Diritto e Fisco | Editoriale

Il segreto del successo di un professionista

21 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 settembre 2017



Scopo della vita è anche migliorare il mondo intorno a noi; e il successo è proprio il tornasole di questo tentativo. Tempo, perseveranza, umiltà e capacità di concentrazione sono i segreti principali.

Quando si inizia una professione ci si pone sempre, come primo obiettivo, quello di trarne il sostentamento per sé e per la propria famiglia. Man mano che l’esperienza avanza, ci si fa prendere la mano e si spera di raggiungere il successo. Ma che cos’è il successo? Difficile stabilirlo in poche parole. Di certo non è un risultato (se così fosse, potremmo quantificarlo e individuarlo tracciando una bella linea a terra come i traguardi delle maratone). Se uno si aspetta che il successo sia un riconoscimento sociale dovrà fare i conti con l’ingratitudine. Il successo non sono neanche i soldi: non è tanto ricco chi ha denaro, ma chi non ne ha bisogno. Non ha successo chi è famoso: c’è molta gente che ha fatto mirabili opere ma che vive nella penombra. Non ha successo chi riesce ad avere ciò che vuole perché il vaso dei desideri è perennemente bucato. Un avvocato ricercato dai clienti è solo un bravo avvocato, ma non necessariamente un uomo di successo. Un medico con la clinica piena di pazienti è un professionista affermato (e verosimilmente ricco), ma magari fuori dalla sua zona nessuno conosce il suo nome.

In verità, il successo è “fare succedere” qualcosa. Cambiare – anche in minima parte – il mondo attorno a sé. In questo, il successo fortunatamente non lascia fuori dalla sua porta nessuno; potrebbe avere successo anche una casalinga che è riuscita a inculcare i valori nei propri figli.

Successo è far succedere qualcosa

Alla fine credo che il successo sia un concetto relativo, perché dipende da uno stato soggettivo di intima soddisfazione personale per ciò che si è fatto e che di nuovo o di utile si è creato dal nulla, al di là di quante persone ne siano a conoscenza o di quanto questa attività ti abbia remunerato.

Che poi – se vogliamo essere davvero sinceri – dovremmo anche ammettere che nessuno, in letto di morte, ha mai sospirato «Ah! Quanto avrei voluto dedicare più tempo al lavoro!». Ma tant’è: questo lo si scopre solo alla fine della propria vita.

Ora, se il concetto di successo ha sicuramente delle connotazioni soggettive, credo invece che gli strumenti del successo siano uguali per quasi tutti. Come si raggiunge il successo? Non è vero che gli uomini nascono uguali: c’è chi è più alto e chi è più basso, chi è ricco e chi è povero, chi è bello e chi è brutto, c’è chi è focoso e chi apatico, chi esercita l’intelligenza e chi invece meno, chi è più veloce coi calcoli e chi più abile a scrivere un poema. Ma su una cosa tutti gli uomini hanno la stessa risorsa: il tempo. Tutti abbiamo 24 ore in una giornata, 1.440 minuti, 86.400 secondi. Questo tempo ricomincia da capo ogni giorno, come se ogni mattina ci fosse una nuova gara dove tutti partono dalla stessa linea d’inizio. Chi dedica più tempo al proprio lavoro, ha necessariamente più probabilità degli altri. Ma non solo: esercita di più la mente e quindi – come in un allenamento – si rafforza di più. Se ti senti basso, povero, brutto, apatico e poco intelligente puoi – come la tartaruga in gara con la lepre – sfruttare più tempo dei tuoi concorrenti nel lavoro: quel “microtempo” in più che gli dedichi sarà il tuo vantaggio sugli altri.

Questo ovviamente deve succedere tutti i giorni. La frazione di tempo in più che hai dedicato al tuo lavoro strappandola dalle tue 24 ore non è nulla in un giorno ma diventa un vantaggio enorme in 20 o 30 anni. Dedicare tempo al proprio lavoro significa quindi essere anche costante e perseverante.

Per essere perseverante bisogna anche essere umili: chi si sente “arrivato” cercherà di sfuggire ad un maggiore impegno, sottraendovisi gradatamente.

Dunque, i tre segreti del successo sono sicuramente:

  • il tempo che ogni giorno dedichi al tuo lavoro strappandolo alle altre attività;
  • la perseveranza con cui lo fai tutti i giorni;
  • l’umiltà con cui ti dedichi a questo.

Non basta il tempo. Bisogna saperlo far fruttare

Se c’è una cosa che mi fa incazzare è quando qualcuno ti chiede qual è il segreto del tuo successo. Il successo non ha segreti. La ricetta è nota e pubblica, ma non a tutti piace acquistare gli ingredienti. È fatto di infiniti sacrifici, dove ad ogni piccolo risultato corrispondono centinaia di fallimenti, è fatto di notti insonni e di albe anticipate, di autocritica e umiltà, di passione e coraggio. Il successo è una strada piastrellata di fatica e nessuna eccezione. È infine fatto di salite, discese e di un orizzonte che non arriva mai.

In verità, il tempo in sé per sé è un valore relativo. Molto dipende da come lo sai sfruttare e da quanti tempi morti riesci a tagliare. Proprio a riguardo voglio raccontarti una storia. Quando penso al tempo e alla capacità del nostro cervello di saperlo sfruttare a pieno, mi viene in mente una grossa spugna, di quelle spesse che di solito si usano per lavare le auto o i vetri delle finestre. Se la comprimi tra due mattoni, la spugna si riduce a un filo sottile. Ma se allontani i mattoni, poco alla volta la spugna riprende la sua forma originaria.

L’anno scorso ho partecipato a una trasmissione giornaliera su RaiUno. Per poter dedicare quasi sei ore della mia giornata al programma e, nello stesso tempo, non abbandonare il precedente lavoro di avvocato, ho dovuto comprimere, nelle restanti sei ore del giorno, ciò che prima facevo in 12. E incredibilmente ci sono riuscito. Quando è finita la trasmissione, credevo che ormai sarei stato in grado di raddoppiare il mio lavoro, avendo le 6 ore di tempo, prima dedicate alla Rai, da gestire per l’attività professionale. Ma non è andata così: il cervello si è ripreso lo spazio che aveva prima – al pari della spugna liberata dalla compressione – tornando a fare in 12 ore ciò che faceva un tempo.

Ne ho tratto un ulteriore insegnamento: il cervello, per lavorare bene e tanto, deve essere sotto pressione.

Tutto questo, ovviamente, non farà né di me, né di te un uomo di successo. Ma se un giorno ti chiederai: «Se dovessi morire oggi, sarei davvero soddisfatto di ciò che ho creato?» e rispondendoti dirai «Sì», forse in quel momento potresti dire di aver raggiunto il «tuo» successo.

note

Autore immagine: 123rf.com


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