Pensioni pagate in più da restituire, migliaia di pensionati a rischio

24 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 settembre 2017



L’Inps sta chiedendo a migliaia di pensionati di restituire gli importi delle prestazioni pagate in più per sbaglio: come comportarsi?

Sono migliaia i pensionati che rischiano di vedersi diminuire l’assegno mensile per restituire i soldi che l’Inps per errore ha pagato in più: un problema che rischia di tramutarsi, a seconda delle dimensioni che assumerà il fenomeno, in una vera e propria emergenza sociale.

Per questo motivo la Fipac, la federazione dei pensionati aderenti a Confesercenti, ha chiesto urgenti chiarimenti al presidente dell’Inps, per capire quante sono le persone realmente coinvolti dalle richieste di restituzione.

In attesa di saperne di più, che cosa può fare un pensionato che vede recapitarsi una richiesta di restituzione?

In quali casi il pensionato non deve restituire nulla

Una nota legge [1], applicabile a tutti gli indebiti successivi al 31 dicembre 2000, prevede la sanatoria per le somme non dovute, erogate dall’Inps in base a un provvedimento formale e definitivo: il provvedimento, perché gli importi non debbano essere restituiti, deve risultare viziato da un errore di qualsiasi natura imputabile all’Inps, ameno che l’errore non sia dovuto a dolo dell’interessato.

La norma prevede, invece, che gli indebiti debbano essere restituiti se il pensionato è a conoscenza di fatti che incidono sul diritto alla pensione o sulla sua misura, nel caso in cui non li segnali, a meno che l’Inps non fosse già informato in altro modo.

Se l’errore dell’Inps, quindi, è relativo al provvedimento di liquidazione della pensione (o di una differente prestazione), o al provvedimento di ricostituzione, i pagamenti indebiti rientrano nella sanatoria se:

  • sono stati effettuati sulla base di un provvedimento formale e definitivo;
  • il provvedimento è già stato comunicato al pensionato;
  • il provvedimento risulta viziato da un errore imputabile all’Inps: lo sbaglio può anche consistere in una valutazione sbagliata o non effettuata, ai fini del diritto o della misura della prestazione, di redditi già conosciuti dall’Istituto [2].

Se l’interessato non comunica all’istituto, o comunica solo in parte, dei fatti sconosciuti all’ente che possono avere delle conseguenze sul diritto o sulla misura della prestazione, l’Inps non è responsabile dell’errore: di conseguenza, può recuperare legittimamente e per intero le somme erogate per sbaglio.

Se invece l’interessato comunica all’Inps i fatti che incidono sul diritto o sulla misura della prestazione, e l’Inps continua a erogare per intero le somme, quanto percepito in eccesso dal pensionato non può più essergli chiesto indietro.

Se le somme in più liquidate al pensionato derivano da una mancata o errata valutazione degli altri redditi del pensionato (nel caso in cui tutta o parte della prestazione sia condizionata da delle soglie di reddito, come la reversibilità), la situazione è più complessa.

L’Inps infatti deve verificare ogni anno i redditi che possono condizionare l’ammontare o il diritto alle pensioni: inoltre, esiste un preciso termine [3] entro cui l’istituto può procedere al recupero delle somme riconosciute in più, superato il quale gli importi non dovuti non possono più essere richiesti indietro.

In particolare:

  • se i redditi che rilevano sul diritto o sull’ammontare della pensione non erano, in principio, conosciuti dall’Inps, la restituzione delle somme deve essere richiesta entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’istituto viene a conoscenza dei redditi;
  • se i redditi che influiscono su diritto o misura della pensione sono compresi nella dichiarazione annuale (730 o modello Unico), l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello della dichiarazione.

In caso contrario, le somme non possono essere chieste indietro (eccettuate le ipotesi in cui sia accertato il dolo del contribuente).

Gli indebiti sono recuperati dall’Inps con compensazione con crediti del pensionato nei confronti dell’istituto, trattenute sulla pensione, pagamento con rimesse in denaro.

Ma che cosa fare se il taglio della da parte dell’Inps è illegittimo?

Come rifiutarsi di restituire gli importi all’Inps

Se gli importi che l’Inps chiede indietro non devono essere restituiti, bisogna innanzitutto intraprendere un ricorso amministrativo, che viene deciso da un organo dello stesso istituto (solitamente dal Comitato provinciale dell’Inps, ma la competenza dipende dal tipo di prestazione e dal fondo di iscrizione).

Il ricorso amministrativo preliminare è una condizione necessaria per procedere, successivamente, all’azione giudiziaria contro l’Inps (tolte alcune eccezioni).

Nel caso in cui l’esito del ricorso amministrativo sia negativo o vi sia stato silenzio-rigetto, oppure nei casi in cui la fase amministrativa non sia necessaria, è possibile far causa all’Inps.

Per approfondimenti sul ricorso amministrativo e giudiziale, vedi: Come difenderti se l’Inps taglia la pensione.

Come si restituiscono gli importi all’Inps

Nei casi in cui le somme versate in più dall’Inps devono essere restituite, queste devono essere corrisposte mediante una delle seguenti modalità:

  • compensazione con crediti del pensionato nei confronti dell’Inps;
  • trattenute sulla pensione: in questo caso, il recupero può essere effettuato entro 1/5 della somma delle pensioni in pagamento, ferma restando la salvaguardia del trattamento minimo, e senza interessi, a meno che la percezione non spettante sia dovuta a dolo dell’interessato;
  • pagamento con rimesse in denaro: a seconda della situazione del debitore e dell’importo dovuto, l’Inps può stabilire un piano di recupero della durata massima di 24 mesi, salvo situazioni eccezionali.

Per approfondire, vedi: Somme corrisposte per sbaglio dall’Inps, quando vanno restituite.

Stop alla pensione per chi non presenta il Red

Infine ricordiamo che, se si percepisce una prestazione collegata al reddito, come l’assegno sociale, l’integrazione al minimo, la pensione d’invalidità e la reversibilità, è obbligatorio presentare una dichiarazione dei redditi all’Inps, ulteriore al modello Unico e al 730, che si chiama Red.

In caso di mancata presentazione del Red nonostante si rientri tra i soggetti obbligati, le conseguenze sono molto serie.

L’Inps, difatti, sospende la pensione a chi dimentica di inviare questa dichiarazione (che, ricordiamo, può essere presentata non solo tramite Caf, ma anche attraverso il sito dell’Inps, se si possiede il codice pin, la carta nazionale dei servizi o l’identità unica digitale Spid).

Sospensione della pensione da gennaio 2018

In particolare, se non è stato presentato il modello Red entro il 31 marzo 2017, dal 1° gennaio 2018 l’Inps sospenderà la pensione, o la diversa prestazione percepita. Si hanno comunque 60 giorni di tempo, dal momento della sospensione, per ravvedersi e presentare il Red tardivamente, quindi hai tempo sino al 1° marzo 2018. Una volta presentato il Red, la prestazione riprenderà a essere erogata.

note

[1] Art.13, L. 412/91.

[2] Inps Circ. n. 31/2006.

[3] C. Cost. sent. n. 166/1996.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI