni intervento di manutenzione, ristrutturazione o la completa sostituzione del portone viene ripartita tramite millesimi di proprietà, sempre che il regolamento non disponga divisioni differenti. La spesa relativa al portone deve essere approvata dall’assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.

Se il guasto al portone deve essere riparato con urgenza (si pensi alla serratura che non funziona più o alla chiave di uno dei condomini che si sia rotta all’interno della serratura), l’amministratore deve provvedere alla riparazione senza consultare prima l’assemblea, affidando di sua iniziativa l’incarico a un’impresa specializzata, salvo poi comunicarlo alla successiva riunione di condominio. Il codice civile [4] prevede infatti che questi «(…) non può ordinare lavori di manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere urgente, ma in questo caso deve riferirne nella prima assemblea».

Ritornando al problema della partecipazione dei proprietari di magazzini alle spese del portone è vero che la legge stabilisce [5] che le spese delle parti comuni sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno» e che «se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne», ma è anche vero che la Cassazione ha detto che tale norma non si applica al proprietario del negozio [6]. La Corte ha chiarito come «(…) i portoni d’ingresso devono ritenersi dei beni comuni a tutti i condomini indipendentemente dal loro utilizzo e quindi tale presunzione vale per i condomini la cui proprietà esclusiva è servita da ingresso indipendente». La stessa Corte ha ribadito che «(…) il portone d’ingresso dell’edificio costituisce proprietà comune tra tutti i condomini, pertanto, la relativa spesa di manutenzione e ricostruzione spetta a ciascun condomino in proporzione ai millesimi di proprietà» [7].

note

[1] Art. 1117 cod. civ.

[2] C. App. Milano sent. del 3.07.1992.

[3] Trib. Milano sent. del 1.03.1993.

[4] Art. 1135 cod. civ.

[5] Art. 1123 cod. civ.

[6] Cass. sent. n. 3644/1956.

[7] Cass. sent. n. 4986/1977.

Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI