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Lo sai che? Si può patteggiare con il fisco?

Lo sai che? Pubblicato il 24 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 settembre 2017

Concordato o accertamento con adesione: ecco quando è possibile trovare un accordo con l’Agenzia delle Entrate in caso di mancato pagamento delle tasse.

Quando ti accorgi di non aver pagato le tasse e temi di ricevere un accertamento fiscale; quando invece l’accertamento lo hai già ricevuto e, ritenendo di non avere chance in una eventuale causa, vorresti trovare un accordo con il fisco a fronte del quale ti venga concesso uno sconto; quando hai subito una ispezione della Guardia di Finanza e ritieni che vi siano prove schiaccianti a tuo carico; in tutti questi casi non hai che da chiedere un accertamento con adesione. Si tratta di una sorta di concordato, ossia un accordo con l’Agenzia delle Entrate che serve: al contribuente per risparmiare i costi di un giudizio e, nello stesso tempo, regolarizzare la propria posizione; allo Stato a ottenere immediatamente le somme dovute evitando inutili contenziosi. Insomma si può patteggiare con il fisco grazie appunto a tale meccanismo. Di esso possono avvantaggiarsi quasi tutti i contribuenti: persone fisiche, società, enti. Non solo: è assai ampia la gamma di imposte per le quali si può patteggiare con il fisco: Irpef, Ires, Irap, Iva, ecc. Ma procediamo con ordine e vediamo dunque come funziona l’accertamento con adesione.

Che cos’è l’accertamento con adesione?

L’accertamento con adesione, denominato anche concordato, è una procedura di accertamento effettuata con l’Agenzia delle Entrate, mediante la quale il contribuente può concordare l’imposta da questi dovuta (maggiore rispetto a quella che ha versato o che non ha versato affatto).

È dunque un’opportunità per il contribuente, che ha subìto accessi, ispezioni, verifiche oppure ricevuto un avviso di accertamento. In questo modo può sedersi a un tavolo con il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, presentare nuovi elementi o dati e ridiscutere la propria posizione.

Se il contradditorio va a buon fine, si ridefiniscono le maggiori imposte dovute, con vantaggi per entrambe le parti che possono così evitare un lungo contenzioso.

A chi conviene patteggiare?

Poiché l’accertamento con adesione impedisce la possibilità di agire poi in causa contro l’Agenzia delle Entrate, esso risulta conveniente tutte le volte in cui si sa che si hanno poche possibilità di vincita in un eventuale ricorso.

Chi può patteggiare col fisco?

Dell’accertamento con adesione possono usufruire le persone fisiche, le società di persone (Snc, Sas, società semplici), le associazioni professionali, le società di capitali (Spa, Srl, Sapa), gli enti, i sostituti di imposta.

In che momento si può patteggiare

Si può presentare una richiesta di patteggiamento con il fisco sia prima che dopo l’arrivo di un accertamento fiscale.

Per quali imposte si può patteggiare?

L’accertamento con adesione è possibile per quasi tutte le imposte principali ossia Irpef, Ires, Irap, imposte sostitutive sulla rivalutazione dei beni delle imprese, imposta sostitutiva su riserve o fondi in sospensione, imposta sulle successioni e sulle donazioni, imposta di registro, imposta ipotecaria e catastale, Invim ordinaria e decennale, imposta sostitutiva dell’Invim, imposta sostitutiva sulle operazioni di credito, imposta erariale di trascrizione e addizionale regionale all’imposta erariale di trascrizione, imposta provinciale sull’immatricolazione di nuovi veicoli.

Oggetto dell’accordo

Nell’adesione proposta a seguito di ricevimento, da parte del contribuente di un atto di accertamento, la definizione riguarda necessariamente tutto il contenuto dell’accertamento quale risulta dall’atto medesimo in precedenza notificato. Ciò non significa, tuttavia, che su tutte le questioni debba essere raggiunto un contemperamento dal punto di vista dell’organo accertatore e di quello del contribuente.

Quale periodo può essere oggetto di patteggiamento

Possono essere concordabili tutti i periodi di imposta anche quelli più recenti.

A quale ufficio rivolgersi?

Per chiedere l’accertamento con adesione bisogna rivolgersi all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione il contribuente ha il domicilio fiscale. Per i redditi da partecipazione (fra cui si includono anche i redditi di società in regime di trasparenza) anche per i soci o associati è competente l’Ufficio nella cui circoscrizione c’è il domicilio fiscale della società, associazione o azienda coniugale.

Quale vantaggio per chi vuole patteggiare con il fisco?

Chi chiede l’accertamento con adesione ottiene una riduzione delle sanzioni amministrative, che saranno dovute nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge. In pratica le sanzioni, anziché in misura piena, vengono pagate solo ad un terzo del minimo.

Inoltre, in caso di commissione di reati, l’accertamento con adesione garantisce l’applicazione di un’attenuante sempre che vi sia il pagamento delle somme dovute prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado. Inoltre le sanzioni penali vengono ridotte di un terzo e non si applicano le sanzioni accessorie.

Esempio: in caso di infedele dichiarazione è prevista una sanzione che va dal 90 al 180 per cento dell’imposta evasa, quindi – ad esempio – su un’imposta evasa pari a 100, la sanzione può arrivare fino a 180 con una richiesta complessiva di 280 (100 imposta + 180 sanzione).

