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Consorzio: quando si può escludere un socio sempre in disaccordo

7 Ottobre 2017


Consorzio: quando si può escludere un socio sempre in disaccordo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Ottobre 2017



Sono il presidente di un consorzio creato allo scopo di gestire e mantenere la manutenzione di una strada privata che passa sui terreni dei consorziati.
Nell’ultimo periodo un consorziato ha iniziato a mettere bastoni tra le ruote. Se la maggioranza, di cui lui non fa parte, delibera cose in disaccordo con le sue idee, sistematicamente si rivolge ad avvocati per impugnare le delibere o cercare cavilli per far annullare il lavoro dell’assemblea. Questo comportamento, a prescindere dalla vittoria o meno della causa, crea per il consorzio un grosso danno economico e dispendio di tempo e forze. L’art. 3 dello statuto consortile afferma che ogni consorziato: a) deve collaborare al buon andamento del consorzio e favorirne gli interessi; b) attenersi ed osservare le delibere. Potrebbero esserci gli estremi per valutare l’esclusione del consorziato dal consorzio, dal momento che il suo comportamento è contrario a tale norma?

 

Dopo aver esaminato lo statuto consortile allegato dal lettore, si può dire quanto segue. Lo statuto prevede la possibilità di escludere un consorziato, ma non elenca le concrete condotte che autorizzano l’assemblea a disporre l’esclusione del consorziato.

Perciò, in assenza di regole specifiche contenute nello statuto e considerato che il consorzio per la manutenzione delle strade non è direttamente disciplinato dalla legge, occorre fare riferimento, nel caso specifico, alle norme di legge di volta in volta più idonee a regolare gli interessi coinvolti nella controversia (ad esempio la sentenza n. 286 del 2005 della Corte di Cassazione ritenne di dover applicare ad un consorzio le norme in tema di condominio, mentre la sentenza della Corte di Cassazione n. 9.709 fece riferimento alle norme sulle società semplici e, infine, è sempre possibile riferirsi anche alle norme sui consorzi tra imprenditori per il coordinamento della produzione).

Fatta questa premessa, è regola consolidata che non si possa escludere l’aderente se egli esercita diritti e facoltà previsti dalle regole associative o dalle leggi.

Perciò non possono di per sé comportare l’esclusione dal consorzio le impugnazioni delle delibere consortili dinanzi all’autorità giudiziaria (anche se frequenti), né ogni altra attività di controllo e/o di ispezione e/o di richieste informative sull’attività consortile, anche se tali attività potessero rivelarsi lesive dell’interesse sociale (proprio perché l’impugnativa delle delibere e le altre attività sopra citate sono previste dalle leggi).

Questo principio è stato chiaramente affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 13.462 del 30 maggio 2013 e con sentenza n. 29.776 del 19 dicembre 2008: secondo queste sentenze, infatti, quando si aderisce ad un soggetto associativo e ci si obbliga a tenere un comportamento in buona fede e collaborativo nei confronti della compagine sociale (associazione, società o consorzio che sia) non si rinuncia alla possibilità di avvalersi dei propri diritti e facoltà (cioè non si rinuncia al diritto di proporre ricorsi, di chiedere informazioni, controllare l’attività degli organi direttivi ecc.). Ovviamente le stesse sentenze citate hanno posto un limite e cioè che tutte queste attività svolte dal consorziato non devono realizzare un abuso del diritto, non devono cioè essere del tutto infondate e pretestuose.

Naturalmente la valutazione della pretestuosità e della assoluta infondatezza delle attività che il consorziato realizza, è una valutazione che va fatta atto per atto, ricorso per ricorso, richiesta per richiesta (ad esempio, per quello che riguarda le cause iniziate impugnando le delibere consortili, non sono chiaramente pretesti le cause che il consorziato ha vinto, mentre per quello che riguarda quelle perse dal consorziato andrà valutata la motivazione della sentenza per accertarsi se tali cause fossero, fin dall’inizio, totalmente infondate e, quindi, assolutamente pretestuose).

Se, dunque, i ricorsi e le altre attività poste in essere dal consorziato fossero solamente pretesti per perdere tempo e intralciare senza alcun giustificato motivo l’attività consortile, allora esse non sarebbero ammesse e ci sarebbero gli estremi per deliberare l’esclusione.

 

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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