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Come funziona un processo civile

24 settembre 2017


Come funziona un processo civile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 settembre 2017



Tempi e fasi processuali di una causa civile o di lavoro: gli atti degli avvocati, le prove, la pubblicazione della sentenza, l’appello.

Perché ci vuole così tanto tempo per avere una sentenza? Di chi è la colpa se una causa dura così tanto: dell’avvocato, del giudice o della legge? A chiederselo è puntualmente chiunque entra in tribunale. Anni per avere una pronuncia di primo grado. Se poi si va in Appello o in Cassazione si rischia che l’esito del processo lo vedano gli eredi. Detto senza peli sulla lingua, la colpa dei lunghi tempi della giustizia, a nostro avviso, è un po’ di tutti: sia della legge, che, forse per eccessivo garantismo, prevede udienze e attività processuali spesso inutili; sia dei giudici che, non poche volte, potrebbero accelerare il processo e per varie ragioni non lo fanno (non dimentichiamo che sono pur sempre pubblici dipendenti); un po’ degli avvocati, che potrebbero evitare di chiedere termini per note e arrivare in aula già belli e preparati. Ma è anche colpa delle parti che, ancor più spesso, per un “nonnulla” preferiscono arrivare in causa piuttosto che ad un’immediata e risolutiva transazione. Tralasciando queste valutazioni – che, ad ogni modo, non sono solo le nostre – cerchiamo quanto meno di capire, in linea generale, come funziona un processo civile.

Quanti tipi di processo ci sono

Una premessa è fondamentale: c’è processo e processo. C’è quello davanti al giudice di pace e quello in tribunale; quello in materia di lavoro e di locazione e quello in materia di contravvenzioni; c’è quello per il recupero dei crediti e quello invece per la vendita dei beni pignorati. In generale, però, quando si parla di «processo civile» ci si riferisce alla causa ordinaria, quella più frequente, che inizia con un atto di citazione, prosegue con la fase delle prove e termina con la pubblicazione della sentenza. Il che è la regola, salvo che la legge stabilisca deroghe o eccezioni, la prima delle quali è nell’ambito delle cause tra dipendente e datore di lavoro. Ed è proprio di queste due ipotesi che ci occuperemo in questo articolo dedicato, appunto, a scoprire come funziona un processo civile.

Come funziona il processo di primo grado in generale

La mediazione

La regola vuole che un processo inizi con la notifica della citazione da parte di chi vuole far valere il proprio diritto. In determinate materie è però necessario prima rivolgersi a un mediatore: un organismo privato, situato nella stessa città ove si trova il tribunale competente, che funge da “paciere” e cerca una via di mezzo tra le parti. Non si deve necessariamente accettare l’offerta transattiva della controparte avanzata in tale sede, ma se il giudice dovesse poi riconoscere la ragione proprio nella misura in cui era stata offerta in sede di mediazione, anche chi vince la causa paga le spese processuali. La mediazione è obbligatoria, ad esempio, nelle liti contro le assicurazioni per gli incidenti stradali, contro le banche, per la responsabilità medica, per il recupero dei crediti fino a 20mila euro, per le questioni condominiali, ecc.

La notifica della citazione

Sfumato il tentativo di mediazione, dicevamo, l’attore – ossia chi intende iniziare la causa – si reca in tribunale e chiede all’ufficiale giudiziario di notificare l’atto di citazione. In esso elenca le proprie pretese e indica una data davanti alla quale trovarsi dinanzi al giudice (se in quella data il giudice non tiene udienza, vale la prima data utile; a tal fine è meglio recarsi in cancelleria per sapere quale sarà il giorno effettivo della prima udienza).

La controparte (il cosiddetto «convenuto»), ricevuto l’atto di citazione, deve depositare la sua risposta (cosiddetta «comparsa di risposta») in cui prende difesa su tutti i punti; se ne tralascia qualcuno vuol dire che sta ammettendo le deduzioni dell’avversario.

