Donna e famiglia Pensione di vecchiaia donne con 3 anni di anticipo

Donna e famiglia Pubblicato il 21 settembre 2017

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Pensione di vecchiaia a 63 anni di età per le donne con figli e maggiorazioni contributive per il lavoro di cura familiare: la Controriforma Fornero.

Un anno di anticipo dell’età pensionabile per ogni figlio, sino a un massimo di 3 anni, e un bonus contributivo per il lavoro di cura familiare: è questo uno dei punti principali della proposta unitaria che i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) hanno presentato al Governo, talmente incisiva da essere stata ribattezzata “Controriforma Fornero”.

Per quanto riguarda le lavoratrici, in particolare, la proposta prevede, grazie allo sconto dell’età pensionabile pari a un anno per ogni figlio, di poter raggiungere la pensione di vecchiaia anche a 63 anni e 7 mesi di età, praticamente alla stessa età prevista per l’Ape social (63 anni). Per l’Ape sociale delle donne si prevede poi la possibilità di ottenere l’anticipo pensionistico con un minimo di 27 anni di contributi anziché 30 (in questo caso è previsto lo sconto di 1 anno per ogni figlio non del requisito di età, ma del requisito contributivo).

Lavoratrici e lavoratori, infine, potranno ottenere una maggiorazione della contribuzione per il lavoro familiare svolto.

Ma procediamo per ordine e vediamo tutte le novità della proposta per le donne e per chi ha svolto un’attività di cura dei propri familiari.

Pensione di vecchiaia donne a 63 anni

Per le donne, la proposta più rilevante consiste nel poter anticipare di un anno, per ogni figlio, l’età pensionabile, cioè l’età per la pensione di vecchiaia, sino a un massimo di 3 anni.

In buona sostanza, chi ha avuto almeno 3 figli (anche adottati) potrà pensionarsi, in base alla proposta, a 63 anni e 7 mesi di età.

Pensione di vecchiaia più alta

In alternativa, la lavoratrice potrà scegliere di non avvalersi dell’anticipo dell’età, ma di beneficiare di una maggiorazione, pari a 1 anno sino a 2 figli o a 2 anni per 3 o più figli, del coefficiente di trasformazione della pensione, per beneficiare di una prestazione più alta.

Il coefficiente di trasformazione, difatti, è la cifra (espressa in percentuale) che “trasforma” il montante contributivo (cioè la somma dei contributi) in assegno di pensione, e cresce all’aumentare dell’età.

Facciamo un esempio per capire meglio: se una lavoratrice, con 3 figli, sceglie di pensionarsi ugualmente a 66 anni e 7 mesi di età e non a 63 anni e 7 mesi, il coefficiente di trasformazione che le si applicherà non sarà più 5,6192, cioè quello corrispondente a 66 anni e 7 mesi, ma 6,04135, corrispondente a 68 anni e 7 mesi di età.

Considerando un montante contributivo pari a 300mila euro, vuol dire che la pensione, anziché ammontare a 16.858 euro l’anno circa, ammonterà a 18.124 euro, dunque le darà diritto a ricevere 1266 euro in più.

Ape social donne

Nonostante sia stato previsto questo importante sconto nell’età pensionabile, l’Ape sociale rosa, o Ape sociale donne, resterà in piedi. Ricordiamo che l’Ape social, o anticipo pensionistico sociale, consiste in un assegno mensile, a carico dello stato, che spetta dai 63 anni di età ad alcune categorie di lavoratori svantaggiati, come disoccupati, caregiver (coloro che assistono un familiare convivente di 1°grado con handicap grave), invalidi dal 74% e addetti ai lavori faticosi e rischiosi.

Per le prime 3 categorie, l’Ape social si ottiene con 30 anni di contributi, mentre per gli addetti ai lavori gravosi e rischiosi con 36 anni di contributi e 6 anni di lavoro faticoso svolto nell’ultimo settennio.

L’Ape rosa, invece, consentirebbe a queste categorie di lavoratrici di raggiungere il requisito contributivo con uno sconto di 1 anno per ogni figlio, sino a un massimo di 3 anni: vale a dire che una lavoratrice appartenente a una delle prime 3 categorie, con 3 figli a carico, otterrebbe l’Ape donne con soli 27 anni di contributi, mentre otterrebbe la prestazione con 33 anni di contributi se addetta a lavori faticosi o rischiosi.

4 anni di contributi extra per la cura di un familiare

La proposta valorizza, oltre al lavoro di cura dei figli, anche l’assistenza dei familiari disabili.

In particolare, la lavoratrice o il lavoratore che assiste il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo e secondo grado convivente con handicap grave ai sensi della Legge 104, avrà diritto a 1 anno di contributi in più ogni 5 anni di assistenza, sino a un massimo di 4 anni.

In questo modo, per ottenere la pensione di vecchiaia, con una maggiorazione di 4 anni basterebbero 16 anni di contributi effettivi e per ottenere la pensione anticipata 38 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 37 anni e 10 mesi per le donne.

Maggiorazione contributiva per maternità

È infine previsto, per ogni periodo di congedo per maternità, un ulteriore bonus contributivo, la cui misura non è stata fissata nella proposta.


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3 Commenti

  1. Ma si parla di figli a carico , che per una donna a 63 anni vuol dire che i figli a carico avranno una età media di 33 anni. Mi sembra una farsa!!!

    1. Quando i figli sono disabili li hai a carico tutta la vita e questa non è una farsa ma la cruda realtà perché in Italia il welfare non funziona!!Questo è stato il governo che ha elargito bonus a go-go anche ai benestanti senza considerare modello ISEE.

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