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Reversibilità e assegno sociale, posso cumularli?

28 ottobre 2017 | Autore:


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La pensione di reversibilità viene ridotta se si percepisce l’assegno sociale?

La pensione ai superstiti, che può essere di reversibilità o indiretta (la pensione indiretta spetta se il dante causa risultava ancora lavoratore e non pensionato), può essere pienamente cumulata con l’assegno sociale.

Diversi trattamenti di assistenza, tra i quali la pensione e l’assegno sociale, difatti, sono stati esclusi dai redditi che possono comportare la riduzione della reversibilità.

Il discorso è diverso per l’assegno sociale; per aver diritto a questa prestazione di assistenza non bisogna superare determinati limiti di reddito: tra i redditi che rilevano per il superamento della soglia limite rientra anche la pensione di reversibilità.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi può essere ridota la reversibilità ed in quali casi viene ridotto o si perde l’assegno sociale.

Riduzione della reversibilità

Secondo la Legge Dini [1], è possibile cumulare la pensione ai superstiti con gli altri redditi del beneficiario, sino alle seguenti soglie:

  • se il reddito del pensionato è superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), la percentuale di cumulabilità della pensione di reversibilità è pari al 75%: in parole semplici, la reversibilità è ridotta del 25% se il reddito dell’interessato supera i 19573,71 euro (pari a 3 volte il trattamento minimo del 2017 moltiplicato per 13 mensilità);
  • se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%: in pratica, la reversibilità è ridotta del 40% se il reddito dell’interessato supera i 26098,28 euro;
  • se il reddito del pensionato è superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo, la percentuale di cumulabilità della pensione di reversibilità è pari al 50%: in pratica, la reversibilità è dimezzata se il reddito dell’interessato supera i 32622,85 euro.

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può, però, essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Redditi che non riducono la reversibilità

La Legge Dini non specifica quali siano i redditi del beneficiario da valutare ai fini della cumulabilità con la pensione ai superstiti. A tal fine è intervenuta l’Inps, con una successiva circolare [2], che ha chiarito che devono essere considerati tutti i redditi assoggettabili all’Irpef, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.

Devono invece essere esclusi:

  • il Tfr, i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati sottoposti a tassazione separata;
  • l’importo della pensione ai superstiti su cui deve essere eventualmente operata la riduzione.

Sono stati successivamente esclusi anche pensione e assegno sociale, rendite Inail, assegni di accompagnamento, pensioni privilegiate, pensioni e assegni per invalidi, ciechi e sordomuti.

In base a quanto esposto, risulta chiaro che l’assegno sociale non può determinare il superamento della soglia di reddito.

I limiti di cumulo, ad ogni modo, non devono essere applicati se chi percepisce la pensione fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili.

Riduzione dell’assegno sociale

L’assegno sociale è pari a 448,07 euro, ed è erogato, come la pensione, per 13 mensilità: pertanto, la sua misura annuale è pari a 5842,91 euro.

L’assegno sociale può spettare in misura intera o ridotta, a seconda del reddito posseduto. In particolare:

  • ai beneficiari non sposati privi di reddito spetta in misura intera;
  • ai beneficiari coniugati con reddito inferiore a 5842,91 euro annui, spetta in misura intera;
  • ai non coniugati con reddito sino a 5824,91 euro annui, spetta in misura ridotta;
  • agli sposati con reddito sino a 11649,82 euro annui, spetta in misura ridotta.

La riduzione dell’assegno sociale si applica in modo che il trattamento, sommato al reddito del pensionato, non superi l’importo massimo annuale (differente, come abbiamo visto, per i beneficiari sposati e non).

In pratica, per determinare a quanto ammonta l’assegno mensile, si deve sottrarre il reddito annuo (proprio, o proprio e del coniuge, per gli sposati) dalla soglia limite, e dividere per 13. Facciamo alcuni esempi pratici:

  • Tizio ha diritto all’assegno sociale, non è sposato e possiede redditi annui per un totale di 3mila euro; per calcolare l’ammontare dell’assegno sociale mensile spettante dobbiamo effettuare questa operazione: (5824,91- 3mila)/13; Tizio ha dunque diritto a un assegno mensile pari a 217,30 euro;
  • Caio ha diritto all’assegno sociale, è sposato con Sempronia; possiede redditi annui per un totale di 3mila euro, mentre Sempronia possiede redditi annui per un totale di 5mila euro ; per calcolare l’ammontare dell’assegno sociale mensile spettante dobbiamo effettuare questa operazione: (11649,82 – 8mila)/13; Tizio ha dunque diritto a un assegno mensile pari a 280,75 euro.

Nel caso dei coniugati, se il risultato del calcolo supera l’ammontare dell’assegno sociale, si ha comunque diritto al solo ammontare pieno dell’assegno (salvo il caso in cui si applica la maggiorazione sociale).

Ad ogni modo, chi percepisce la reversibilità, se si risposa, perde la pensione, dunque il problema del cumulo con i redditi del coniuge per l’assegno sociale non si pone.

Redditi che non riducono l’assegno sociale

Tra i redditi utili a determinare la soglia limite per il diritto all’assegno sociale devono essere considerati anche i redditi esenti, come le rendite dell’Inail e le pensioni erogate agli invalidi civili. È considerata come reddito soggetto al limite di cumulo per la spettanza dell’assegno sociale, dunue, anche la pensione di reversibilità.

Non devono essere considerati ai fini del limite di reddito, invece:

  • il Tfr (il trattamento di fine rapporto, in parole povere la liquidazione) e le relative anticipazioni; sono escluse dal computo anche le altre indennità di fine rapporto, comunque denominate, come il Tfs (trattamento di fine servizio) o l’Ips (indennità premio di servizio);
  • il reddito dell’abitazione principale;
  • gli arretrati da lavoro dipendente soggetti a tassazione separata, compresi gli arretrati per attività prestata all’estero;
  • l’indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili (in generale, sono escluse le indennità di accompagnamento di ogni tipo), l’indennità di comunicazione per i sordi, gli assegni per l’assistenza personale e continuativa erogati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
  • gli assegni erogati dall’Inail per l’assistenza personale continuativa, nelle ipotesi di invalidità permanente assoluta;
  • i vitalizi per gli ex combattenti della guerra 1915/1918.

Deve essere contata solo parzialmente tra i redditi, però, la pensione liquidata col calcolo contributivo, a carico di enti previdenziali, sia pubblici che privati, che gestiscono forme di previdenza obbligatorie.

In particolare, il trattamento contributivo è escluso dalla somma dei redditi nella misura corrispondente al suo terzo, e comunque non oltre 1/3 dell’ammontare dell’assegno sociale.

note

[1] Art.1, Co.41, L. n. 335/1995.

[2] Inps Circ. n. 234/1995.

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