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Cosa serve per intestare un conto corrente

26 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2017



Intestare un conto corrente è semplice ma bisogna fare attenzione ad alcuni dettagli.

Il conto corrente è lo strumento offerto da una banca o dalla posta per consentire al proprio cliente (cosiddetto correntista) di depositare i propri risparmi e di effettuare – o ricevere – pagamenti.  Per intestare il conto corrente al momento della sua apertura bisogna presentare in banca i seguenti documenti:

  • fotocopia del documento di identità
  • fotocopia del codice fiscale o della tessera sanitaria (che contiene il codice fiscale)
  • certificato di residenza (lo richiedono soltanto alcune banche).

A volte vengono richiesti anche altri documenti come le buste paga, il contratto di lavoro, la certificazione relativa alla eventuale pensione percepita, ecc..

In questo modo l’istituto presso il quale si vuole aprire il conto verifica se la situazione economica del potenziale cliente è sufficientemente buona da garantire la puntualità dei pagamenti e la costante presenza sul conto di quell’importo minimo per il quale i costi non siano maggiori dei depositi.

Naturalmente il nuovo correntista deve compilare anche i moduli che gli vengono sottoposti dall’impiegato.

Chi intende aprire un conto corrente deve inoltre verificare di non essere stato coinvolto in fallimenti di aziende, che potrebbero determinare il rifiuto della banca ad aprire il conto.

Molto diffusa è anche la modalità di apertura e intestazione on line del conto, più snella rispetto alla procedura classica che si svolge fisicamente presso gli uffici della banca o della posta.

Il conto corrente cointestato

È possibile anche cointestare ad altra persona un conto già esistente. In questo caso il nuovo intestatario deve depositare in banca – o alla posta, se si tratta di c/c postale – la propria firma. È una soluzione adottata spesso dalle famiglie, poiché consente di utilizzare il c/c in maniera più agile, rapida ed efficiente rispetto all’intestazione al nome di una sola persona. Va considerato però che la famiglia può essere di vari tipi: coppia senza figli, coppia con figli minorenni, coppia con figli maggiorenni, ecc.. Anche dalla necessità di rispondere a queste differenti esigenze nascono le due principali forme di cointestazione: a firma congiunta o a firma disgiunta.

Nel primo caso le operazioni da effettuarsi tramite conto corrente (emissione di assegni, prelievi, bonifici, ecc.) richiedono la firma di entrambi gli intestatari. Per questo si parla anche di conto corrente vincolato.

Nel caso di firma disgiunta, invece, ognuno dei cointestatari può operare autonomamente e liberamente sul conto, senza dunque dover chiedere e ottenere l’autorizzazione dell’altro.

È evidente quindi che la contestazione a firma congiunta viene utilizzata soprattutto quando uno dei cointestatari è un minore degli anni 18, così da evitare che egli possa eventualmente utilizzare il conto in maniera disinvolta e poco responsabile. In questo caso, il contratto di conto corrente può contenere una clausola per la quale, al raggiungimento della maggiore età da parte del cointestatario minorenne, la contestazione diventa automaticamente a firma congiunta.

Quando i cointestatari sono tutti maggiorenni – fatta sempre eccezione, naturalmente, per situazioni di particolare delicatezza – la soluzione più pratica è invece la contestazione a firma disgiunta.

Anche i conti correnti delle società sono spesso cointestati e, considerando che su questi conti sono depositate somme versate da tutti i soci, si preferisce solitamente la firma congiunta.


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