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Sistema pensioni: pesano ancora le “baby pensioni”

20 Febbraio 2017
Sistema pensioni: pesano ancora le “baby pensioni”

Debito pubblico e dissoluzione del welfare: Italia in ritardo su formazione, università e lavoro

Il tema della previdenza continua ad essere centrale nel nostro Paese e le preoccupazioni non diminuiscono, nonostante i segnali di ripresa dell’economia. Il monito parte, ancora una volta, da Boeri, presidente dell’Inps.

Le “baby pensioni” gravano sul sistema intero

Guardare al passato per non ripetere gli stessi errori, sembrerebbe voler dire il presidente dell’istituto nazionale di previdenza, il quale coglie ancora una volta l’occasione per sottolineare i danni che le baby pensioni stanno provocando a distanza di decenni sul nostro sistema. «Troppo spesso si è guardato ai costi nell’immediato e non alle conseguenze di lungo periodo» afferma Boeri, lungo periodo che, però, è proprio ciò che riguarda i giovani. Le baby pensioni, sottolinea Boeri, ebbero un impatto del tutto irrisorio in origine, ma attualmente continuiamo a portarci dietro la loro pesante eredità, che si concretizza in un debito pubblico in crescita.

Corte dei Conti: il bilancio dell’Inps è in negativo

Le considerazioni di Boeri originano dalle preoccupazioni della Corte dei Conti, la quale ha sottolineato come per la prima volta il patrimonio dell’ente di previdenza sia risultato negativo nel 2015.

Il sistema è sostenibile, rassicura Boeri

Nonostante tutto, comunque, il presidente dell’Inps ritiene il sistema nel complesso come sostenibile, ed anzi guarda ad esso come modello da esportare, stante l’attenzione che su di esso hanno posto molti paesi esteri.

Disoccupazione giovanile: occorre investire sulla formazione

L’attenzione di Boeri si sposta infine sul problema della disoccupazione giovanile, con un messaggio di fiducia…condizionato.

Di fiducia, poiché ritiene la disoccupazione giovanile come «fenomeno tutt’altro che inevitabile» in un mondo in costante cambiamento e con scenari geopolitici di continua apertura. Condizionato, perché in un tale scenario occorre un sistema di istruzione in grado di preparare a tali sfide.

«Il nostro sistema universitario è in ritardo»

Sotto questo punto di vista, conclude Boeri, l’Italia non ha investito nella formazione ed è perciò molto indietro. Ciò condanna i lavoratori al precariato e ad un futuro difficile, esponendo le loro posizioni lavorative ai rischi del mercato.



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