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Avvocati: compensazione debiti con crediti gratuito patrocinio

21 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 settembre 2017



L’avvocato che si è visto liquidare, ma non ha ancora ricevuto, i compensi e le spese per l’attività di gratuito patrocinio svolta a favore dei cliente, può compensare tali crediti con i debiti fiscali.

Tutti gli avvocati, anche coloro che svolgono attività in forma associata o societaria, possono compensare i propri debiti fiscali con i crediti per spese, diritti e onorari spettanti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato [1].

Requisiti per la compensazione

I crediti devono essere liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento e non devono risultare pagati, neanche parzialmente. Inoltre, avverso il relativo decreto di pagamento non deve essere stata proposta opposizione.

In relazione ai crediti deve essere stata emessa la fattura elettronica oppure fattura cartacea registrata sulla piattaforma elettronica di certificazione.

Come ottenere la compensazione

Attraverso la piattaforma elettronica di certificazione, con riferimento a ciascuna fattura elettronica o cartacea registrata, il creditore deve esercitare l’opzione di utilizzare il credito in compensazione e dichiarare la sussistenza dei requisiti sopra descritti.

A decorrere dall’anno 2017, l’opzione può essere esercitata dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno.

Selezione dei crediti ammessi alla procedura di compensazione

La piattaforma elettronica di certificazione seleziona le fatture elettroniche o cartacee registrate per le quali è stata esercitata l’opzione e resa la dichiarazione, per l’ammissione alla procedura di compensazione.

La selezione avviene fino a concorrenza delle risorse annualmente stanziate, attribuendo priorità alle fatture emesse in data più remota e nel caso di fatture emesse lo stesso giorno, secondo l’ordine cronologico di perfezionamento della dichiarazione dei requisiti.

La piattaforma elettronica di certificazione trasmette all’Agenzia delle entrate, con modalità telematiche definite d’intesa, l’elenco dei crediti ammessi alla procedura di compensazione, con il codice fiscale del relativo creditore e l’importo utilizzabile in compensazione.

Procedura di compensazione

I crediti selezionati sono utilizzabili in compensazione a partire dal quinto giorno successivo alla trasmissione dei dati all’Agenzia delle entrate, esclusivamente attraverso il modello F24 telematico.

I crediti possono essere utilizzati in compensazione esclusivamente per il pagamento dei debiti fiscali del creditore e dei contributi previdenziali per i dipendenti.

I crediti possono essere utilizzati in compensazione, anche in più soluzioni, nei limiti dell’importo comunicato dalla piattaforma elettronica di certificazione, esclusivamente dal soggetto individuato dal codice fiscale comunicato dalla piattaforma stessa.

Nel caso in cui il soggetto che utilizza il credito in compensazione non risulti compreso nell’elenco trasmesso dalla piattaforma di certificazione, oppure se l’importo del credito utilizzato risulti superiore all’ammontare del credito spettante, tenendo conto anche di eventuali precedenti utilizzi, l’intero modello F24 che contiene l’operazione di compensazione sarà scartato e tutti i versamenti in esso contenuti saranno considerati come non avvenuti.

Lo scarto del modello F24 sarà reso noto attraverso apposita ricevuta consultabile sul sito internet dei servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.

Chi può compensare i debiti fiscali con i crediti per gratuito patrocinio

Una recente circolare del Ministero della Giustizia [2] ha chiarito che la compensazione dei debiti fiscali con i crediti per spese, diritti e onorari spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello Stato è prevista per tutti gli avvocati, anche qualora esercenti la professione in forma associata o societaria.

Si ritiene infatti che la norma autorizzi la compensazione di crediti riconducibili all’attività dell’avvocato-difensore di una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato senza che possa essere consentita una distinzione tra soggetti legittimati: vale a dire l’avvocato che esercita individualmente la professione e l’avvocato che la esercita in forma associata o societaria. Diversamente opinando, si determinerebbe una disparità di trattamento tra il professionista individuale ed il professionista associato, entrambi chiamati ad esercitare la difesa personalmente.

note

[1] Mef, DM del 15.07.16.

[2] Ministero della Giustizia, circolare del 1.09.17.

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1 Commento

  1. Buongiorno ; Mai che si trovi un avvocato con (voglia di lavorare ) che lavori sul ricavato dei danni del cliente ,cosi io lo faccio diventare ricco .Buongiorno e grazie ….

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