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Lo sai che? Come si può attestare legalmente che si è conviventi?

Lo sai che? Pubblicato il 22 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 settembre 2017

Le risultanze dell’ufficio anagrafe provano la convivenza.

Al fine di dimostrare legalmente la convivenza tra soggetti possono essere richieste alcune certificazioni all’ufficio anagrafe del comune dove si è residenti. I certificati da richiedere sono quello di residenza e di stato di famiglia. Tali attestazioni sono tra loro complementari per la prova della convivenza. La prima infatti documenta che i soggetti hanno inteso fissare la propria dimora abituale nel medesimo luogo, la seconda dimostra la coabitazione nella stessa unità immobiliare di persone legate tra loro da vincoli affettivi. Questo legame è quello che interessa le coppie di fatto. Per la legge italiana sono conviventi di fatto due persone maggiorenni – omosessuali o eterosessuali – unite stabilmente da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, i quali non siano già vincolati da rapporti di parentela, affinità, adozione, matrimonio o unione civile.

La recente legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto [1] ha posto il problema per i conviventi di come dimostrare la propria convivenza, poiché dalla prova della sua esistenza e durata, la legge fa discendere tutta una serie di diritti e doveri. Anzitutto è bene precisare che trattandosi di una situazione di fatto i benefici di legge troveranno applicazione automatica. Non sarà cioè necessaria alcuna azione ulteriore per le coppie (omosessuali o eterosessuali) allo stato conviventi, che abbiano già dichiarato la residenza e che ricadano nel medesimo stato di famiglia. Per quelle nuove occorrerà invece rendere contestualmente le dichiarazioni presso l’ufficio anagrafe del comune dove intendono stabilire la propria residenza.

Se le dichiarazioni sono state rese da un solo partner, ai fini della applicazione dei benefici di legge, occorre che il dichiarante ne dia comunicazione all’altro convivente a mezzo raccomandata con prova di ricevimento (cosiddetta raccomandata a/r).

Tali adempimenti hanno per la coppia, tra l’altro, l’immediato vantaggio di poter regolare anche i rapporti di natura economica attraverso i cosiddetti contratti di convivenza. Si tratta di specifici patti con  i quali i conviventi possono disciplinare i rapporti patrimoniali e, in parte, quelli personali relativi alla convivenza. Tali contratti devono rivestire, a pena di nullità, la forma scritta. Possono avere la veste dell’atto pubblico o più semplicemente quella della scrittura privata. In quest’ultimo caso le sottoscrizioni andranno comunque fatte dinanzi ad un notaio o ad un avvocato per l’autentica delle firme e l’attestazione di conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. I contratti saranno infine a cura del professionista registrati entro dieci giorni dall’autentica della firma, presso il comune dove i conviventi hanno fissato la loro residenza. Pertanto si raccomanda che le dichiarazioni anagrafiche siano già rese all’atto della registrazione del contratto di convivenza, pena l’irricevibilità dell’atto.

Concludendo, le dichiarazioni di residenza e di stato di famiglia provano l’esistenza e la durata della convivenza, che può comunque essere data anche con prove testimoniali. Tuttavia la prima soluzione appare la più semplice e la più utile ai fini pratici: si pensi ad esempio alla necessità di proseguire immediatamente il godimento di un bene immobile a seguito del decesso del proprio partner.

È bene ricordare inoltre che le dichiarazioni anagrafiche, a prescindere dalla utilità probatoria e dalla ricaduta dei benefici legali, sono obbligatorie non solo per i conviventi di fatto, ma per ogni cittadino. Tali dichiarazioni sono infatti dovute per legge e, in caso di inerzia dei soggetti obbligati, l’anagrafe può provvedervi anche d’ufficio.

note

[1]  Legge 20 maggio 2016 n.76.


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