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È obbligatorio esibire un documento d’identità ai carabinieri?

20 Settembre 2017
È obbligatorio esibire un documento d’identità ai carabinieri?

Il rifiuto di esibire la carta di identità alla polizia o ai carabinieri non integra reato; è vietato solo non fornire indicazioni sulla propria identità.

Certamente, almeno una volta nella vita, ti sarai chiesto se sia obbligatorio o meno camminare con la carta di identità o un altro documento di riconoscimento in tasca o nella borsa. La polizia ha di certo il potere di fermarti e chiedere i tuoi dati senza una apparente ragione, per motivi di pubblica sicurezza. Ma se tu sei sprovvisto di un valido documento ad attestare le tue affermazioni potrebbe portarti in questura? Sono domande comuni che si fanno le persone che non hanno nulla da temere con la giustizia, ma che nello stesso tempo non vogliono un portafogli ricolmo di tessere e documenti; in caso di smarrimento, infatti, potrebbe risultare noioso e costoso ottenere il duplicato. Immaginiamo allora che una pubblica autorità fermi un comune cittadino nel corso di una passeggiata, magari perché si trova vicino a una manifestazione, e gli chieda i documenti. Quest’ultimo però è uscito senza nulla perché, peraltro, non dovendo guidare, non aveva bisogno neanche della patente. Che succede in questi casi? È obbligatorio esibire un documento d’identità ai carabinieri o alla polizia? La risposta ci viene offerta da una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la Corte ci si può rifiutare di esibire la carta d’identità a un carabiniere o a un poliziotto senza per questo commettere alcun reato. Il codice penale punisce [2] infatti solo il rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità ma non la mancata esibizione di un documento (la pena è l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro).

La Corte fa un’importante precisazione: la condotta di chi si rifiuta di esibire un documento di identità alle autorità può tutt’al più costituire violazione di un’altra norma: quella prevista dal testo unico sulle norme di pubblica sicurezza [3], ma solo se si tratta di persona pericolosa o sospetta. Se quindi non vi sono motivi di ritenere che la persona fermata dai carabinieri o dalla polizia abbia commesso, o stia per commettere, un illecito non la si può costringere a fornire i documenti di identità, ma le si possono chiedere le generalità come nome, cognome, indirizzo di residenza, lo stato familiare o altre qualità personali. Nient’altro. Non c’è alcun obbligo, anche se richiesto dalle autorità, di mostrare carta di identità, codice fiscale, tessera sanitaria, passaporto o patente (salvo, in quest’ultimo caso, che si stia guidando un’auto).


note

[1] Cass. sent. n. 42808/17 del 19.09.2017.

[2] Art. 651 cod. pen.

[3] Art. 4, comma 2, T.U.L.P.S. e art. 294 del relativo regolamento.

[4] Cass. sent. n. 34 del 18.10.1995, dep. 4.01.1996, n. 14211 del 12.03.2009; n. 10676 del 24.02.2005.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 22 giugno – 19 settembre 2017, n. 42808
Presidente Toni – Relatore Assunta