Questa difesa va depositata entro 20 giorni prima dell’udienza; la si può depositare anche all’udienza stessa (ma si perdono alcune facoltà come, ad esempio, sollevare eccezioni di incompetenza del giudice o chiamare in causa altri soggetti). Il convenuto può anche decidere di non difendersi affatto (e risparmiare sulle spese dell’avvocato), ma in tal caso sarà dichiarato contumace e il processo si terrà lo stesso senza di lui (per l’attore sarà più facile dimostrare le proprie ragioni e vincere).

La prima udienza

Alla prima udienza il giudice verifica che tutti gli adempimenti formali siano stati eseguiti (notifiche, depositi, ecc.) e chiede ulteriori chiarimenti alle parti (se non ha compreso bene le loro deduzioni). Poi dà alle parti la possibilità di presentare le prove o di chiedere l’audizione di testimoni. Questa attività potrebbe essere fatta già in udienza, ma siccome la legge consente agli avvocati di chiedere un termine (30 giorni) per poter scrivere le note allo studio, questa è diventata ormai la regola; nei 30 giorni successivi si può replicare alle avverse richieste di prova e chiederne di ulteriori che siano conseguenza delle difese dell’avversario; dopo altri 20 giorni si può ulteriormente replicare.

A questo punto il giudice decide quali prove ammettere e quali no e fissa un’udienza per iniziare quella che si chiama «fase istruttoria» che è anche la più lunga e complessa.

La fase delle prove

Nella fase istruttoria vengono chiamati i testimoni, interrogate le parti, esaminati i documenti e tutte le altre prove prodotte in giudizio.

Sono le parti a chiedere al giudice di ammettere le prove; il magistrato non può suggerire loro cosa richiedere e cosa no; né può – salvo straordinari casi – ammettere prove d’ufficio ossia di propria iniziativa (succede solo nel processo del lavoro).

La fase della decisione

Finita la fase istruttoria, il giudice fissa una udienza “riassuntiva” dove le parti dovrebbero ribadire le proprie richieste (ma è un’udienza del tutto inutile perché è già stato tutto scritto negli atti processuali e nei verbali) e infine dà loro altri 60 giorni per presentare note conclusive e 20 giorni per replicare a quelle dell’avversario.

Infine il giudice pubblica la sentenza che dovrebbe uscire, in teoria, entro 30 giorni ma siccome i giudici hanno detto che non è un termine perentorio (e sfido io!), questi 30 giorni possono diventare anche mesi, a volte (è capitato) molti.

Come funziona il processo del lavoro

La differenza nel processo del lavoro è che la causa inizia con un ricorso e non con una citazione. Qui l’atto non viene prima notificato e poi depositato in tribunale, ma l’esatto opposto: prima si deposita in cancelleria, poi il giudice fissa un’udienza e poi lo si notifica all’avversario.

La seconda caratteristica è che, nel processo del lavoro, tutte le prove vanno richieste con l’atto introduttivo, ossia nel ricorso e nella risposta dell’avversario (10 giorni prima dell’udienza). Tutto ciò che non viene chiesto entro questi termini non può più essere richiesto dopo. Il resto del processo è più o meno simile a quello ordinario.

L’appello

Uscita la sentenza ci sono 30 giorni per decidere di fare appello. L’appello si svolge davanti a un giudice diverso (la Corte di Appello per le sentenze del Tribunale; il Tribunale per le sentenze del Giudice di Pace). Il funzionamento è più o meno identico a quello di primo grado, con un’unica importante precisazione: non si possono presentare nuove prove o nuove eccezioni che non siano già state prodotte in primo grado (altrimenti equivarrebbe a prevedere un solo grado su tali questioni).

Conclusioni

Ecco spiegato come funziona un processo civile e perché è così lungo. Ed ecco perché la legge prevede, quando ci sono esigenze di urgenza indifferibile, dove l’esistenza del diritto è abbastanza palese, la possibilità di agire con un processo d’urgenza accelerato, che però è volto a ottenere un provvedimento spesso provvisorio, salvo poi accertare definitivamente la causa con il rito ordinario.

note

Autore immagine: 123rf com


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