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Un negoziante può rifiutare i centesimi di bronzo spiccioli?

20 settembre 2017


Un negoziante può rifiutare i centesimi di bronzo spiccioli?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2017



Chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a euro 30.

Ti sarà certamente capitato, almeno una volta, di avere il portafogli così pieno di monete di bronzo – quelle, tanto per intenderci, da 1, 2 e 5 centesimi – da volertene liberare al più presto e nel più semplice dei modi: pagando un caffè al bar, il giornale, un pacco di gomme da masticare o un aperitivo. C’è chi, invece, degli spiccioli ne fa la propria piccola «fortuna» quando apre il salvadanaio e vi trova decine di monete di “piccolo taglio” e con quelle vorrebbe acquistare l’ultimo cellulare o un abito che ha visto in svendita. Ma capita altrettanto spesso che il negoziante sbuffi, faccia gli occhi storti e, magari, si rifiuti di prendere le monetine. Cosa prevede la legge? Un negoziante può rifiutare i centesimi spiccioli di bronzo? Si può pagare un quotidiano con 50 monete da 2 centesimi o un abito con 250 monete da 20 centesimi? Il cassiere può decidere quali monete accettare (ad esempio quelle da 20 e 50 centesimi o da 1 euro) e quali rifiutare (quelle da 1, 2 e 5 centesimi)? La risposta è scritta niente poco di meno che nel nostro codice penale.

Il codice penale contiene una norma intitolata: «Rifiuto di monete aventi corso legale» [1]. Essa stabilisce che chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a 30 euro. Un tempo si trattava di un reato, ma nel 1981 tale condotta è stata trasformata in illecito amministrativo [2]. In pratica viene punito chiunque rifiuti, come pagamento di un proprio credito, i soldi riconosciuti dallo Stato italiano, come “aventi valore”. E finché esisteranno le monete spicciole da 1, 2, 5 e 10 centesimi, nessun negoziante le può rifiutare.

Mettiamoci però nei panni del negoziante: come si libera poi di tutti questi centesimi accumulati a fine giornata? Ci sono due aspetti da considerare. Il primo: la norma del codice penale si applica in ambedue i lati, sia per chi vende, sia per chi acquista. Pertanto, anche il cliente non può rifiutarsi di ricevere il resto in monetine. Qui però il commerciante si pone in una condizione di debolezza perché «il cliente ha sempre ragione» e pur di non indispettirlo e, magari, perderlo o addirittura vedersi rifiutare la stessa vendita, potrebbe accondiscendere al suo diniego di ottenere un resto in “bronzo”. Non resta che la seconda scappatoia: la banca. E qui arriva la seconda domanda: l’impiegato allo sportello dell’istituto di credito potrebbe rifiutare di cambiare monetine spicciole in biglietti di grosso taglio? La risposta è in due sentenze del 1981. Secondo i giudici, non si può punire il funzionario di banca che rifiuti di ricevere in versamento moneta metallica sia per accrediti sul conto del cliente, sia per emissione di assegni circolari se le quantità rilevanti di tale moneta possono determinare una «ragione di obiettivo disagio e di effettiva difficoltà per la banca» [3].

Risultato: il negoziante dovrebbe “smaltire” il gruzzoletto di centesimi comportandosi a sua volta da cliente e spacciandolo a un altro venditore, ad esempio al supermercato. Anche lì, infatti, il cassiere non potrà rifiutarsi di ricevere gli spiccioli.

note

[1] Art. 650 cod. pen.

[2] Art. 33 L. 689/1981.

[3] Pretura Genova sent. del  20.09.1981: «Il funzionario di banca che rifiuti di ricevere in versamento moneta metallica sia per accreditamenti in conto al cliente, sia per emissione di assegni circolari, è punibile ex art. 693 c.p. solo in presenza di un “atteggiamento di negligenza e di noncuranza della legge”, circostanza non ravvisabile allorché la consegna ad una azienda di credito di monete metalliche, in quantità rilevanti, possa determinare “una ragione di obiettivo disagio e di effettiva difficoltà per la banca”». Pretura Siracusa sent. del 28.02.1981: «Non è punibile ai sensi degli art. 328 e 693 c.p. il funzionario di banca che, avvalendosi di una precisa facoltà giuridica sancita dal d.P.R. 30 maggio 1957, rifiuta di ricevere in versamento dal cliente denaro in monete metalliche in misura eccedente quella indicata dal predetto d.P.R. poiché tale rifiuto non è indebito, ma “secundum ius”».

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