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Lo sai che? Al casello senza soldi o Viacard: che rischi?

Lo sai che? Pubblicato il 21 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 settembre 2017

I rischi ad entrare in autostrada e non pagare volontariamente al pedaggio. 

Rischia il penale chi arriva al casello e non paga. Due i reati contestabili a seconda della condotta: il meno grave, quello di «insolvenza fraudolenta», nel caso di chi, avendo prima prelevato il talloncino al passaggio del casello (aderendo all’offerta contrattuale del gestore del servizio autostradale e facendo quindi presumere di poter adempiere all’obbligazione), al momento del pagamento dichiari di non poter corrispondere il dovuto; il più grave, quello di «truffa», nel caso dell’automobilista che, senza Viacard, transita in più occasioni sulle corsie riservate ai possessori di tale carta. In tal modo, infatti, la società proprietaria della rete autostradale è indotta in errore e il conducente del mezzo si procura un ingiusto profitto pari ai pedaggi non corrisposti. Lo ha chiarito la Corte di Appello di Roma in una recente sentenza [1].

La differenza è soprattutto in termini di sanzioni. Per la truffa [2] infatti si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire centomila a due milioni; ma la pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da lire seicentomila a tre milioni se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico. Per il reato di insolvenza fraudolenta (che scatta ogni qualvolta qualcuno, nascondendo la propria incapacità a poter pagare, contragga ugualmente un’obbligazione e, poi, non la adempia integralmente) si rischia invece la reclusione fino a due anni o con la multa fino a 516 euro.

La truffa scatta perché, nell’immettersi nella carreggiata destinata ai possessori di Viacard o Telepass si attuano artifici e raggiri per conseguire un profitto: sono questi comportamenti che fanno scattare il reato più grave rispetto al semplice silenzio relativo al fatto di non poter pagare che, invece, caratterizza l’insolvenza fraudolenta.

Insomma la differenza si può così sintetizzare:

  • insolvenza fraudolenta: si entra in autostrada, si ritira il cartellino, si sa già di non poter pagare e tuttavia lo si fa presente solo al momento del casello successivo. Viene punita la reticenza, il silenzio;
  • truffa: si entra in autostrada e si compiono una serie di manovre per evitare il pagamento. Viene punito il comportamento volto a realizzare artifici e raggiri. C’è insomma un “qualcosa in più” rispetto alla insolvenza fraudolenta.

Oltre a ciò viene contestata la norma del codice della strada [4] secondo cui «Chiunque transita senza fermarsi in corrispondenza delle stazioni, creando pericolo per la circolazione, nonché per la sicurezza individuale e collettiva, ovvero ponga in essere qualsiasi atto al fine di eludere in tutto o in parte il pagamento del pedaggio, è soggetto, salvo che il fatto costituisca reato, alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 419 a euro 1.682».

Ma che succede se, invece, l’automobilista non può pagare perché ha solo smarrito il portafogli magari all’autogrill o si è accorto di aver terminato i contanti e che la carta di credito non funziona? Per questo problema rinviamo all’articolo: Non pagare al casello: cosa si rischia?

In sintesi chi si immette in autostrada e supera la barriera del casello deve sempre controllare di avere con sé i soldi necessari per pagare il pedaggio. Questo perché, se all’uscita del casello si accorge di non avere la disponibilità di contanti o la carta per “saldare” la tratta autostradale percorsa, riceve una multa per violazione del codice della strada (leggi Casello o pedaggio senza soldi o biglietto). Se invece egli era sin dall’inizio consapevole di non avere la possibilità di pagare il pedaggio, commette un reato: quello di insolvenza fraudolenta. Se poi attua dei trucchetti per non pagare commette la truffa.

note

[1] C. App. Roma, sent. n. 1592/2017 dell’11.04.2017.

[2] Art 640 cod. pen.

[3] Art. 641 cod. pen.

[4] Art. 176 cod. str.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il giorno 24/02/2017

LA CORTE DI APPELLO DI ROMA

SEZIONE SECONDA PENALE

così composta

Doti. BARBARA CALLARI Presidente

Doti. STEFANIA MAZZACORI Consigliere

Doti. CATERINA BRINDISI Consigliere

I la pronunciato in Dibattimentale la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale di secondo grado nei confronti di: 1) BA.UL. – LIBERO CONTUMACE

nato a (…)

IMPUTATO

Del reato p e p dagli artt. 871 cpv. e 640 co. I cp perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso con artifizi e raggiri consistiti nel transitare in più occasioni con l’autoarticolato tg. (…) intestato alla “SC. SRL” sulle piste dell’autostrada riservate al passaggio dei veicoli muniti di Viacard senza esserne provvisto, induceva in errore la Società Au. S.p.A. procurandosi un ingiusto profitto pari ai pedaggi non corrisposti per complessivi Euro 382,40.

APPELLANTE

avverso la sentenza del Tribunale di Velletri in data 23.10.15 che così statuiva’ visti gli artt. 533, 535 cpp dichiara BA.UL. colpevole del delitto a lui ascritto, ritenute le singole condotte avvinte dal vincolo della continuazione e, concesse le circostanze attenuanti generiche, lo condanna alla pena di mesi cinque di reclusione ed Euro 75,00 di multa oltre al pagamento delle spese processuali. Pena sospesa. Visti gli artt. 538 e ss. cpp condanna Ba.Ul. al risarcimento dei danni subiti dalla parte civile liquidati nella misura di Euro 382,40 oltre alla rifusione delle spese di costituzione e Difesa che liquida in complessivi eruo 1.500,00 oltre rimborso forfetario spese generali IVA e CPA come per legge.