Se invece il contribuente si avvale dell’accertamento con adesione e in sede di contraddittorio fornisce documenti di cui l’Agenzia non disponeva, sulla base dei quali la richiesta del fisco viene rideterminata in 90 (rispetto agli originari 100), la sanzione sarà pari a 27 cioè un terzo del minimo (90% di 90). L’importo finale che il contribuente dovrà versare entro 20 giorni per chiudere l’accertamento con adesione sarà pari a 117 (90 di imposta evasa e 27 di sanzione).

Inoltre l’Agenzia delle Entrate non può più modificare o integrare ulteriormente il reddito concordato. L’atto di accertamento viene sostituito interamente dall’atto di adesione; l’adesione riguarda necessariamente tutto il contenuto dell’accertamento.

Come funziona l’accertamento con adesione

La richiesta di accertamento con adesione può arrivare sia dal contribuente che dall’Agenzia delle Entrate. Nel contraddittorio il contribuente può intervenire direttamente o a mezzo rappresentante munito di procura speciale esente da bollo.

Procedura avviata dall’Agenzia delle Entrate

L’ufficio invita il contribuente a un confronto diretto presso i propri uffici per verificare se ci sono gli estremi per un accordo e ridefinire le imposte da versare. Nell’invito va indicato giorno e luogo del contraddittorio, i periodi d’imposta interessati e altri elementi rilevanti per l’accertamento.

Ovviamente il contribuente è libero di scegliere se presentarsi o meno, se “patteggiare o meno”, ma qualora poi riceva un avviso di accertamento non potrà più richiedere l’accertamento con adesione.

Se, il contribuente si presenta, il contraddittorio, il cui svolgimento deve essere documentato da apposito processo verbale, si può concludere con uno dei seguenti provvedimenti:

  • archiviazione per non luogo a procedere (trattasi di una forma di autotutela), se il contribuente riesce a dimostrare l’erroneità delle pretese dell’Ufficio;
  • atto di adesione, qualora il contribuente intenda definire la propria posizione. La definizione può anche riguardare l’intero importo determinato dall’Ufficio nell’invito a comparire (ciò significa che le giustificazioni addotte dal contribuente non sono state accolte);
  • atto di accertamento, se il contribuente non accetta di aderire o se, pur accettando formalmente, non perfeziona poi l’adesione.

Procedura su richiesta del contribuente

A chiedere l’accertamento con adesione può anche essere lo stesso contribuente che presenta la domanda in seguito ad accessi, ispezioni e verifiche che lo riguardano, effettuati dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza, oppure dopo aver ricevuto la notifica di un atto di accertamento. In particolare, la domanda di patteggiamento può essere presentata all’ufficio competente:

  • prima di aver ricevuto la notifica di un atto di accertamento non preceduto da un invito a comparire;
  • dopo aver ricevuto la notifica di un atto impositivo non preceduto da invito a comparire, ma solo fino al momento in cui non scadono i termini per la proposizione dell’eventuale ricorso.

La domanda va presentata direttamente all’ufficio oppure tramite raccomandata a.r., entro 60 giorni dalla notifica. Per presentare la richiesta di patteggiamento non bisogna aver impugnato già l’atto davanti al giudice.

Entro 15 giorni dal ricevimento della domanda, l’ufficio invita il contribuente a comparire.

Se si svolge la procedura dell’accertamento con adesione, il termine per presentare ricorso al giudice è sospeso per 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza. Se nel frattempo il contribuente però presenta ricorso, rinuncia automaticamente ad avvalersi dell’adesione.

Che succede se si raggiunge l’accordo?

Se, in sede di “patteggiamento” si raggiunge un accordo con il fisco, si firma un accordo scritto. Il contribuente può pagare le somme concordate in due modi:

  • in un’unica soluzione entro 20 giorni dalla firma dell’accordo;
  • in 8 rate trimestrali di uguale valore (la prima rata va versata entro 20 giorni dalla firma dell’accordo);
  • se l’importo supera 50mila euro, in 16 rate trimestrali di uguale valore (la prima rata va versata entro 20 giorni dalla firma dell’accordo).

Il pagamento si esegue con F23 o F24 a seconda del tipo di imposta.

Che succede se non si pagano le somme concordate?

Solitamente, nel caso di omesso, tardivo o carente versamento delle somme dovute sulla base dell’atto di adesione, l’adesione non si perfeziona e di conseguenza viene emesso un atto di liquidazione o un ruolo con iscritte le somme risultanti dall’avviso di accertamento già notificato.

Tuttavia, in caso di lieve inadempimento, l’adesione si perfeziona e l’Agenzia delle Entrate iscrive a ruolo le sanzioni (15% per il ritardo e 30% per il carente versamento) e gli interessi legali (0,1% annuo) calcolati a decorrere dal primo giorno successivo dalla scadenza del termine di 20 giorni (dalla redazione dell’atto di adesione). Il contribuente può evitare l’iscrizione a ruolo dell’importo mancante ricorrendo al ravvedimento, cioè versandolo insieme alle sanzioni e agli interessi entro 90 giorni dalla scadenza.

Lo stesso dicasi in caso di omesso o tardivo pagamento della prima rata.

note

Autore immagine: 123rf com


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