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Lo sai che? Come prelevare contanti senza essere segnalati

Lo sai che? Pubblicato il 20 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 settembre 2017

Non esistono segnalazioni all’Agenzia delle Entrate in caso di prelievi dal conto non di imprenditori; tuttavia il prelievo al bancomat elimina anche il problema delle domande dello sportellista della banca.

I prelievi e i versamenti di contanti sul conto corrente bancario non subiscono la stessa sorte. Ad essere sottoposti a controlli del fisco sono solo i versamenti, mentre i prelievi sono liberi. Su questi ultimi, però, è possibile la segnalazione da parte della banca alla Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria quando, dietro l’operazione si possano concentrare sospetti di riciclaggio di denaro. Ma procediamo con ordine e vediamo quindi come prelevare contanti senza essere segnalati.

Come versare contanti senza segnalazione

Chi ha già letto l’articolo Come versare contanti senza segnalazione saprà già che, nel momento in cui si depositano sul conto corrente dei soldi in contanti, bisogna fare attenzione: se questi infatti costituiscono proventi “in nero” si può rischiare un accertamento fiscale. Il tutto avviene in questi termini: il fisco si accorge del versamento tramite le segnalazioni della banca (esiste, a tal fine, l’Anagrafe dei conti correnti che è un database aggiornato in tempo reale e collegato con l’Agenzia delle Entrate). Al contribuente viene quindi chiesto da dove provengono i soldi se di questi non vi è traccia nella sua dichiarazione dei redditi, nella contabilità o tra le fatture emesse (si pensi a un dipendente che versa 10mila euro sul conto benché lo stipendio gli venga puntualmente accreditato già dal datore; a un professionista che versa 30 mila euro ma non risultano fatture di tale importo, ecc.). Il contribuente deve giustificarsi dimostrando, ad esempio, che i soldi contanti sono già stati tassati alla fonte o sono il frutto di un reddito esente (una donazione). Se tale prova (che deve essere necessariamente documentale) manca o è insufficiente, scatta l’accertamento. Sul punto ti suggerisco due importanti approfondimenti:

Come prelevare contanti senza segnalazione

A differenza dei versamenti, i prelievi invece non vengono controllati dall’Agenzia delle Entrate e sono liberi sia per i dipendenti, che per i professionisti. Solo per gli imprenditori esiste un doppio regime:

  • fino a mille euro al giorno e, comunque, non oltre 5mila euro al mese: c’è libertà di prelievo senza dover fornire giustificazioni;
  • superato tale tetto, l’imprenditore deve conservare la documentazione da cui risulti il beneficiario di tali prelievi.

Detto ciò, si comprende come, per la gran parte dei contribuenti, il prelievo sul conto corrente non costituisca un problema con il fisco e non ha neanche tanto senso fare tanti piccoli prelievi quando c’è bisogno di entrare in possesso di una cospicua somma in contanti: l’operazione potrebbe avvenire anche in un’unica soluzione. Ad esempio un correntista potrebbe chiudere un conto e prelevare in contanti tutto l’importo ivi depositato.

Il prelievo può essere anche in misura superiore a 3mila euro che, come noto, costituisce la soglia di trasferimento di denaro tra soggetti diversi. Tale limite non si applica nei casi di operazioni bancarie poiché il denaro resta sempre di proprietà del correntista. Tuttavia, l’utilizzo frequente del denaro contante, anche all’interno della soglia dei 3mila euro, può rappresentare comunque un indice di sospetto che quel denaro sia utilizzato ai fini di riciclaggio. Con una circolare del 2010 [1] il Mef ha chiarito che l’operazione (quindi anche il prelevamento) deve essere valutata nel suo complesso tenendo conto di tutti gli elementi conoscitivi, soggettivi ed oggettivi in possesso del destinatario degli obblighi. In sostanza, la banca presso la quale si effettua il prelievo dovrà comprendere se l’operazione in corso presenti effettivamente un rischio di riciclaggio, ma il prelievo di contanti, anche se superiore alla soglia è sicuramente legittimo e non viola di per sé alcuna disposizione.

Per questo vi è la possibilità di segnalazione da parte l’istituto di credito. Questa non ha natura fiscale e non serve all’Agenzia delle Entrate per vedere se stai evadendo le tasse, ma è rivolta solo a contrastare le ipotesi di reati di riciclaggio. In pratica, tutte le volte in cui prelevi del denaro dallo sportello, e si tratta di cifre non modeste, l’impiegato può chiederti di dichiarare lo scopo per cui ti serve detto contante. La tua “giustificazione” viene poi valutata dalla direzione della banca che, all’esito, decide se informare la Uif, ossia l’Unità di informazione Finanziaria. Quest’ultima farà un ulteriore vaglio al fine di verificare che non vi siano sospetti di manovre illecite e, solo in questo caso, segnalerà il prelievo alla Procura della Repubblica. In ultima analisi, il magistrato di turno deciderà se aprire un’inchiesta o meno. Insomma, il rischio è piuttosto limitato e stretto ai casi particolarmente gravi dove i sospetti possono essere maggiori non solo in base all’entità dell’importo, ma anche all’attività del soggetto e ad eventuali precedenti.

A questo punto, chi non vuol essere segnalato dovrebbe limitarsi a effettuare un prelievo di importo scarso, ad esempio tramite bancomat visto che, in questo caso, non c’è lo sportellista a poter controllare e chiedere chiarimenti. Fermo restando che la liceità dell’operazione dovrebbe tranquillizzare il correntista sebbene sia stato costretto a fornire informazioni al dipendente di banca.

note

[1] Mef circolare dell’11 ottobre 2010, protocollo n. 297944.

Autore immagine: 123rf com


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