Conclusioni del Procuratore Generale: chiede la conferma della sentenza di primo grado.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Ha presentato appello il Difensore avverso la sentenza riportata in epigrafe, con la quale il Badoi era stato condannato alla pena sopra indicata.

Il Giudice di primo grado ha fondato la sua decisione sulla deposizione del teste Mo., che aveva riferito in ordine agi esiti delle indagini circa l’identità del conducente del veicolo indicato nelle date di interesse attraverso la collaborazione dell’In., risultando il mezzo intestato ad una società rumena; aveva inoltre precisato che il Badoi era stato in una occasione identificato dalla Polizia italiana alla guida dell’autoarticolato in questione; nonché sulle dichiarazioni rese dal teste Pa., che aveva riferito circa la condotta attuata dal conducente del veicolo in occasione dei mancati pagamenti dei pedaggi autostradali.

Ha ritenuto correttamente qualificata la condotta ex art. 640 cp ed ha condannato il Ba. alla pena sopra indicata.

La sentenza è gravata da appello, con il quale la Difesa ha chiesto l’assoluzione del suo assistito ritenendo il fatto configurabile come semplice violazione amministrativa ex art. 176 cds; in subordine, ha chiesto riqualificarsi la condotta ex art. 641 cp; ha chiesto concedersi l’attenuante di cui all’art. 62 n. 4 cp ed in ulteriore subordine, ridursi la pena nei minimi e concedersi i benefici di legge.

L’appello è infondato e va respinto; deve infatti escludersi l’applicabilità al caso di specie dell’art. 176 cds richiesto dalla Difesa, come reiteratamente affermato dalla Suprema Corte (cfr. Cass, sez. II, 23.9.96 n. 10247 rv 206286 “… La disposizione di cui all’art. 176, diciassettesimo comma, nuovo cod. str., secondo la quale è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria chiunque ponga in essere qualsiasi atto al fine di eludere in tutto o in parte il pagamento del pedaggio autostradale, non ha depenalizzato il reato di insolvenza fraudolenta che continua pertanto a configurarsi tutte le volte in cui al semplice inadempimento di tale obbligazione si aggiungano gli elementi costitutivi del predetto delitto, e cioè la dissimulazione dello stato di insolvenza e l’intenzione di non adempiere. (Nell’occasione la Corte ha altresì precisato che anche il silenzio serbato al momento dell’ingresso in autostrada è idoneo alla dissimulazione dello stato di insolvenza, riscontrabile pertanto nel comportamento di chi, presentandosi al casello a bordo di un’autovettura – bene che fa presumere la capacità di assolvere l’obbligo del pagamento del pedaggio in chi lo possiede – prenda in consegna il talloncino aderendo, in tal modo, all’offerta contrattuale proveniente dal gestore del servizio autostradale; ed ha ancora specificato che, quanto all’accertamento in concreto dell’esistenza della situazione di insolvenza, è sufficiente il riferimento alla dichiarata impossibilità del debitore di adempiere l’obbligazione assunta); conf. idem, 8.3.16 n. 11686 rv 266406)

Analoga sorte deve avere il secondo motivo di gravame: la condotta ascritta al Ba. è stata correttamente ricondotta alla fattispecie di truffa, tenuto conto dell’evidente artifizio e raggiro utilizzato dall’imputato al fine di evitare il pagamento del pedaggio dovuto: egli infatti non si è limitato a presentarsi al casello autostradale e ad affermare di non essere in condizione di corrispondere il dovuto, condotta che appunto avrebbe costituito il reato di insolvenza

fraudolenta, ma ha utilizzato la corsia riservata ai possessori di tessera Vi. pur non essendone in possesso, in tal modo inducendo in errore la società Au. che ha consentito il passaggio del mezzo.

Non può trovare accoglimento nemmeno la richiesta subordinata di concessione dell’attenuante del danno patrimoniale di particolare tenuità: l’ammontare del pedaggio eluso supera infatti i limiti individuati dalla giurisprudenza per l’applicazione dell’attenuante in questione; peraltro, il fatto va correttamente inquadrato nel contesto generale della vicenda, essendo risultato che il Ba. ha in realtà adottato modalità sistematiche per non pagare l’importo dovuto.

Da ultimo, va rilevato come la pena inflitta sia risultata particolarmente contenuta e assolutamente congrua rispetto alla condotta accertata, mentre la sospensione condizionale della pena è già stata concessa all’esito del giudizio di primo grado.

Non ritiene peraltro la Corte di concedere l’ulteriore beneficio della non menzione in considerazione dell’effetto deterrente che tale mancata concessione può avere sulla futura condotta dell’imputato.

Tenuto conto del carico del ruolo, si ritiene di indicare il termine di sessanta giorni per il deposito della motivazione.

P.Q.M.

Visto l’art. 605 cpp

conferma la sentenza del Tribunale di Velletri in data 23.10.15 appellata da BA.UL. che condanna al pagamento delle ulteriori spese del grado.

Condanna inoltre l’imputato alla rifusione delle spese sostenute dalla Parte Civile costituita net presente grado di giudizio liquidate in Euro 1.200,00 oltre accessori di legge.

Fissa in giorni sessanta il termine per il deposito della motivazione. Così deciso in Roma il 24 febbraio 2017.

Depositata in Cancelleria l’11 aprile 2017.


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