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Il Giudice monocratico del Tribunale di Pavia, con sentenza del 6 giugno 2016, condannava l’imputato R.B. alla pena di 200 Euro di multa per il reato di cui all’art. 651 cod. pen., per essersi rifiutato di esibire il proprio documento di identità personale ai pubblici ufficiali che, nel corso di un controllo, lo stavano identificando. Il provvedimento riconosceva la responsabilità penale del R. sulla base delle dichiarazioni rese dai carabinieri operanti, ribadendo, nella ricostruzione del fatto, quanto riportato nel capo di imputazione, ovvero che l’imputato si era rifiutato, a richiesta dei medesimi, di fornire il proprio documento d’identità, essendo irrilevante, ai fini dell’integrazione dell’illecito, che l’identità dello stesso era già nota agli operanti medesimi in ragione di un rapporto di conoscenza personale.
2.Avverso il suddetto provvedimento propone ricorso la difesa dell’imputato, deducendo, con un unico motivo, la violazione dell’art.651 cod. pen., non rientrando nella condotta prevista da tale norma la mancata consegna dei documenti d’identità. Sostiene il ricorrente che l’obbligo di fornire indicazioni sulla propria identità personale, contemplato dalla suddetta norma, non si estende all’esibizione dei documenti d’identità, essendo previsto uno specifico obbligo di documentare la propria identità solo nelle ipotesi di persone pericolose o sospette, ai sensi dell’art. 4, comma secondo, T.U.L.P.S. e del relativo regolamento, il cui rifiuto è sanzionato dall’art. 4 T.U.L.P.S. e art. 294 del Regolamento.
3. Il ricorso è fondato e merita accoglimento.
3.1 Il provvedimento impugnato condanna, in relazione all’art. 651 cod. pen., l’imputato per la condotta della mancata esibizione dei documenti personali agli operanti che ne hanno fatto richiesta in occasione di un controllo, così come contestato nel capo di imputazione.
3.2 Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, l’elemento materiale del reato previsto dall’art. 651 cod. pen. consiste nel rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità e non nella mancata esibizione di un documento, condotta che costituisce, invece, violazione dell’art. 4, comma 2, T.U.L.P.S. e art. 294 del relativo regolamento, ove ne ricorrano le altre condizioni di persona pericolosa o sospetta, in alcun modo emergenti né nella imputazione né nella sentenza di condanna (Sez. 6, n. 34 del 18/10/1995, dep. 4/1/1996, Cozzella, Rv. 203852; Sez. 6, n. 14211 del 12/3/2009 Trovato, Rv. 243317; Sez. 1, n. 10676 del 24/2/2005, Albanese, Rv. 231125).

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il fatto non sussiste.


19 Commenti

  1. Però la norma cita “persona sospetta”, quindi, visto che il sospetto può nascere nel pubblico ufficiale per circostanze/eventi probabilmente sconosciuti al cittadino, il mio consiglio è quello di non ostacolare il controllo di polizia in alcun modo, visto che se il soggetto fornisce a voce le proprie generalità ma comunque il pubblico ufficiale ha motivo di ritenerle false per circostanze sempre sconosciute o comunque non condivisibili dal cittadino, è possibile trattenere il predetto sino a quando non si ha la certezza delle generalità fornite.

    1. il sospetto nasce da un compprtamento ritenuto oggettivamente non consono alla normalità. pert anto le generalità il poliziotto le può immediatamente verificare senza che gli si mostri obbligatoriamente un documento.

      1. E se si forniscono false generalità? Come si fa a controllare se sono veritiere una volta che il soggetto si è allontanato? Chi non ha nulla da nascondere, e quindi nulla da temere, mostri il documento di riconoscimento e muto!

    2. Si dovrebbe cominciare ad essere meno ansiosi…noi italiani ,in Italia,sempre piu’ controllati e vessati….mentre invece gli immigrati e clandestini in terra nostra circolano quasi indisturbati o sono fantasmi e quindi in quanto tali,si possono permettere la qualsiasi senza dare troppe spiegazioni.Dire che stiamo toccando veramente il fondo e’ essere ottimisti!

      1. è inutile oh, siete peggio della peste voi razzisti. Ma svegliati, che c’è da aver più paura di un controllo della polizia che di tutti gli stranieri del mondo, guarda quante persone vengono ammazzate ogni anno dalle guardie e quante da stranieri.

  2. Sono stato fermato dalla guardia di finanza mentre facevo un money transfer in una tabaccheria, mostrato carda d’identità, hanno preteso che io avessi con me anche il permesso di soggiorno… Mi hanno accompagnato fino a casa con lo scopo di volerla vedere a tutti i costi e mi hanno fatto anche il verbale… Alla fine hanno detto che devo sempre tenere con me la fotocopia… Mah…!

    1. È fatto obbligo consegnare i documenti in mano all’agente che te li chiede ( nel mio caso dei vigili urbani) o si possono anche mettere sul cofano dell’auto per mantenere il distanziamento sociale per la pandemia? Mi hanno obbligato a darglieli in mano.

