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Visite al pronto soccorso e all’ospedale: le alternative

24 settembre 2017


Visite al pronto soccorso e all’ospedale: le alternative

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 settembre 2017



File interminabili all’ospedale: i consigli di un medico per chi si deve recare al pronto soccorso o all’ospedale. 

I diritti del malato rappresentano un problema comune a tutti: non c’è chi non si sia chiesto, almeno una volta nella vita, come superare i problemi delle liste d’attesa al pronto soccorso e al triage. Di tanto abbiamo voluto sentir il parere di un’esperta del settore, la dott.ssa Rossella Zucco, specialista in igiene, medicina preventiva e sanità pubblica, presso l’Università di Catanzaro Magna Graecia.

LLpT: Dottoressa Zucco, conosciamo bene le lamentele e i problemi dei pazienti. Ma quali sono gli ostacoli e le difficoltà che incontra un medico quando si trova a gestire un numero così elevato di pazienti come quello della sanità pubblica italiana?

R.Z.: A prescindere dalle problematiche della carenza di organico, tipiche un po’ ovunque, il problema fondamentale è l’assetto organizzativo degli ospedali, anche alla luce dell’introduzione dei nuovi orari lavorativi del personale. Si stabilisce che un medico non possa fare turni superiori alle 12 ore e che ha diritto a 11 ore di riposo nel caso in cui faccia 24 ore di lavoro consecutive (ossia giorno e notte). Alla luce di questo e di un sempre maggior accesso di pazienti agli ospedali (complice l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità), il numero degli operatori sanitari si è invece ridotto, soprattutto nelle regioni in «piano di rientro» come la Calabria (che si trovano, cioè, da un punto di vista finanziario, in deficit e che, pertanto, sono impossibilitate ad incrementare l’assunzione del personale).

 

Cosa consiglierebbe a un paziente medio, di circa 60 anni, che si trovi nella necessità di recarsi al pronto soccorso, per far fronte al problema delle file interminabili e della “gestione massiva” del malato, ossia senza particolare personalizzazione della cura?

In realtà, da molti anni, esistono delle modalità di cure alternative che sono le famose cure primarie, cioè quelle che dovrebbero garantire un’assistenza al paziente – soprattutto con patologie croniche – gestibile attraverso altri livelli assistenziali. Significa che il paziente, soprattutto affetto da cronicità o anziano, ha la possibilità di essere preso in carico da équipe multidisciplinari che lavorano presso strutture definite «Dipartimenti per le cure primarie» presenti in ogni azienda sanitaria. In essi rientrano le cosiddette case della salute e gli ospedali di comunità.

 

In termini pratici, che significa tutto questo? Cosa deve fare il malato per farsi assistere attraverso questi sistemi alternativi?

Il paziente non deve recarsi presso il pronto soccorso, ma direttamente presso tali strutture che gestiscono, però, solo le condizioni di «non emergenza-urgenza». Poi ci sono le associazioni dei medici di medicina generale, attraverso le quali il paziente dovrebbe aver garantita una assistenza 24 ore su 24, attraverso la turnazione dei medici di medicina generale e, in notturna, grazie alla comunemente detta «guardia medica». In parole povere, nella casa della salute vengono fornite prestazioni specialistiche ambulatoriali; mentre le associazioni dei medici di medicina generale garantiscono invece l’assistenza sanitaria di base (ad es.: prescrizioni, prestazioni ambulatoriali non specialistiche, ecc.). Anche le case della salute assicurano assistenza per 24 ore al giorno.

 

Ma allora al pronto soccorso quando bisogna andare?

Solitamente il pronto soccorso è ubicato nei cosiddetti «ospedali per acuti»: in pratica l’accesso al pronto soccorso dovrebbe essere garantito solo a pazienti affetti da una vera emergenza o urgenza, ossia condizioni cliniche nelle quali ci sia una alterazione dei parametri vitali, dove c’è un pericolo per la vita o, comunque, una problematica non gestibile altrove (per esempio un’appendicite o un’operazione chirurgica che prevede l’uso di una sala operatoria).

 

Quindi in caso di una puntura di insetto o una gastroenterite per delle cozze guaste non dovrei recarmi al pronto soccorso?

