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Gratuito patrocinio: le vittime di terrorismo possono usufruirne?

14 ottobre 2017


Gratuito patrocinio: le vittime di terrorismo possono usufruirne?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2017



Sono vittima del terrorismo dal 2006, con decreto del Ministero dell’Interno che mi riconosce l’8% di invalidità. A seguito di una separazione burrascosa con la mia ex moglie, tuttora in corso, ho ricevuto da quest’ultima una denuncia querela per minacce. Ho pertanto presentato al magistrato inquirente un’istanza per essere ammesso al gratuito patrocinio, avvalendomi dell’art. 10 della legge 206/2004, ma questi, dopo aver esaminato la mia richiesta, l’ha rigettata perché secondo il suo parere, il legislatore, con l’art.10 della L. 206/2004, consentiva alla vittima del terrorismo il gratuito patrocinio solamente per i fatti connessi alla concessione di tale status e/o similari.  In sostanza, secondo il giudice, io non ne ho diritto. È esatto il giudizio del giudice?  A mio stretto parere, sembra totalmente “di parte” (se già sono stato giudicato “vittima del terrorismo”, a che mi serve l’art. 10 della Legge 206/2004?).

Come ha precisato la Corte di Cassazione (con sentenza n. 28.440 del 2013, che potrebbe anche essere la sentenza a cui il lettore fa cenno nel suo quesito) la possibilità di fruire del patrocinio a spese dello Stato per le vittime del terrorismo e per i loro familiari (possibilità contemplata appunto dall’articolo 10 della legge 206 del 2004) “assolve allo scopo di assicurare che il giusto desiderio di giustizia delle vittime trovi corretto sfogo legale e che la stessa azione pubblica, stimolata dalla presenza garantita di detti soggetti, non si risparmi nella ricerca della verità”.

Questa decisione della Corte di Cassazione, quindi, chiarisce che il patrocinio a spese dello Stato (previsto dalla legge n. 206 del 2004) sia per le vittime del terrorismo, sia per i loro familiari, è finalizzato ed ha lo scopo di assicurare il desiderio di giustizia di queste persone.

Perciò risulta chiaro che di tale beneficio si potrà fruire solamente nei processi (civili, penali, amministrativi e contabili) che abbiano questa finalità e non anche nei processi nei quali questa finalità sia del tutto assente.

D’altra parte, siccome il patrocinio a spese dello Stato per le vittime del terrorismo e loro familiari prescinde del tutto dal reddito dei beneficiari, se tale patrocinio fosse esteso a qualunque tipo di causa (anche completamente estranea alla finalità di accertamento della verità in ordine ai fatti di terrorismo di cui i beneficiari e loro parenti sono vittime), si creerebbe una inammissibile ed incostituzionale disparità di trattamento nei confronti di tutti gli altri cittadini che, invece, solo in presenza di un reddito inferiore ad una soglia fissata per legge possono accedere al patrocinio a spese dello Stato.

Pertanto, se il magistrato inquirente ha rigettato la richiesta del lettore di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi della legge n. 206 del 2004, motivando la sua decisione con l’estraneità della causa penale in questione rispetto alla finalità di perseguimento della giustizia e accertamento della verità relativamente ai fatti di terrorismo di cui il lettore è stato vittima, tale provvedimento deve considerarsi correttamente motivato per le ragioni sopra esposte.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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