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Troppo lontano dal lavoro: telelavoro possibile?

14 ottobre 2017


Troppo lontano dal lavoro: telelavoro possibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2017



Sono troppo lontano dalla mia sede di lavoro e mi hanno già fatto sapere che la mia richiesta di trasferimento non sarà accolta. Vorrei ricorrere al telelavoro. È possibile?

Il diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più consona alle proprie esigenze è riconosciuto dalla legge [1] qualora il lavoratore debba assistere un parente portatore di handicap e, in particolare, il coniuge, o un parente o affine entro il secondo grado (nonni, nipoti, fratelli e sorelle) con handicap in situazione di gravità, ovvero un parente entro il terzo grado (nonni, nipoti del coniuge, cognati e cognate), qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età, oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Per handicap grave la legge intende quelle patologie acute o croniche, che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale; patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici; patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario; patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva gravi o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori. Tutte le patologie predette ovviamente debbono essere adeguatamente documentate. Il caso del lettore non rientra tra le ipotesi suddette, pertanto la sua richiesta di trasferimento presso una sede più vicina alla sua residenza potrà essere legittimamente rifiutata qualora sussistano esigenze aziendali che rendano necessaria la sua assegnazione presso la sede dove ora presta servizio. Le esigenze familiari del lavoratore devono, infatti, essere sempre bilanciate con quelle organizzative e produttive datoriali, salvo i casi in cui, per la particolare gravità che le caratterizza, la legge non le ritenga prevalenti rispetto agli interessi aziendali, predisponendo così una particolare tutela a favore del lavoratore.

Può, invece, essere una soluzione più percorribile la trasformazione dell’attuale rapporto in telelavoro: il lettore potrebbe così, se le sue mansioni sono compatibili con questa forma di svolgimento della prestazione, continuare a lavorare per la sede cui è attualmente assegnato, da casa o da altro luogo da concordarsi, logisticamente a lui più comodo. Anche in questo caso, ha diritto di chiedere la trasformazione in parola, ma il datore di lavoro ha facoltà di accettare o meno la sua proposta, in base sempre alle effettive esigenze aziendali ed ai posti di telelavoro disponibili. Le condizioni familiari e logistiche del lettore possano considerarsi condizioni favorevoli all’accoglimento della sua richiesta o, comunque, ad una posizione di vantaggio nella graduatoria dei richiedenti, in caso di esubero di richieste rispetto ai posti di telelavoro disponibili.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

note

[1] L. n. 104 dello 05.02.1992.

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