Pensioni, tutte le novità della Controriforma Fornero

21 Settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Settembre 2017



Blocco età pensionabile, pensione di vecchiaia anticipata per le donne, pensione minima di garanzia, Ape rosa, pensione anticipata Legge 104: che cosa cambierà.

Pensione di vecchiaia 3 anni prima per le donne e pensione anticipata di 4 anni con la Legge 104, Ape rosa sociale con 27 anni di contributi, stop agli adeguamenti e pensione minima di garanzia: queste sono solo alcune delle novità previste dalla proposta unitaria che i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) hanno presentato al Governo.

La proposta, ribattezzata Controriforma Fornero perché la sua finalità è quella di agevolare l’accesso alla pensione anziché ritardarlo, offre una particolare tutela alle categorie maggiormente svantaggiate nella carriera, come le donne con figli e chi assiste un familiare disabile grave. Inoltre, la proposta cerca di abbattere le forti differenze di trattamento tra coloro la cui prestazione è calcolata col sistema retributivo-misto, quindi è basata sugli ultimi stipendi, ed i più giovani, che invece devono sottostare al calcolo interamente contributivo della pensione, notevolmente penalizzante e privo dell’adeguamento al trattamento minimo.

Ma procediamo per ordine e vediamo, punto per punto, le novità della Controriforma Fornero.

Blocco dell’età pensionabile

La base della “Controriforma” è lo stop agli adeguamenti dell’età pensionabile alla speranza di vita, adeguamenti che spostano l’età per la pensione sempre più in avanti ogni biennio.

In particolare, i sindacati chiedono di bloccare l’età prevista per la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e di eliminare il previsto aumento a 67 anni nel 2019. Si richiede di bloccare anche i requisiti della pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, almeno sino al 2022. Il che significa, in parole povere, un anticipo di 7 mesi dei requisiti di età per la vecchiaia e contributivi per la pensione anticipata rispetto a quelli previsti dal 2021. Un anticipo di 8 mesi, se contiamo che nel 2019 l’aumento dei requisiti dovrebbe ammontare a 5 mesi e non ai 4 mesi previsti dalla Legge Fornero.

Il blocco dell’aumento dei requisiti di accesso alla pensione, ad ogni modo, riguarderà tutte le prestazioni Inps soggette ad adeguamento, dall’Ape (anticipo pensionistico) alla pensione di anzianità e di vecchiaia in totalizzazione, all’assegno sociale.

Pensione di vecchiaia anticipata per le donne

Per le donne, la “Controriforma Fornero” dà la possibilità di anticipare di un anno, per ogni figlio, l’età pensionabile, cioè l’età per la pensione di vecchiaia, sino a un massimo di 3 anni.

In buona sostanza, chi ha avuto almeno 3 figli (anche adottati) potrà pensionarsi, in base alla proposta, a 63 anni e 7 mesi di età anziché a 66 anni e 3 mesi.

Pensione di vecchiaia maggiorata per le donne

La lavoratrice beneficiaria della pensione di vecchiaia anticipata potrà anche scegliere di non avvalersi dell’anticipo dell’età, ma di beneficiare di una maggiorazione, pari a 1 anno sino a 2 figli o a 2 anni per 3 o più figli, del coefficiente di trasformazione della pensione, per beneficiare di una prestazione più alta.

Il coefficiente di trasformazione, lo ricordiamo, è la cifra (espressa in percentuale) che “trasforma” la somma dei contributi accantonati in assegno di pensione, e cresce all’aumentare dell’età.

Facciamo un esempio per capire meglio: se una lavoratrice, con 3 figli, sceglie di pensionarsi ugualmente a 66 anni e 7 mesi di età e non a 63 anni e 7 mesi, il coefficiente di trasformazione che le si applicherà non sarà più 5,6192, cioè quello corrispondente a 66 anni e 7 mesi, ma 6,04135, corrispondente a 68 anni e 7 mesi di età.

Considerando un montante contributivo pari a 300mila euro, vuol dire che la pensione, anziché ammontare a 16.858 euro l’anno circa (300mila per 5,6192%), ammonterà a 18.124 euro (300mila per 6,04135%), dunque le darà diritto a ricevere 1266 euro in più.

