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Ristrutturazione casa: le piccole varianti sono abusi edilizi?

13 ottobre 2017


Ristrutturazione casa: le piccole varianti sono abusi edilizi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2017



Ho fatto richiesta di agibilità per la conclusione delle opere di ristrutturazione di una casa di civile abitazione, ma il tecnico comunale mi ha contestato una difformità da sanare con pagamento di oblazione in quanto, nel locale scantinato, la porta che collega la cantina alla lavanderia, che in progetto era stata indicata a lato della parete, è stata invece realizzata al centro della stessa. Poiché la pratica, con la richiesta di agibilità, si è chiusa, non mi è più permesso di presentare un progetto di variante.
Queste modeste varianti interne si possono considerare degli abusi oppure rientrano in quelle normali opere ininfluenti urbanisticamente considerato anche che in caso di singola esecuzione vengono ritenute opere di manutenzione ordinaria?

È opportuno, preliminarmente, chiarire cosa si intende per “oblazione”.

L’oblazione è, in buona sostanza, una “causa di estinzione del reato” a mezzo del pagamento di una sanzione di tipo amministrativo. Per talune ipotesi di reato di tipo contravvenzionale (sono contravvenzioni i reati puniti con la pena dell’arresto e dell’ammenda) è previsto che il responsabile del reato possa estinguerlo attraverso il pagamento di una sanzione amministrativa (impropriamente chiamata multa).

Chiarito, brevemente, il significato in senso giuridico della “oblazione” è evidente che, in tanto si può parlare di causa di “estinzione del reato” quando risulti accertato che il reato sia stato effettivamente commesso.

A parere dello scrivente avvocato la difformità evidenziata, da come si nota nella pianta del progetto allegata dal lettore, è talmente modesta che la condotta di reato rispetto alla quale è stata richiesta l’oblazione non possa ritenersi penalmente rilevante.

Per quale motivo?

Nel nostro sistema penale vige, tra gli altri, un principio giuridico noto come “principio della offensività” il quale, in buona sostanza, subordina la sanzione penale (cioè la possibilità che una determinata condotta possa essere considerata reato e punita come tale) all’offesa del bene giuridico protetto dalla legge. È, cioè, necessario che la condotta realizzata sia tale da “offendere” il bene protetto dalla norma.

Nel caso specifico, è opinione dello scrivente, che, anche considerando il fatto che l’intervento sarebbe considerabile di ordinaria manutenzione, non possa ritenersi la sussistenza del reato di cui alla lett. a) dell’art. 44 del dpr 380/01 che prevede: “l’ammenda fino a 10329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal presente titolo, in quanto applicabili, nonchè dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire”.

In altri termini, e per concludere, l’inosservanza circa le “modalità esecutive” è, nel caso di specie, tale da non assurgere a rilevanza di tipo penale.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola


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