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Importazione e diritti doganali: a chi spetta il pagamento?

30 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 ottobre 2017



L’importazione di beni da paesi extracomunitari comporta il pagamento dei diritti doganali

Il dazio è un’imposta che viene versata alla dogana in occasione dell’ingresso nel territorio di uno Stato appartenente all’Unione europea di una merce proveniente da uno paese che non ne fa parte.

Il pagamento dei diritti doganali costituisce condizione essenziale ai fini della circolazione (cosiddetta “libera pratica”) del bene all’interno del territorio comunitario.

Trattandosi di una somma spesso piuttosto elevata, è opportuno che il compratore ne conosca l’ammontare prima che il contratto venga concluso. Ciò perché, di solito, è proprio il compratore a dovere onerarsi del pagamento del dazio (ma nulla vieta alle parti di accordarsi diversamente).

In Italia gli importi dei diritti doganali si calcolano mediante il Tariffario integrato comunitario (Taric), le cui tariffe sono espresse in percentuali aggiornate periodicamente dall’Agenzia italiana delle dogane e dei monopoli.

Queste percentuali variano in relazione alla tipologia dei prodotti importati e al valore dell’ordine effettuato.

Ciò significa che, per esempio, se il prezzo del bene è 120 euro e le spese di spedizione sono pari a 30 euro, la tariffa verrà calcolata in percentuale sull’intero valore dell’ordine, cioè 150 euro.

Per sapere qual è la percentuale da applicare nel caso concreto, bisogna collegarsi al sito https://aidaonline7.agenziadogane.it/nsitaric/index.html e seguire il percorso qui descritto:

  • cliccare su “Consultazione”
  • cliccare in alto a sinistra sul menù “Nomenclature”
  • cliccare su “Taric”
  • cliccare su “Indice Taric”
  • cliccare sul numero che corrisponde alla categoria alla quale appartiene la merce che interessa
  • cliccare sul numero che corrisponde alla sottocategoria alla quale appartiene la merce che interessa
  • selezionare “Misure importazione” nella finestra che appare e specificare la nazione di provenienza del bene.

Il valore che si legge in corrispondenza della voce “Dazio paesi terzi” rappresenta la percentuale da applicare a quel prodotto.

Vi sono dei casi, peraltro, nei quali non è previsto il pagamento di alcun diritto doganale per l’importazione, a causa del valore dell’ordine inferiore a una certa soglia (la cosiddetta “franchigia”).

La franchigia varia a seconda della natura delle parti tra le quali avviene lo scambio.

Infatti, se venditore e compratore sono soggetti privati, non vanno pagati dazi per un valore dell’ordine che non superi 45 euro.

Ai fini dell’applicazione di questo principio, vanno qualificate come transazioni tra privati quelle che presentano le seguenti caratteristiche:

  • non vi sia esborso di denaro
  • siano transazioni di tipo occasionale
  • abbiano ad oggetto beni che, per la loro quantità e tipologia, non presentano interesse commerciale.

Se invece lo scambio avviene tra un commerciante e un privato, non si pagano dazi fino a un valore di 150 euro.

Il valore della merce è riportato nella fattura di accompagnamento, la quale, naturalmente, dovrà indicare il valore effettivo del bene. Infatti, se il doganiere riscontra una difformità tra il valore reale e quello indicato in fattura, potrà bloccare il plico fino a quando non verranno effettuati riscontri più approfonditi.

Altra furbizia dalla quale stare lontani è quella di apporre la scritta “gift” (cioè “regalo”) sul plico, anche quando esso non contiene in realtà alcun omaggio, al fine di non pagare l’imposta doganale. Gli addetti alla dogana, infatti, in presenza di questa dicitura, effettuano severi controlli per verificare se si tratti realmente di un regalo.

 


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