Pensione anticipata Legge 104

La proposta dei sindacati valorizza, oltre al lavoro di cura dei figli, anche l’assistenza prestata ai familiari disabili.

In particolare, la lavoratrice o il lavoratore che assiste il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo e secondo grado convivente con handicap grave ai sensi della Legge 104, avrà diritto a 1 anno di contributi in più ogni 5 anni di assistenza, sino a un massimo di 4 anni.

In questo modo, per ottenere la pensione di vecchiaia, con una maggiorazione di 4 anni basterebbero 16 anni di contributi effettivi e per ottenere la pensione anticipata 38 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 37 anni e 10 mesi per le donne.

Pensione più ricca per i lavoratori domestici

Per quanto riguarda colf, badanti e altri lavoratori domestici a pieno servizio, la proposta prevede il versamento di contributi pieni anche oltre le prime 24 ore settimanali lavorate, e corrispondenti alle retribuzioni corrisposte effettivamente, se superiori a quelle convenzionali. Questo renderebbe sicuramente più alta la pensione di coloro che lavorano per più di 24 ore la settimana, i cui contributi sono previsti in misura fissa.

Riduzione dell’importo soglia per l’accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia , non molti sanno che questa può essere ottenuta solo se superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, per coloro il cui calcolo della pensione è effettuato col sistema interamente contributivo. In pratica, coloro che subiscono il calcolo contributivo della pensione, penalizzante di per sé, non possono percepire alcuna pensione se questa è inferiore a 672 euro mensili.

Per rimediare a questa ingiusta penalizzazione, si vorrebbe limitare l’ammontare minimo dell’assegno richiesto per l’accesso alla pensione a 1,2 volte l’assegno sociale, cioè a 538 euro.

Per la pensione anticipata contributiva, che si può ottenere a 63 anni e 7 mesi con 20 anni di contributi,  l’importo soglia è addirittura pari a 2,8 volte l’assegno sociale: i sindacati vorrebbero ridurlo considerevolmente.

Pensione minima di garanzia

La pensione minima di garanzia dovrebbe essere una sorta di maggiorazione sociale per i giovani la cui pensione sarà calcolata col sistema interamente contributivo, che potranno così ottenere un assegno mensile pari a 650- 680 euro.

La maggiorazione della pensione contributiva non funzionerà come l’integrazione al minimo, ma darà la possibilità di cumulare la pensione contributiva con l’assegno sociale (448 euro) nel limite del:

  • 50 %, ossia sino a 224 euro, per chi possiede almeno 20 anni di contributi;
  • 55%, ossia sino a 246 euro, per chi possiede almeno 25 anni di contributi;
  • 60%, ossia sino a 269 euro, per chi possiede almeno 30 anni di contributi.

La cumulabilità di una parte dell’assegno sociale è, in realtà, una misura già esistente, ma non operativa, in concreto, per gli effetti scaturiti dalla riforma Fornero.

Grazie alla maggiorazione dovuta alla cumulabilità tra pensione e assegno sociale, coloro il cui trattamento sarà calcolato col sistema interamente contributivo potranno ottenere un assegno da 650-680 euro, anziché, come avverrebbe nella maggior parte dei casi, sotto i 500 euro.

Inoltre, per favorire chi ha aderito alla previdenza complementare, si vogliono rendere deducibili dai limiti di cumulo anche le pensioni integrative.

Contributi per i periodi di formazione e di non lavoro

La “Controriforma” propone la valorizzazione dei periodi di discontinuità lavorativa e di formazione qualificata, non coperti da versamenti previdenziali, in modo da poter raggiungere il requisito di 20 anni di contribuzione necessario per l’accesso anticipato alla pensione di vecchiaia contributiva.

Ripristino della rivalutazione delle pensioni

I sindacati propongono poi di ritornare al vecchio sistema di rivalutazione delle pensioni, basato sull’inflazione, dal 2018. In particolare:

  • le pensioni di importo fino a 3 volte il trattamento minimo saranno rivalutate in misura pari al 100% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo tra 3 e 5 volte il minimo si applicherà il 90% dell’inflazione;
  • per le fasce d’importo superiore a 5 volte il minimo si applicherà il 75% dell’inflazione.

