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Doveri dell’avvocato se fa scadere il precetto e non avvia il pignoramento

14 ottobre 2017


Doveri dell’avvocato se fa scadere il precetto e non avvia il pignoramento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2017



Qualche anno fa ho vinto una causa per un risarcimento. Dopo un anno dalla trattazione ho iscritto ipoteca senza però risultati e così ho deciso di procedere col pignoramento immobiliare. Ho dato acconto di 1000 euro al mio avvocato e dopo vari tentativi di notificare il precetto alla sede della Srl è riuscito a notificarla via pec, ma lo ha fatto scadere senza procedere al pignoramento dell’immobile. Ho chiesto più volte spiegazioni, ma questi mi diceva che era tutto normale e che stava procedendo. Qualche giorno fa ho scoperto che il precetto notificato in precedenza lo aveva fatto scadere per ben 2 volte come da sua ammissione per telefono, e che i miei 1000 euro di acconto li aveva usati per alcune lettere che aveva inviato per mio conto (preciso che il mio acconto risale all’anno scorso mentre le lettere sono di quest’anno). Pertanto chiedeva altri soldi per poter nuovamente procedere con l’esecuzione, ma dal momento che chiedevo chiarimenti contestando  il suo operato, l’avvocato rimetteva il mandato dicendomi di ritirare in studio tutta la documentazione.
1) Cosa mi deve rendere dal momento che non ha più il mandato?
2) Ha responsabilità per aver fatto scadere il precetto?
3) Può utilizzare i soldi che le avevo dato per l’esecuzione immobiliare per altra causa? 

In base alle norme del codice deontologico forense (approvato il 31 gennaio 2014 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 241 del 16 ottobre 2014):

  • – l’avvocato, se richiesto, deve restituire senza ritardo gli atti e i documenti ricevuti dal cliente e dalla parte assistita per l’espletamento dell’incarico (con esclusione della corrispondenza riservata tra colleghi) e consegnare loro copia di tutti gli atti e documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale; l’avvocato non deve subordinare la restituzione della documentazione al pagamento del proprio compenso (articolo 33 del codice deontologico forense);
  • – costituisce violazione dei doveri professionali il mancato, ritardato o negligente compimento di atti inerenti al mandato o alla nomina, quando derivi da non scusabile e rilevante trascuratezza degli interessi della parte assistita (articolo 26 del codice deontologico forense); ciò significa che se la scadenza del termine di novanta giorni per eseguire il pignoramento, decorrente dalla notifica del precetto, è dovuta a motivi indipendenti dalla volontà dell’avvocato (ad esempio difficoltà nel reperimento del recapito del debitore) non vi è violazione dei doveri professionali; se, invece, la scadenza del termine per eseguire il pignoramento è dovuta a trascuratezza dell’avvocato, vi è violazione dei doveri professionali (con le conseguenti responsabilità di tipo disciplinare ed eventualmente risarcitorio del legale nei confronti del cliente danneggiato);
  • – l’avvocato può chiedere, nel corso del rapporto professionale, anticipi ragguagliati alle spese sostenute e da sostenere, nonché acconti sul compenso commisurati alla quantità e complessità delle prestazioni richieste per l’espletamento dell’incarico (articolo 29 del codice deontologico forense).

Ciò significa che se le somme dal lettore corrisposte al suo legale furono consegnate per l’espletamento dell’incarico ma senza una specifica ed espressa imputazione (cioè senza specificare se fossero anticipi sulle spese relative a quell’incarico o acconti sul compenso relativo a quell’incarico), l’avvocato è libero di utilizzarle per far fronte alle spese che dovessero rendersi comunque necessarie per l’espletamento dell’incarico ricevuto (dando, comunque, avviso al cliente dell’opportunità e/o necessità dell’effettuazione di attività precedentemente non preventivate). Non può, invece, utilizzarle per fini del tutto estranei all’espletamento dell’incarico ricevuto (o degli incarichi ricevuti), cioè non può impiegarli per perseguire finalità differenti da quelle utili ad eseguire l’incarico o gli incarichi ricevuti (se lo facesse incorrerebbe in una violazione dei doveri deontologici e il cliente avrebbe titolo per rifiutarsi di corrispondere compensi per attività del tutto estranee al mandato conferito e comunque non autorizzate).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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