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Lo sai che? Errori cartelle di pagamento: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 20 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 settembre 2017

Quali sono gli errori che possono annullare una cartella di pagamento e cosa fare in caso di calcolo poco chiari o di anatocismo.

La matematica è una scienza perfetta, ma anche i più esperti in materia possono incorrere in uno sbaglio. Così, è possibile che chi fa i conti sulle nostre tasse commetta un errore di calcolo. Ipotesi plausibile anche per il contribuente. Ma non è da escludere nemmeno che dietro un calcolo sbagliato ci sia un calcolo ben preciso, vale a dire: che all’importo della cartella si arrivi facendo dei conti volutamente sbagliando, inserendo degli interessi che non dovrebbero essere applicati sulle rate di pagamento.

A questo punto, se ci sono degli errori nelle cartelle di pagamento, che fare?

Quando ci può essere un errore nella cartella di pagamento

Giusto per ricordarci, la cartella di pagamento inviata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione è un atto che rivendica dei crediti su incarico degli enti a cui il cittadino non ha pagato tasse o contributi. L’importo segnato sulla cartella viene maggiorato da interessi e sanzioni nel caso ci siano stati dei ritardi nel pagamento oppure il debitore abbia chiesto di corrispondere il debito a rate.

Ora, talvolta ci sono degli errori che rendono la cartella non più valida oppure contestabile sull’importo stesso.

Errori cartelle di pagamento sugli interessi di mora

Tra gli errori che si possono trovare in una cartella di pagamento c’è quello relativo agli interessi di mora. Sono degli interessi aggiunti all’importo totale, ma senza specificare il loro calcolo e le aliquote applicate. Uno si trova l’importo totale e basta. Ma non va bene. Che fare? Contestare la cartella richiamando la sentenza con cui la Corte di Cassazione [1] ha stabilito che il contribuente non deve diventare matto a fare dei calcoli sugli interessi di mora applicati sulla sua cartella, ma che deve essere l’Agenzia delle Entrate Riscossione a specificare bene il conteggio di interessi ed aliquote. Altrimenti, signori, la cartella è nulla.

Errori cartelle di pagamento per anatocismo

Altro errore nella cartella di pagamento, questa volta di legittimità: l’anatocismo, cioè l’applicazione di interessi su altri interessi, sanzionato dal Codice civile [2]. Questa pratica non è legale, come non lo è quella di applicare interessi sulle sanzioni.

In sostanza, può capitare che, 60 giorni dopo la notifica, la cartella di pagamento diventi anatocistica. Che fare? Bisogna ricalcolare gli interessi di mora, l’aggio e gli interessi di dilazione soltanto sulla base del tributo e non sugli interessi maturati.

Errore di forma

Affinché una cartella di pagamento sia legittima, deve riportare in modo chiaro il metodo di calcolo degli interessi e delle sanzioni, altrimenti se c’è un errore «di forma» di questo tipo è possibile non pagarla. In altre parole, il contribuente non è tenuto ad essere un esperto in materia e a dover fare i suoi calcoli (come con gli interessi di mora, l’abbiamo visto prima) ma spetta all’Agenzia delle Entrate Riscossione presentare una cartella chiara che spieghi come si è arrivati al calcolo dell’importo finale da versare all’erario. Lo hanno chiarito recentemente la Commissione Tributaria Regionale di Lecce [3] e la Corte di Cassazione [4].

Niente self-service, però. Non deve essere il contribuente a decidere di non pagare perché c’è un errore nella cartella di pagamento, bensì il giudice, davanti al quale occorre presentare ricorso entro i termini di legge, cioè: 60 giorni nella generalità dei casi, 30 giorni per le cartelle dovute a multe stradali e 40 giorni per le cartelle dovute a contributi Inps e Inail.

Contro la cartella di pagamento possono essere sollevate contestazioni solo per errori inerenti alla cartella stessa, ossia relativi alle modalità di redazione del documento, alla sua motivazione, alla notifica, all’intervenuto pagamento o prescrizione del credito.

note

[1] Cass. sent. n. 4516/2012.

[2] Art. 1283 cod. civ.

[3] Ctr Lecce sent. n. 1634/2017.

[4] Cass. sent. n. 9799/2917.

Autore immagine: 123rf.com


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