In pratica, con questo sistema, chi possiede una pensione pari a 1.800 euro si vedrà applicare una rivalutazione pari al 100% dell’inflazione sui primi 1500 euro (3 volte il minimo), mentre per l’importo che supera 3 volte il trattamento minimo si vedrà applicare una rivalutazione pari al 90% dell’inflazione, anziché vedersi applicare un adeguamento corrispondente al 95% dell’inflazione sull’intero importo del trattamento (come avviene oggi). Questo risulterà senz’altro vantaggioso per chi ha diritto a un trattamento superiore a 3 volte il minimo.

Pensione anticipata quota 41 e Ape sociale

In coerenza con l’obiettivo di realizzare un effettivo sistema di uscita flessibile dal lavoro, si vogliono ampliare le possibilità di accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi e all’Ape sociale. In particolare, si propone:

  • l’ampliamento delle categorie di lavoratori che svolgono attività gravose;
  • la riduzione dei requisiti contributivi di accesso all’Ape sociale:
    • a 30 anni per i lavori gravosi;
    • di un anno per ogni figlio fino ad un massimo di tre anni, per le lavoratrici (cosiddetta Ape sociale donne);
  • la possibilità di accedere all’Ape sociale per i disoccupati a seguito della conclusione di un contratto a termine e per i disoccupati senza sussidi a sostegno del reddito;
  • la rideterminazione delle condizioni per l’accesso al pensionamento anticipato per gli addetti ai lavori gravosi, prevedendo che lo svolgimento di questo tipo di attività debba avvenire in almeno 7 anni dell’ultimo decennio precedente alla cessazione del rapporto di lavoro, come avviene per i lavori usuranti;
  • la piena validità dei contributi esteri;
  • la semplificazione delle procedure per accedere alle prestazioni, in particolare per la certificazione connessa all’attestazione del lavoro gravoso.

Cumulo gratuito

Per quanto riguarda il cumulo gratuito, i sindacati evidenziano l’urgenza di emanare le disposizioni attuative affinché vi sia la possibilità di sommare i contributi versati anche nelle casse dei liberi professionisti, ai fini del diritto alla pensione.

Tfs e Tfr immediato per i dipendenti pubblici

Per quanto riguarda i lavoratori pubblici e il differimento della liquidazione del trattamento di fine rapporto o di fine servizio, si chiede la revisione delle norme che prevedono il posticipo del termine di percezione dei trattamenti, in modo che queste prestazioni siano erogate secondo le regole generali, quindi alla cessazione del rapporto.

Inoltre, si vuole consentire l’erogazione di Tfs e Tfr anche nel caso di accesso all’Ape sociale o alla Rita, la rendita integrativa anticipata.

Proroga Opzione donna e Ottava salvaguardia

Nella proposta unitaria, infine, i sindacati chiedono di verificare la consistenza delle risorse residuate per l’opzione donna e l’ottava salvaguardia relativa agli esodati, per garantire un più ampio accesso alle prestazioni.


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4 Commenti

  1. Buongiorno sono un italiano residente a Lussemburgo in Italia ho accumulato 816settimane di contributi pari più o meno a 16anni.VOrrei sapere quando prenderò di pensione? grazie

  2. La legge Fornero resterà tale e quale. Non esiste vera volontà di porvi rimedio per renderla più equa e giusta.Grazie politici italiani, fate semplicemente schifo! A voi privilegi a go go, a noi una vita da schiavi, tra lavoro e tasse da pagare.

    1. Approvo , per le donne dovrebbero almeno applicare uno sconto per chi ha avuto figli ,i politici si dimenticano che molte donne ed anche uomini al’età di 60 anno fanno anche welfar ; Fanno i nonni ed assistenza ai genitori fortunatamente ancora viventi ,senza chiedere nulla allo STato e lo stato li ripaga rinviando la pensione …….

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