  3. Non mi è chiaro. Non sono obbligato a fornire documenti che attestino le mie dichiarazioni in ordine alle generalità, ecc. Ma se fornisco notizie false, come fa l’operatore di polizia a verificare se ho detto il vero o meno ? Si imporrebbe allora di seguire l’agente sino al suo ufficio !!! O no ???

    1. ESATTO PUO BENISSIMO PORTARTI NEGLI APPOSITI UFFICI E PROCEDERE CON IL FERMO PER ACCERTAMENTI CHE PUO’ PROROGARSI FINO ALLE 12 ORE

  4. è anche comprensibile che non si venga sanzionati se uno non può o non vuole dare materialmente il documento in quanto può essere causa di forza maggiore (dimenticanza, smarrimento ecc. ecc.)….. ma comunque l’agente operante a sua discrezione può fidarsi delle sue dichiarazioni come non fidarsi, in quest’ultimo caso ha la facoltà, in base anche a leggi di P.S., di effettuare il cosiddetto fotosegnalamento con acquisizione delle impronte……………… collaborare con le FF.PP. è comunque un atto intelligente ed utile per tutti!!!!!!

    1. Non riesco a Capire, cosa costi fornire le proprie generalità o i propri documenti di identificazione alle forze dell’ordine. Saremmo certamente tutti più civili e anche trattati meglio se non nascondendo nulla forniamo i documenti richiesti.- Inoltre se la polizia giudiziaria non è convinta dell’identità dell’interlocutore ha il potere di sottoporlo a fermo di identificazione, naturalmente informando le relative autorità.-

  5. L’articolo mi sembra un pochino fuorviante; l’avvocato del ricorrente ha inserito questo importante punto nel proprio ricorso: “…l’identità dello stesso era già nota agli operanti medesimi in ragione di un rapporto di conoscenza personale”.
    Significa che gli operanti conoscevano il soggetto ma gli hanno comunque chiesto un documento d’identità, denunciandolo poi per il rifiuto, sebbene avesse comunque fornito a voce le proprie generalità.
    In tutti gli altri casi, pur non essendo obbligatorio portare con sè un documento di identità, nel caso in cui sussistano dubbi sulle generalità della persona controllata, questa può essere accompagnata in ufficio per identificazione.
    In taluni casi, l’accompagnamento per identificazione può essere effettuato ANCHE se la persona controllata è provvista di un documento d’identità, purchè si descrivano accuratamente le ragioni che hanno motivato il predetto accompagnamento.
    Comunque, il rifiuto di fornire agli operanti un documento d’identità da parte di una persona sottoposta a controllo di Polizia è già di per sè motivo sufficiente a far ritenere essenziale l’accompagnamento per identificazione.

  6. “collaborare” mi sembra poco consono. Questa è una imposizione, pensare che in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo un poliziotto abbia diritto di chiederti i documenti è ridicolo, vi auguro di non stare mai dalla parte sbagliata perchè dopo che ti chiedono i documenti 20 volte in due giorni fidati che la voglia di mandarli affanculo ti sale. Inizino le forze dell’ordine ad essere più rispettose a non sentirsi dio solo perchè hanno pistola e divisa, e vedrete che i cittadini collaboreranno volentieri. Andate in Spagna o in Germania, li i poliziotti sono voluti bene, amati dal popolo di ogni età o credo politico, perchè sono rispettosi e si ricordano che il loro compito è “proteggere e servire” e non “bullizzare e manganellare”.

  7. Personalmente non ho mai avuto problemi a fornire generalità o documenti e spesso neanche mi sono stati chiesti. È anche il modo con cui ci si pone che porta ad approfondire certi atteggiamenti. Qualche volta ho anche risposto a ragione in quanto preparato ed ho avuto il rispetto che meritavo senza a mia volta mancare a nessuno.

  8. Ho da anni un furioso contenzioso legale con un maresciallo dei carabinieri. Costui è in possesso delle mie generalità ricavate dal documento d’identità, nella sua stessa caserma ha preteso che rilevassero le mie impronte digitali e perfino i dati biometrici. Un giorno ero nei pressi della caserma dove prestava servizio; mi si presenta accompagnato da due carabinieri. Io mi rifiuto e lui mi arresta. Poteva farlo?

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