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Lo sai che? Protesto senza ragioni: da cosa può dipendere?

Lo sai che? Pubblicato il 25 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 settembre 2017

Chi viene protestato senza mai aver emesso assegni a vuoto potrebbe essere vittima di un furto. 

Aprire un conto corrente a nome di un’altra persona, fornendo alla banca un falso documento d’identità ed usando nome e cognome di un’altra persona. Chiedere al funzionario il rilascio di un carnet di assegni ed eseguire pagamenti senza che vi siano soldi depositati sul conto. È così che molte persone si trovano ignare vittime di un protesto senza ragioni apparenti. La spiegazione è semplice: si tratta di un furto d’identità di cui, però, anche la banca può essere corresponsabile nel momento in cui non accerta con attenzione le identità del richiedente. In ogni caso, al truffato è dovuta la cancellazione dei protesti dimostrando la falsità delle identità del responsabile del raggiro. E a chiarirlo è una recente e interessante sentenza della Corte di Appello di Napoli [1]. Nel caso di specie il truffatore aveva fornito – ed è questo l’elemento distintivo – una fotocopia di una carta d’identità poco leggibile che l’impiegato non aveva curato di verificare richiedendo anche l’originale. Una condotta colpevole che ha fatto scattare la responsabilità al risarcimento da parte dell’istituto di credito. Ma procediamo con ordine.

Secondo i giudici campani di secondo grado, la banca può essere dichiarata responsabile e tenuta a risarcire il danno subìto dalla vittima dei protesti “senza ragione”; a tale risarcimento è tenuta “in solido” (ossia insieme) a chi ha materialmente messo in atto il raggiro aprendo un conto corrente a falso nome. Ma non sempre l’istituto di credito è colpevole: l’obbligo infatti del risarcimento scatta solo quando l’istituto omette i più elementari controlli legati al rischio di rilasciare un libretto a persona diversa da quella erroneamente identificata (come ad esempio fidandosi di una fotocopia di un documento d’identità, specie se poco leggibile, in quanto falsificabile con facilità). In tal caso, lo sportellista non fa uso della diligenza richiestagli dalla legge. Una superficialità che costa cara al suo datore di lavoro – la banca appunto – contro cui, pertanto, il danneggiato può rivalersi (visto che la ricerca del truffatore non è affatto semplice e non sempre questi ha un patrimonio su cui rivalersi).

Per il carattere dell’attività svolta dalle banche è dovuto un maggior grado di attenzione e prudenza nonché l’adozione di ogni cautela utile o necessaria richiesta dal «comportamento diligente dell’accorto banchiere»: ciò non solo nel predisporre contratti bancari, ma anche per qualsiasi altra operazione [2]. Dal mancato rispetto di tale regola deriva la responsabilità della banca, che verrà condannata a risarcire il danno, in solido con il truffatore. In ogni caso, al di là del riconoscimento o meno del risarcimento, i protesti andranno comunque cancellati.

A quanto ammonta il risarcimento del danno? Sicuramente devono essere rimborsate le spese che sono derivate alla vittima e/o i mancati guadagni (ad esempio l’aver perso la possibilità di un finanziamento). Ma c’è anche il danno non patrimoniale all’onore e alla reputazione che, sicuramente, in caso di protesto immotivato vengono lesi.

note

[1] C. App. Napoli, sent. n. 3539/2017 del 13.07.2017.

[2] Cass. sent. n. 11123/2015

[3] Cass. sent. n. 22190/2009.


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