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Barzellette sugli avvocati

26 settembre 2017


Barzellette sugli avvocati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2017



Barzellette, colmi e massime: ecco una raccolta delle migliori frasi sul mestiere di avvocato

Il loro mestiere è difendere i clienti. La causa è nobile, così com’è nobile l’etimologia del nome: avvocato, che vuol dire «chiamare in aiuto». Ma c’è chi li accusa di non avere la “coscienza pulita” e lo fa con le barzellette. Al confine tra ironia, fantasia e realtà abbiamo raccolto barzellette, colmi e massime sugli avvocati.

Cominciamo con il principe della risata, Totò: «Gli avvocati difendono i ladri. Sa com’è… tra colleghi».

Che gli avvocati non brillassero in onestà era chiaro anche ad Alessandro Manzoni: «Bisogna sempre dire chiaramente o francamente le cose al proprio avvocato, ci penserà lui, poi, a imbrogliarle». Sulla stessa linea il pensiero di Raymond Chandler, scrittore americano: «La legge serve soltanto a dare lavoro agli avvocati». Gli fa eco un autore anonimo: «Qual è la differenza tra un avvocato disonesto ed uno onesto? Il secondo è disoccupato». Oppure: «Cosa fanno cinquanta avvocati in una piscina? Una vasca di squali». E similmente: «Cosa dice uno squalo ad un avvocato caduto in mare?» «Oh, caro collega!».

Sull’onestà le battute si sprecano: una donna e sua figlia vanno al cimitero per visitare la tomba della nonna. Dopo la visita la bimba chiede alla mamma: «Mamma, è possibile seppellire due persone nella stessa tomba?»; «Certo che no», risponde la mamma, «perché me lo chiedi?». «Perché su quella tomba c’è scritto: Qui riposa un avvocato ed un uomo onesto». E ancora: «Una giuria consiste di 12 persone scelte per decidere chi ha l’avvocato migliore (Robert Frost)».

Proprio pochi giorni fa, davanti a un caffè, un amico ci raccontava: «Due tipi si confidavano in un bar le proprie vicissitudini giudiziarie. Uno dei due sbotta: “Tutti stronzi questi avvocati”. In quel momento da un angolo del bar un altro cliente grida: «Come ti permetti?». E quello di prima: «Perché, sei un avvocato?». «No, sono uno stronzo».

Charles Dickens, nel suo romanzo La bottega dell’antiquario, scrive: «Se non ci fosse gente cattiva, non ci sarebbero buoni avvocati». Sempre in ambito letterario, Jean Giraudoux scrive: «Mai poeta ha interpretato la natura così liberamente come un giurista la realtà».

Inoltre, saranno anche principi del foro, ma non sempre sono preparati come vogliono far credere. Jeremy Benthan, infatti, ci ricorda: «La legge non ammette ignoranza. Gli avvocati e i giudici sono le uniche persone la cui ignoranza della legge non venga punita». Oppure: «Sai dove la moglie di un avvocato nasconde le lettere del proprio amante? Nel codice civile del marito».

Dalle barzellette passiamo alla vita reale, ma restiamo sul tema dell’ignoranza. Riportiamo alcuni brani contenuti nel libro Stupidario Giuridico di Massimo della Pena (il nome è di fantasia):

«Il mio cliente non può certo vantare grandi ricchezze, né un nobile albero geologico»; «Questo significa mettere il carro sopra i buoi»; «A questo punto il mio cliente, sentendosi mancare l’acqua sotto i piedi…».

Ritorniamo alle barzellette e agli aforismi, questa volta il tema è libero: «Qual è la coppia di tennisti più bravi? Un avvocato e un meteorologo: l’avvocato conosce i diritti e il meteorologo i rovesci». Ritorniamo sul pungente quando si parla di compensi: «Un signore va da un avvocato e gli chiede: “È vero che lei chiede mille euro ogni tre domande? Non le sembra troppo caro?” “Sì” risponde l’avvocato “qual è la sua terza domanda?”». Ancora sui compensi: «L’imputato: “Parlerò solo in presenza del mio avvocato”. L’avvocato: “Parlerò solo in presenza del mio onorario”».

Ambrose Bierce, nel suo Dizionario del diavolo, scrive: «Avvocato: specialista nel rasentare il codice». Sulle pagine di Vita da avvocato, di Francesco Carnelutti, si legge: «La scienza mi ha appreso il valore della regola e l’avvocatura il valore dell’eccezione».

Sono sconosciuti, invece, gli autori di queste battute: «L’avvocato è un uomo che salva i vostri beni dai vostri nemici, tenendoseli per sé». «Il cuoco copre i propri errori con la maionese, l’avvocato con le parole, il medico con la terra». «Oggi costa meno corrompere un giudice e tutta la giuria che non pagare un avvocato».

Le barzellette, si sa, non sono tenere con nessuna categoria; per questo ci sembra opportuno riequilibrare il discorso con le parole di Piero Calamandrei, giurista: «Ogni avvocato vive nel suo patrocinio certi momenti, in cui, dimenticando le sottigliezze dei codici (…) non sente più la toga che ha indosso, non vede più le toghe di cui sono ammantati i giudici: e si rivolge a loro, guardandoli negli occhi da pari a pari, con quelle parole semplici con cui la coscienza dell’uomo si rivolge fraternamente alla coscienza del suo simile per convincerlo della verità. In questi momenti la parola giustizia torna ad essere fresca e nuova, come se si dicesse allora per la prima volta (…). Bastano questi momenti di umile e solenne sincerità umana a riscattare l’avvocatura da tutte le sue miserie».


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