No, a meno che nel primo caso non si manifesti una reazione allergica grave (ad esempio una insufficienza respiratoria), mentre nel secondo non ci sia uno shock a causa di perdita eccessiva di liquidi.

 

Come ci si comporta in presenza di una febbre alta?

Anche questa condizione può essere trattata sul territorio dal medico di base oppure dalla guardia medica se si tratta di festivi o notturni, a meno che anche in questo caso non insorgano complicazioni critiche come per esempio le convulsioni nei bambini. I cosiddetti codici bianchi, ossia i pazienti non critici e urgenti, dovrebbero essere dirottati in queste forme alternative di assistenza. In sintesi, uno dei grossi difetti delle nostre strutture mediche è in fase di triage.

 

Scusi dottoressa: come troviamo le case della salute? Come si fa ad accedere? Esistono solo in alcune città oppure ovunque c’è un ospedale?

No, non esistono in tutte le città. Sono realtà emergenti, soprattutto nel territorio calabrese. Sono situate prevalentemente in aree geografiche disagiate e periferiche ossia in quelle zone per le quali i pazienti accedono con difficoltà agli ospedali.

 

Come faccio a sapere se c’è una casa della salute?

Bisogna rivolgersi all’Azienda sanitaria, presso il cosiddetto Distretto sanitario.

 

Un paziente anziano, senza familiari che lo assistano, che deve essere curato tutti i giorni deve per forza andare in una casa di cura privata?

No. Il medico di base può attivare, in casi più meritevoli e gravi, la cosiddetta assistenza domiciliare integrata. È solo lui che può farne richiesta. Si tratta di assistenza socio-sanitaria, quindi fatta da personale medico infermieristico, garantita per coloro che si trovano in condizioni di non autosufficienza o di fragilità. Giornalmente o a cadenze periodiche, in base alla gravità della patologia, viene a casa uno o più infermieri o il medico per garantire le prestazioni assistenziali necessarie.

In alternativa la segnalazione può essere fatta dai familiari del paziente o anche dai medici specialistici se questo si trova in ospedale, al PUA, ossia Punto Unico di Accesso (presso l’Asp).

 

Sappiamo che, in base a una convenzione, i pazienti che vogliono superare le liste di attesa del pronto soccorso, possono chiedere ai medici dell’ospedale di essere assistiti in intra moenia pagando solo il ticket. Il resto viene corrisposto dallo Stato tutte le volte in cui c’è una situazione di stallo nel pronto soccorso.

È proprio così. Qualora non vi siano dei contatti telefonici dedicati, si può richiedere al Cup (Centro Unico di Prenotazioni) di accedere alle prestazioni in intra moenia che seguono delle liste d’attesa differenti, generalmente più rapide.

 

Sappiamo che sono stati approvati i nuovi Lea. Ci può spiegare meglio di cosa si tratta e quali benefici porteranno ai pazienti?

I Lea sono i livelli essenziali di assistenza: ossia una serie di prestazioni specialistiche che dovrebbero essere garantite gratuitamente a tutti i cittadini a prescindere dal reddito. Si paga il ticket, salvo i soggetti aventi diritto alle esenzioni. Ad esempio con i nuovi Lea, la donna affetta da endometriosi ha diritto a una serie di prestazioni gratuite (cosa che prima non avveniva). La novità è che nei nuovi Lea rientrano ulteriori cure e patologie considerate rare. Tra le nuove cure c’è la fecondazione assistita, i nuovi vaccini (come il vaccino anti pneumococco). La celiachia passa dall’essere considerata da una malattia rara a una patologia cronica.

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Autore immagine: 123rf com

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3 Commenti

  1. Ma quale guardia medica? Ma questa gente lo sa che se chiamo la guardia medica per mia figlia di 3 anni per febbre a 38 mi manda al pronto soccorso pediatrico? Ma di cosa stiamo parlando??

  2. Pronto soccorso open space! Pazienti dentro parenti fuori!
    Considerando l’impatto anche emotivo del pz è giusto non garantire la presenza di un familiare ( se il pz lo desidera) vicino al malato ? Anche se questo è in grado di intendere e di volere e non è minore?

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