HOME Articoli

Lo sai che? Perché la proprietà è imprescrittibile?

Lo sai che? Pubblicato il 24 settembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 24 settembre 2017

Il diritto di proprietà non si prescrive mai ma si può perdere se, insieme al non uso, c’è anche l’uso di un’altra persona (usucapione).

Avrai sicuramente sentito parlare del concetto di «prescrizione» e, ancora di più, di quello di «proprietà». Ma se hai provato a unire queste due parole, ti sarai sicuramente chiesto se la proprietà si prescrive e se è proprio vero che la proprietà è imprescrittibile. Di ciò ti voglio parlare in questo articolo, cercando di spiegarti perché, anche se non usi un bene di tua proprietà – sia esso mobile (come un libro, una sedia, un telefonino) o immobile (una casa, un terreno, un box auto, ecc.) – questo resta tuo in eterno; ma nello stesso tempo anche perché, se qualcuno lo usa per conto tuo, e questa situazione si prolunga per molto tempo, tu perdi il bene. Procediamo quindi con ordine e cerchiamo quindi di capire perché la proprietà è imprescrittibile e quando invece la si perde per usucapione altrui.

Cos’è la proprietà?

Definire il concetto di «proprietà» è molto difficile poiché i poteri del proprietario sono in teoria illimitati e cessano solo dove iniziano i poteri di un altro proprietario o i diritti della collettività. Infatti il codice civile cerca di sintetizzare questa affermazione dicendo che «il proprietario ha diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabili dall’ordinamento giuridico». Che significa concretamente? Innanzitutto che l’oggetto della proprietà (o meglio, del «diritto di proprietà») sono le cose (gli avvocati le chiamano «i beni»). E le cose possono essere mobili (quelle cioè che si staccano facilmente dal suolo: libri, computer, tavoli, arredi, anche un frigorifero) e immobili (case, terreni, parcheggi, box auto, ecc.).

In secondo luogo vediamo il contenuto della proprietà: essa garantisce il potere di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo. Anche questa affermazione necessita di un chiarimento:

  • godere significa usare il bene e trarne ogni possibile utilità. Se la cosa è capace di generare frutti (il fitto di un appartamento, l’uva da un vigneto, ecc.) nel godimento rientrano anche questi ultimi;
  • disporre significa poter trasferire ad altri il proprio diritto: ad esempio vendere, donare, dare in affitto, dare in prestito (comodato), lasciare in eredità. Ma significa anche limitare il contenuto del proprio diritto ad esempio attribuendo ad altri solo l’usufrutto o il diritto di costruire sopra il terreno senza però divenirne proprietario (diritto di superficie) o di passare su una via (diritto di passaggio);
  • in modo pieno ed esclusivo: significa utilizzare le cosa per come piace al proprietario e nel modo più ampio possibile, senza che nessuno possa dirgli cosa e come fare (nessuno può costringere una persona a usare un libro per la lettura e non come zeppa per un tavolo);
  • nei limiti previsti dall’ordinamento: resta il fatto che la legge, per un interesse pubblico, può porre limiti ai poteri del proprietario (ad esempio non piantare alberi a meno di 3 metri dal confine; non fare rumore nel proprio appartamento alle 2 di notte, ecc.).

La proprietà ha una data di scadenza?

Quando si dice che un diritto si prescrive o anche «che cade in prescrizione» significa che se il relativo titolare non lo usa per un certo periodo di tempo fissato dalla legge questo diritto viene meno. Ad esempio il diritto di credito ad avere i soldi da un cliente si prescrive dopo 10 anni; il diritto dello Stato a ricevere il pagamento della Tasi si prescrive in 5 anni; il diritto a ottenere la riparazione di un danno al proprio appartamento si prescrive in 5 anni; il diritto di passare da una strada altrui si prescrive in 20 anni; ecc.

Il diritto di proprietà, però, non si prescrive mai. Anche se tu non vai nella tua casa a mare e la lasci abbandonata per decenni, non la perdi. Questo significa che «la proprietà è imprescrittibile»: che il titolare è libero anche di non godere del proprio diritto. Certo, se dalla tua inerzia e indifferenza ne possono derivare danni per la salute pubblica (pensa a un giardino lasciato a sé stesso, senza che l’erba sia tagliata e senza che le acque putride siano bonificate) il Comune può importi determinate attività a tutela dei vicini, ma non certo perdi la proprietà. La perdita della proprietà potrebbe derivare da un’espropriazione dello Stato o di un altro ente pubblico ma debitamente motivato per un interesse collettivo e salvo comunque indennizzo (sebbene l’entità dello stesso non raggiunge mai i valori di mercato del bene).

Perché la proprietà è imprescrittibile?

Perché la Costituzione la tutela come uno dei diritti fondamentali dell’uomo e, quindi, essa è intangibile e lascia al proprietario il diritto anche di non usarla.

La proprietà si può perdere per non uso?

C’è un solo caso in cui la proprietà si può perdere se non usata. Se, mentre il proprietario non usa il proprio bene, lo fa invece un terzo, un altro soggetto che se ne appropria in buona o malafede, purché non con la forza o segretamente, ma lo fa alla luce del sole e comportandosi, davanti a tutti, come se fosse l’effettivo proprietario. In questo caso quindi non si parla di prescrizione della proprietà ma di «acquisizione tramite usucapione». L’usucapione su beni immobili è di 20 anni, invece quella sui beni mobili è di 10 anni.

Spiegare il funzionamento dell’usucapione richiede un approfondimento apposta; pertanto è bene rinviare alla guida Prescrizione: quando e perché si perde il diritto di proprietà.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI