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Lo sai che? Invalidità civile: quando si ha diritto all’assegno

Lo sai che? Pubblicato il 14 ottobre 2017

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Quali sono le condizioni reddituali per ottenere l’assegno d’invalidità civile?

L’assegno di invalidità civile è stato introdotto nel nostro ordinamento dall’articolo 13 della legge 118 del 1971.

Si tratta di un sostegno a carattere assistenziale concesso per tredici mensilità, non è reversibile ai superstiti e, per il 2017, il suo importo è pari ad euro 279,47 mensili.

Per avere diritto all’assegno di invalidità civile sono previsti dalla legge dei limiti reddituali: per il 2017 il limite è fissato in euro 4.800,38 annui e la valutazione del reddito deve essere effettuata solamente nei confronti dell’avente diritto all’assegno senza considerare, invece, i redditi dell’eventuale coniuge o di altri familiari conviventi.

Per il corretto calcolo del limite di reddito annuo dell’avente diritto all’assegno di invalidità civile si deve fare riferimento ad alcune sentenze della Corte di Cassazione qui di seguito indicate:

1) la sentenza della Cassazione n. 4.674 del 17.12.2014 ha chiarito che nel calcolo del limite di reddito annuo non deve essere compreso il reddito del fabbricato che sia la casa di abitazione dell’avente diritto e gli assegni familiari (la decisione è stata presa perché l’articolo 12 della legge 118 del 1971, che disciplina l’assegno di invalidità civile, rinvia per le condizioni economiche all’articolo 26 della legge 153 del 1969 che appunto esclude il reddito della casa di abitazione e gli assegni familiari nel calcolo del limite di reddito per percepire la pensione sociale: perciò il reddito che non dovrà essere superato per poter fruire dell’assegno di invalidità civile andrà calcolato allo stesso modo con cui si calcola il limite di reddito per fruire della pensione sociale);

2) la sentenza della Cassazione n. 21.259 del 25.10.2016 (sentenza emessa in materia di pensione di inabilità civile, ma le cui regole possono applicarsi anche al calcolo del limite di reddito per l’assegno di invalidità civile considerato che in entrambi i casi si deve fare applicazione della stessa norma e cioè dell’articolo 26 della legge 153 del 1969) ha chiarito che per calcolare il limite di reddito che non deve essere superato per avere diritto alle prestazioni assistenziali si devono escludere tutti gli oneri deducibili indicati dall’articolo 10 del Testo unico delle imposte sul reddito: si deve tenere conto, cioè, del reddito complessivo imponibile del contribuente al netto di tutti gli oneri deducibili (oneri deducibili che non vanno inclusi nel calcolo del limite di reddito sono, ad esempio, il reddito del fabbricato che è casa di abitazione, gli assegni alimentari corrisposti in base al codice civile, i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, le spese mediche, gli assegni periodici corrisposti al coniuge separato, i contributi previdenziali e assistenziali).

La motivazione fondamentale che ha portato la Corte di Cassazione a decidere in questo modo è che quando la legge ha voluto invece includere nel calcolo del limite di reddito di una prestazione assistenziale anche il reddito esente da imposta (cioè le voci che invece vanno escluse dal calcolo del limite di reddito secondo le sentenze citate) lo ha fatto indicando chiaramente che anche tali redditi andavano inclusi nel calcolo.

L’Inps, in conclusione, dovrebbe allinearsi e applicare le indicazioni contenute nelle sentenze sopra indicate, ma non è scontato.

In altri termini,  l’Inps potrebbe anche non calcolare il limite di reddito secondo le indicazioni che la Corte di Cassazione ha fornito ritenendo che invece l’interpretazione corretta della legge sia un’altra (chiaramente in quel caso l’Inps dovrà anche fornire una adeguata motivazione della sua diversa interpretazione e potrebbe farlo invocando, per esempio, il fatto che la stessa Corte di Cassazione, con sentenza n. 4.223 del 2012, arrivò ad una conclusione opposta a quella delle sue stesse ultime sentenze sopra citate precisando infatti che nel calcolo del limite di reddito andavano inclusi anche il reddito di abitazione e tutti gli oneri deducibili).

Se dovesse accadere  al lettore una circostanza del genere (se cioè Inps dovesse nel suo caso calcolare il limite di reddito includendo il reddito del fabbricato che è casa di abitazione o includendo altre voci fra quelle che costituiscono oneri deducibili) allora non gli resterebbe che ricorrere al giudice del lavoro chiedendo l’applicazione del metodo di calcolo del limite di reddito che le due sentenze della Cassazione sopra evidenziate hanno stabilito.

Infine, si specifica per grandi linee come si determina il reddito complessivo della persona fisica che deve essere calcolato ai fini della verifica del rispetto del limite di reddito annuo per poter fruire dell’assegno di invalidità civile.

Reddito complessivo è la somma di:

a) redditi fondiari (redditi dei terreni e redditi dei fabbricati di proprietà del contribuente – il reddito del fabbricato di abitazione va comunque escluso);

b) redditi da capitale (ad esempio interessi da depositi e conti correnti, da obbligazioni e simili titoli, utili derivanti da partecipazioni a società di capitali, proventi percepiti da fondi comuni di investimento, rendimenti su premi per contratti di assicurazione sulla vita);

c) redditi da lavoro dipendente (sono comprese in questi redditi le pensioni di ogni genere e gli assegni assimilati a pensioni);

d) redditi da lavoro autonomo;

e) redditi di impresa (che sono soggetti a Irpef solo se l’impresa è esercitata in forma individuale o come società di persone, mentre se il reddito è derivante da utili per la partecipazione in una società di capitali esso attribuito a ciascun socio in proporzione della sua quota di partecipazione agli utili);

f) redditi diversi (plusvalenze, cioè guadagni, derivanti da vendite immobiliari, da cessione di azioni, titoli, valute e metalli preziosi, redditi conseguiti mediante contratti a termine e prodotti derivati ecc.).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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