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Pignoramento conto corrente: rateizzazione possibile?

7 ottobre 2017


Pignoramento conto corrente: rateizzazione possibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 ottobre 2017



Condanna alle spese legali. La mia società ha subito il pignoramento del conto bancario. Posso chiedere una rateazione di quanto dovuto?

Il lettore dice che l’azienda interessata presenta una situazione di difficoltà che renderebbe necessaria una rateizzazione del debito. Il conto corrente sul quale è stato eseguito il pignoramento presentava, al momento della notifica dell’atto all’istituto di credito, un saldo attivo? Se nel conto erano depositati i soldi pignorati, e dunque vi era un saldo attivo, c’è poco da fare. Lo scopo della conversione del pignoramento, cioè della sostituzione di una somma ai beni pignorati, non appartiene a questa ipotesi, in cui oggetto dell’espropriazione è già una somma di denaro che rientrava nella disponibilità del debitore. Se, invece, il saldo era negativo, vi sono delle precisazioni da mettere in evidenza. Il creditore ha la possibilità di procedere al pignoramento di somme nella diretta disponibilità del debitore, ma una volta che esse siano confluite nel conto corrente bancario del medesimo, il pignoramento può riguardare solo il saldo attivo e non i singoli versamenti. Detto in parole povere, il conto bancario con saldo passivo non è pignorabile e non lo sono neanche tutti i successivi versamenti fatti dal correntista o da terzi, finché lo scoperto non sia stato completamente ripristinato. Questo orientamento emerge da una sentenza della Corte di Cassazione: in ipotesi di contratto di conto corrente bancario affidato con saldo negativo, il creditore non può pignorare le singole rimesse che, affluite sul conto del debitore, hanno comportato la mera riduzione dello scoperto, ma eventualmente il solo saldo positivo, atteso che il contratto in questione dà luogo ad un rapporto giuridico unitario, composto da poste attive e passive, che non si risolve a seguito del pignoramento [1]. Potrebbe dunque accadere che il debitore esegua dei versamenti dopo la notifica del pignoramento, ma tali somme non potrebbero essere assegnate al creditore procedente se il saldo del conto continua ad essere negativo. Dal chè segue che il creditore – che ben può direttamente pignorare somme che siano nella diretta disponibilità del proprio debitore – una volta che esse siano invece affluite al conto corrente bancario può pignorare il solo eventuale saldo positivo ma non i singoli versamenti: saldo che così come, nell’interesse dello stesso creditore pignorante, può accrescersi di eventuali rimesse di terzi, dal momento che il pignoramento non risolve il conto corrente, per converso non può prescindere dal contrapposto credito della banca. Per quanto riguarda, invece, l’istituto della conversione del pignoramento, esso consiste nella sostituzione di una somma di denaro ai beni pignorati. Nel caso di pignoramento di beni diversi dal denaro, il codice di procedura civile [2] consente al debitore la conversione del pignoramento ovvero, prima che il giudice disponga la vendita o l’assegnazione delle somme, di sostituire ai beni immobili, alle cose mobili o ai crediti privilegiati, una determinata somma di denaro, pagabile a rate fino a 36 mesi. La rateizzazione è disposta dal giudice d’ufficio ed è una scelta discrezionale dello stesso, imposta tra l’altro al creditore senza la sua volontà. Ci si chiede: l’istituto della rateizzazione si applica nel caso di pignoramento di somme di denaro? A tal proposito, il codice di procedura civile non estende la possibilità di rateizzazione ai pignoramenti aventi ad oggetto somme di denaro del debitore, detenute da terzi. La stessa si applica solamente ai pignoramenti aventi ad oggetto beni mobili o beni immobili e vanno, pertanto, esclusi i pignoramenti di somme di denaro presso terzi. La volontà del legislatore è che se il creditore ha trovato somme liquide appartenenti al debitore da assegnare, allora non sarà consentita la rateizzazione del debito; anche dal punto di vista logico razionale non si comprenderebbe il motivo per il quale il giudice avrebbe dovuto acconsentire ad una rateizzazione quando il debitore dispone già della somma presso terzi. Concludendo, si ritiene che qualora il pignoramento sia ricaduto su un conto corrente con saldo negativo, è possibile proporre opposizione con buone possibilità di successo. In caso contrario, la presenza di un saldo attivo rende tale saldo pignorabile e non appare applicabile l’istituto della rateizzazione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Cass. sent. n. 6393 del 30.03.2015.

[2] Art. 495 cod. proc. civ.


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